Il fanatismo, peste
del nostro secolo

Il fanatismo sta alla superstizione come il delirio sta alla febbre e il furore alla collera. Colui che ha delle estasi, delle visioni, e scambia i suoi sogni con la realtà e prende le sue fantasie per profezie, è un entusiasta; colui che sostiene questa sua follia col delitto, è un fanatico. Giovanni Diaz, esiliato a Norimberga, il quale era fermamente convinto che il Papa era l’anticristo dell’Apocalisse, e che portava il segno della Bestia, era solo un entusiasta; suo fratello Bartolomeo Diaz, che si partì da Roma per andar ad assassinare santamente il proprio fratello, e che difatti lo uccise per l’amor di Dio, fu uno dei più abominevoli esempi di fanatismo che la superstizione abbia mai potuto creare.

Poliuto*, che nel giorno di una solennità pagana piomba nel tempio e si mette a fracassare statue e a strappar paramenti, è un fanatico assai meno ripugnante del Diaz, ma non meno sciocco. Il più detestabile esempio di fanatismo fu quello dei borghesi di Parigi che si precipitarono ad assassinare, scannare, gettare dalle finestre, fare a pezzi, la notte di San Bartolomeo**, tutti i loro concittadini che non credevano bene di assistere alla messa cattolica.

Ci sono dei fanatici a sangue freddo: quei giudici che condannano a morte coloro che non hanno altro delitto che di pensarla diversa da loro; e tali giudici sono tanto più colpevoli e più degni dell’esecrazione del genere umano in quanto, non trovandosi in un accesso di furore omicida, dovrebbero, a quanto sembra, poter ascoltare la voce della ragione.

Ma il fatto è che, quando il fanatismo ha contagiato un cervello, il male è quasi incurabile. Ho visto io stesso dei convulsionari i quali, parlando dei miracoli di San Paris, si eccitavano grado a grado senza averne coscienza, mandavan fiamme dagli occhi, eran presi da un tremore isterico, sfigurati nel viso, e avrebbero ammazzato chiunque osasse contraddirli.

Il solo rimedio a questa malattia epidemica è lo spirito filosofico, il quale, diffuso pazientemente da uomo a uomo, finirà per addolcire i costumi dell’umanità, e per prevenire gli accessi del male. Perché, una volta che il male ha preso piede, non c’è altro che mettersi in salvo e aspettare che l’atmosfera si purifichi. Le leggi e la religione non valgono contro questa peste degli animi. Anzi, in questi casi la religione, lungi dall’essere un rimedio salutare, diventa un veleno per quei cervelli infetti. Questi miserabili hanno sempre in mente gli esempi di Aod che assassina re Eglon, di Giuditta che taglia la testa a Oloferne dopo d’essere andata a letto con lui, di Samuele che taglia a pezzettini re Agag. Non vedono nella Scrittura se non questi esempi che, rispettabili in una barbara antichità, sono abominevoli ai tempi nostri, e alimentano i loro furori con quella stessa religione il cui spirito li condanna.

Le leggi allo stato attuale sono impotenti contro questi accessi di rabbia canina: sarebbe come leggere una sentenza del Parlamento a un frenetico. Quella gente è persuasa che lo Spirito Santo che li ispira sia al di sopra delle leggi, e che le loro fantasie siano la sola legge cui devono obbedire.

Che rispondere a un uomo che vi dice che egli preferisce obbedire a Dio che agli uomini, e che, di conseguenza, è sicuro di guadagnarsi il Paradiso scannandovi?

Di solito i fanatici sono manovrati dai furfanti, che mettono loro il pugnale in mano e fanno come quel vecchio della montagna, il quale a quanto si dice faceva gustare le gioie del Paradiso a degli imbecilli, e prometteva loro per l’eternità quei piaceri di cui aveva dato loro un saggio, a condizione che se ne andassero ad assassinare tutti quelli che lui avrebbe indicato. Non c’è stata al mondo che una sola religione indenne della macchia del fanatismo: quella dei letterati cinesi***. Però le sette dei filosofi, non solo andavano esenti da questo contagio, ma ne presentavano il rimedio: perché l’effetto della filosofia è di indurre alla serenità dell’animo, e il fanatismo è incompatibile con questa serenità. Se la nostra santa religione è stata così sovente corrotta da questo furore infernale, dobbiamo attribuirlo alla follia degli uomini.

(François-Marie Arouet detto Voltaire, “Dizionario filosofico”, 1764)

  • * Vedi l’omonima tragedia di Corneille
  • ** Tra il 23 e il 24 agosto 1572 
  • *** Il confucianesimo