Dentro Liberi e Uguali:
“Più partecipazione”

«Io vorrei fare una domanda che non riguarda tanto il contenuto di questa giornata, ma piuttosto le finalità: a cosa servirà? Contribuirà davvero alla definizione di un programma o rimarrà una conversazione tra noi? Lo chiedo perché, finora, gli incontri che abbiamo fatto non hanno avuto gran seguito, particolarmente quelli per l’elezioni di delegati che poi, nella assemblea del 3 dicembre a Roma, concretamente non hanno svolto alcuna funzione». A Reggio Emilia, l’agenda nazionale delle iniziative tematiche promosse dalla lista unitaria «Liberi e Uguali» aveva in menù la pace, le spese militari, la politica internazionale. Cesare Schieppati, 31 anni, iscritto a Sinistra Italiana, mette sul piatto un argomento più generale e preliminare: quanto contano i territori nelle scelte dei vertici? A ruota, prende la parola Lorenza Erlicher, anche lei di Sinistra Italiana, che insegna in una scuola dell’infanzia a Trento ed è venuta a Reggio apposta per partecipare a questo incontro: «Ero anche io a Roma e, nonostante la soddisfazione per il successo della manifestazione, non ho capito che senso avesse il mio ruolo di delegata». Il parlamentare Giulio Marcon, che coordina uno dei tavoli di discussione, cerca di rassicurarli: «Sui temi in discussione qui, scriviamo un documento. Mi impegno personalmente a fare il possibile perché abbia un peso nel programma che presenteremo per la campagna elettorale. Quanto al percorso politico, indubbiamente doveva essere più lungo e approfondito, c’è stata una brusca accelerazione in vista delle elezioni. Il disagio va riconosciuto e accettato, deve avere una risposta adeguata».

Per diradare i malumori sui primi passi della neonata lista unitaria, però, non bastano le parole. Sono necessari fatti concreti. Silvia Prodi, nipote di Romano, consigliare regionale Mdp-Articolo Uno, prova ad annunciarne uno: «Pure io, come delegata, ho provato un certo smarrimento, poi è prevalsa la soddisfazione per la sintonia sui contenuti e per l’avvio del percorso unitario. Ora bisogna ridare un significato al ruolo dei delegati, per i quali il 7 gennaio è previsto un incontro nazionale sul programma e sulle regole per la formazione delle liste elettorali. In Emilia Romagna stiamo verificando la possibilità di farlo precedere da un analogo incontro regionale». La sollecitazione a guardare alla sostanza, più che alle modalità a volte imperfette, è condivisa da altri. «A me questa novità convince – dice il prof. Aicardi, insegnante di scuola superiore – Liberi e Uguali era quello che ci voleva, mi ha riavvicinato alla politica, dopo passate esperienze in altri partiti che mi hanno deluso e allontanato». Claudio Mori, che fa parte della componente civatiana di Possibile, è anche più categorico: «Io penso che bisogna recuperare l’idea di partito, quindi della funzione di rappresentanza dei gruppi dirigenti. Non condivido la via dell’assemblearismo permanente. E aggiungo che, personalmente, sono d’accordo sia sul nome della lista unitaria, sia sulla scelta di Pietro Grasso come leaderı».

Anche secondo Roberto Pavarini, coordinatore provinciale di Sinistra Italiana, simbolo e leader sono da valutare positivamente: «Hanno avuto un buon impatto. Non mi preoccupa la mancanza della parola sinistra nel simbolo: purtroppo, è una parola in questi anni troppo abusata, svuotata di un significato comprensibile alla gente comune. L’importante è ricostruirne i contenuti e il senso. D’altra parte, vedo che anche altri che si considerano “più a sinistra” vorrebbero presentare un simbolo elettorale in cui non compare quella parola. Quanto a Grasso, penso che offra una immagine tranquillizzante e affidabile per fasce ampie di elettorato. Certo, non è un trascinatore di folle, soprattutto rispetto alle nuove generazioni, per questo mi auguro che si costituisca attorno a lui una leadership plurale, con persone in grado di parlare di più e meglio al mondo giovanile». Sui modi con i quali queste scelte sono state compiute, Pavarini sa che i mal di pancia si manifestano soprattutto all’interno del suo partito: «Parliamoci chiaro: il mancato coinvolgimento dei delegati è stato un errore grave. Sinistra Italiana è nata puntando sulla partecipazione, che in questo caso viene disattesa, è naturale che questo non sia piaciuto».

