Il cinepanettone
del calcio

Suvvia, confessiamolo: tutto questo calcio natalizio ci piace, eccome. Perché tra una mano di burraco , gli Ultimi Jedi e il peluche per il pupetto, ci può stare anche qualche partita. Popolo del pallone, tutto cambia.

Erano 27 anni che non si giocava tra Natale e Capodanno. L’ultima volta avvenne nel torneo 1990-1991. In realtà la Serie A scese in campo il 16 dicembre e alla vigilia di Capodanno, il 30. Era il campionato dopo il mondiale delle Notti magiche, quello in cui le squadre genovesi compirono miracoli: la Sampdoria di Vialli, Mancini e Boskov andò a vincere lo scudetto e il Genoa del grande (e sempre poco considerato) Osvaldo Bagnoli arrivò quarto.

Adesso tutti a spingere per non interrompere la giostra durante le feste. Le tv per riempire i palinsesti: Sky in primis che per anni ha polemizzato sul fatto che gli inglesi e gli spagnoli non si fermano e noi, invece, sì. Vedete la Nba, poi: piazza le migliori partite sotto canestro addirittura il 25 dicembre. Ma anche volley e basket autoctoni scendono in campo sempre durante le vacanze e riescono a riempire i palazzetti. Allora, che aspettate? E’ anche da questi piccoli particolari che si giudica un Paese. Giocare a Natale significa modernità. Rassegnatevi, inguaribili passatisti. 34 partite in 16 giorni tra campionato e Coppa Italia: una bella abbuffata. Muscoli sempre allenati e, come dire?, trattati.

Ha aiutato nella circostanza anche la visione di alcune gare della Premier League e del clasico più carico di significati politici con la gente di Barcellona che è scesa in piazza per celebrare la vittoria al Santiago Bernabeu, 3-0 al Real Madrid, uno schiaffo più sonoro di un referendum indipendentista. Episodi che hanno rafforzato la tesi che mettere il pallone sotto l’albero di Natale anche in Italia sia una scelta giusta. Anche se gli stadi non hanno fatto registrare il tutto esaurito l’antivigilia di Natale e giocare alle ore 21 per la Coppa Italia in pieno inverno ha convinto molti a restare a casa. Tanto c’era la tv. Ma in attesa di bilanci dopo la Befana, un altro mutamento di usanze e costumi è avviato. Un processo irreversibile. Come la Var.

Il carosello continuo, va detto anche questo, serve anche ai manovratori della pedata italica per mascherare non poche scelleratezze: un’ accozzaglia governativa che non riesce ad eleggere un presidente federale; una fruizione dello spettacolo dal vivo che è sempre più malagevole (chiedetelo, ad esempio, a quei napoletani che non usano la macchina per andare allo stadio: ore ad aspettare un mezzo pubblico e disagi di ogni genere); una gestione dei prezzi dei biglietti cervellotica e penalizzante per gli appassionati; una nazionale e un intero movimento tutti da ricostruire. Ma tant’è.

Nel frattempo, Mediaset ha soffiato per la prima volta alla Rai il mondiale senza l’Italia: scelta commerciale e non di servizio pubblico, hanno detto da viale Mazzini. Pare che la Rai si rifarà mettendo un bel po’ di quattrini con la Champions adesso che potremo schierare 4 squadre. Vedremo. Una cosa è sicura: il nuovo cine-panettone si chiama calcio.