Il Fatto, organo
di partito
nell’Italia gialloverde

Se, per uno strano miracolo, fosse ripristinato il finanziamento pubblico ai giornali di partito, un solo organo ne avrebbe forse pieno diritto: il Fatto quotidiano. Certo altri giornali manifestano più o meno apertamente le loro simpatie, a sinistra come a destra, ma sono più che altro giornali di area o al più di componente che comunque si prendono molte libertà con le forze politiche di riferimento. Il Fatto invece ha stabilito con il Movimento 5 stelle un autentico rapporto organico: per conoscere davvero quel che pensa Di Maio (o Grillo, Casaleggio, Di Battista) è il giornale di Travaglio che devi leggere. Se c’è una battaglia da fare (ad esempio per le nomine) è sempre il Fatto che affianca i pentastellati o magari li anticipa. Così se c’è una critica o un attacco da rintuzzare.

Una svolta che viene da lontano in verità: già prima dell’irrompere grillino in Parlamento. Molti ricordano l’intervista del suo direttore a Beppe Grillo, certo non un esempio di giornalismo “incalzante”. Ma è con l’avvento dei 5 stelle al potere che la svolta si è completata. Basta sfogliare un po’ di prime pagine di questi mesi per averne conferma. Fateci caso: non c’è questione o argomento in cui il Fatto non faccia da cassa di risonanza o da apripista del Movimento. A cominciare dalla drammatica vicenda dei migranti con i porti chiusi, la campagna di odio contro le Ong  e i mancati soccorsi in mare Dopo ogni strage, l’indice del Fatto viene puntato sempre contro gli altri, in primis l’Europa e le navi dei soccorritori. Se ci sono centinaia di migranti su una nave tenuti in ostaggio da Salvini e dal governo verde-giallo, la colpa è di Malta “che mente”. La Spagna ci dà una lezione di civiltà accogliendo l’Aquarius e altre navi? Ecco che spunta “il lato b” del governo di Madrid ovvero le sue politiche dure e violente contro l’immigrazione. Per non parlare della Francia e di Macron. Per carità,  tutte cose con un fondamento di verità ma usate in modo fin troppo scoperto per oscurare le responsabilità del governo amico Salvini-Di Maio, quello delle “crociere”, dei “taxi del mare”, della ‘pacchia è finita”.E per chiarire ancora meglio da che parte si sta, ecco gli attacchi del giornale di Travaglio contro le magliette rosse (quelle della solidarietà con i piccoli profughi) e ora anche contro quegli esagitati di Famiglia Cristiana che criticano pesantemente Salvini e “non parlano delle violenze dei migranti”.

Così sul piano interno. Il titolo di prima pagina nel giorno delle scandalose minacce di Salvini a Saviano, non riguardava la scorta rimessa in discussione per lo scrittore minacciato dalla camorra, ma la scorta tolta a Ingroia, funzionario della Regione Sicilia, dal precedente governo: se si deve cercare un cattivo, insomma rivolgetevi a Minniti prima che a Salvini. Tralasciamo l’incontenibile entusiasmo con cui si accolgono le norme sui vitalizi o sul cosidetto “decreto dignità”. Al contrario, su alcuni dei temi più cari a Travaglio e soci si nota un abbassamento della guardia per non disturbare troppo i manovratori. Prendete il caso Lanzalone: se si fosse verificato sotto altri governi o altre giunte capitoline staremmo ancora a leggere i verbali delle intercettazioni a distanza di mesi. Per non parlare della segretaria di Di Maio al Ministero: se fosse stata assunta una conterranea di un qualsiasi premier o di un qualsiasi ministro prima dell’era verde-gialla avremmo avuto una massiccia campagna di stampa sferzante (e odiosa).

Ma le cose vanno così nella Terza (?) Repubblica anche per il Fatto. A proposito: la Costituzione. Ai tempi del referendum sul bicameralismo, un giorno sì e l’altro pure non mancava sul quotidiano un politico o un giurista che non gridasse al golpe: adesso le parole di Casaleggio sulla “inutilità del Parlamento ” da superare con il Grande Fratello della Rete (magari a gestione Casaleggio, a proposito di conflitti d’interesse) scivolano via come acqua fresca.

E però un organo di partito che si rispetti deve saper andare oltre la propaganda, come quella alquanto imbarazzante dell’intervista a tutta prima pagina del premier Conte. Bisogna saper fare a propria volta politica. Ad esempio anticipando e sostenendo battaglie che il referente politico può combattere solo fino a un certo punto per non mettere a repentaglio le alleanze. Ecco il caso Rai con il giornale di Travaglio a titolare in prima pagina contro i nomi “impresentabili” che piacciono ai leghisti, da Bianchi Clerici a Del Noce, anticipando i niet assai più timidi di Di Maio. E a proposito chissà che presto non si veda in posizione di comando dei futuri Tg anche qualche firma di punta del quotidiano, così come si legge in certi retroscena su Viale Mazzini.

Naturalmente, è solo un paradosso: il finanziamento alla stampa di partito non tornerà. Ma forse il sottosegretario Crimi dovrebbe rifletterci bene: anziché togliere le poche risorse alle cooperative giornalistiche e ai fogli cattolici di base, che comunque arricchiscono il pluralismo asfittico della categoria, estenda di nuovo i finanziamenti anche agli organi di partito. Il Fatto, siamo certi, sarebbe il primo nell’Italia giallo-verde.