Il che, tra l’altro, alimenta anche diffidenze che riguardano il merito stesso del progetto politico. «Non è un segreto – riconosce Pavarini – che in alcuni territori, compresa l’Emilia, ci siano dissensi sulla aggregazione con certi ex dirigenti usciti dal Pd. Rilevo, comunque, una cosa: questi discorsi appassionano soprattutto i militanti, che ovviamente svolgono una funzione indispensabile e hanno tutto il diritto di esprimersi. In altri, quelli che simpatizzano per la sinistra ma non partecipano attivamente alla vita di partito, prevale di gran lunga l’aspettativa, direi l’impazienza, che si realizzi finalmente qualcosa di unitario e di solido».

Sembrano più tranquille, nell’arcipelago di Liberi e Uguali, le acque che scorrono dalle parti di Mdp-Articolo Uno. «Non ho avvertito particolari malesseri – conferma Mirko Tutino, uno dei coordinatori regionali, tuttora assessore nella giunta comunale di Reggio Emilia -. Il punto fermo resta l’unità sulla base di una proposta autonoma e alternativa al Pd, oltre che naturalmente alla destra e al M5S. Ciò non toglie che alcune obiezioni abbiano un fondamento: l’evento di inizio dicembre a Roma poteva essere organizzate meglio, effettivamente ne sono state cambiate in corso d’opera caratteristiche e finalità, trasformandolo da assemblea di consultazione dei delegati a manifestazione promozionale per il lancio della lista elettorale. Confido che i delegati, ma anche tutti i sostenitori, possano pronunciarsi e contare nelle tappe successive, in particolare nel prossimo appuntamento nazionale del 7 gennaio, poi nelle forme in cui i territori indicheranno i rispettivi candidati per le elezioni». L’esiguità del tempo a disposizione, però, non aiuterà. «Il termine di presentazione delle liste – ricorda Tutino – è assai vicino, una settimana prima della fine di gennaio. Inoltre, questa pessima legge elettorale e le modifiche nella composizione territoriale dei collegi rendono ulteriormente complicata, probabilmente impraticabile, l’ipotesi di primarie. Dovremo prevedere, a tambur battente, forme diverse di consultazione, le più ampie concretamente possibili».

Insomma, i tempi strettissimi imposti dalla imminenza delle elezioni – che seguono quelli lunghissimi della marcia di avvicinamento alla lista unitaria – spazzano via perfino i timori per il rischio di «personalizzazione» della politica, in qualche modo rappresentata dall’inserimento nel simbolo del nome di Grasso. Le giustificazioni vanno dalla «scelta derivante dalla legge elettorale che chiede l’indicazione di un capo politico», secondo Mirko Tutino, alla «necessità di marketing elettorale, da rimuovere una volta consolidato il simbolo» digerita in modo più sofferto da Roberto Pavarini. Passando per le attenuanti ammesse da Roberto Ballabeni, di Possibile: «La fase di partenza della lista è stata un po’ faticosa per vari aspetti. Comunque il nome mi piace e, anche se personalmente non amo l’indicazione del leader nel simbolo, capisco che in una situazione come quella attuale possa essere utile». E per l’invito formulato da Federica Barbacini, che viene da Sel poi da Mdp, a non perdersi in sottigliezze eccessive: «Di alcune cose nemmeno io sono entusiasta, ma non bisogna esagerare. C’è chi ha tirato fuori perfino questioni di genere, che mi sembrano davvero forzate in questa fase. Credo ci si debba piuttosto concentrare sui contenuti programmatici. Quanto a Grasso, sarà pure un po’ ingessato nei modi, non ha l’enfasi di altri politici, però secondo me parla alle persone che non seguono da vicino la politica. Proprio nei confronti di queste persone, il suo nome del simbolo può essere un valore aggiunto».