Il caso Vella e la salute universale “buttata a mare”

“La nave Diciotti è territorio italiano e sul territorio italiano non possiamo rifiutare le cure a nessuno, lo dice la Costituzione”. Stefano Vella nei giorni scorsi ha criticato duramente il governo italiano per come è stata trattata la salute nel caso dei migranti bloccati sulla nave per giorni in condizioni sanitarie pessime e senza la possibilità di accedere alle cure di cui avevano bisogno.

Alle parole è seguito immediatamente il gesto: la lettera di dimissioni da presidente dell’Agenzia Italiana del Farmaco(Aifa) inviata al ministro della salute Giulia Grillo e alla Conferenza delle regioni. Un gesto inevitabile perché se si critica il governo, dice Vella, poi bisogna prendersi la responsabilità per le proprie parole che, in questo caso, significa lasciare la massima carica di un’agenzia che dipende direttamente dal ministero della salute e quindi dal governo.

Stefano Vella al Cnr

La Costituzione parla di salute esplicitamente nell’articolo 32: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Ma in senso lato, di salute, in quanto valore strettamente connesso a quello della dignità umana, si parla anche nell’articolo 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Insomma, per la nostra Costituzione la salute è un diritto umano fondamentale, come la vita o la libertà. E’ un concetto che si andava diffondendo nel dopoguerra a livello internazionale, tanto che nel 1948 rientra anche nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo: “Ognuno – si legge nell’articolo 25 – ha diritto a uno standard di vita adeguato per la salute e il benessere di se stesso e della sua famiglia”. Lo stesso concetto che si esplicita nella costituzione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nata in quello stesso anno.

Dai casi della nave Aquarius e della Diciotti questi principi – secondo Vella – sono stati buttati a mare: uomini e donne a cui sono state negate le cure necessarie e che sono stati lasciati in condizioni igienico-sanitarie pessime per giorni sono uno schiaffo a chi pensa che la salute sia un diritto fondamentale dell’individuo e che quindi vada garantita a tutti. “Questa sequenza di fatti rende deontologicamente incompatibile la mia permanenza ai vertici di una Istituzione che si occupa di

L’Aquarius

salute, inclusa quella delle persone più fragili e marginalizzate” ha scritto Vella. E ha aggiunto: “Non è mia intenzione, ovviamente, in questa sede, entrare nelle scelte politiche di un Governo legittimamente eletto dai cittadini del nostro Paese. Un Governo che, tuttavia, nel portare avanti il condivisibile principio di un’equa accoglienza dei migranti tra tutti gli Stati dell’Ue, mette di fatto a repentaglio la vita di persone che hanno avuto la sventura di nascere in Paesi economicamente svantaggiati”.

Il principio della salute come diritto fondamentale dell’uomo è riconosciuto a livello internazionale, ma l’Italia in particolare vanta una legge, approvata nel 1978, in cui si istituisce il Servizio Sanitario Nazionale. E’ una legge importantissima perché ci ha dotato di uno dei pochi sistemi sanitari pubblici e universalistici al mondo, che vuol dire universalistico? Che garantisce l’assistenza sanitaria a tutti i cittadini, indipendentemente dalle differenze sociali, economiche o di altro genere. Anche Vella lo ha ricordato: “l’Italia è un Paese che vanta uno dei pochi sistemi sanitari universalistici al mondo, e che supporta l’Organizzazione mondiale della sanità nella battaglia per l’accesso universale alla salute”, E ha aggiunto: “intendo aggiungere la mia voce per tenere alto, anche a livello internazionale, l’impegno italiano nel proteggere e aver cura della salute di tutti coloro che vivono o passano sul nostro territorio”.

Vale la pena ricordare che non si tratta di un sistema “buonista” e inefficace, ma di un sistema che funziona. Meglio di quasi tutti gli altri, tanto che nel 2000 una classifica internazionale lo vedeva come il sistema sanitario migliore del mondo dopo quello francese in termini di efficienza di spesa e accesso alle cure pubbliche per i cittadini. E oggi, dopo anni di tagli e traversie, siamo ancora al nono posto per accesso alle cure e qualità del servizio, subito sotto i paesi scandinavi, la Svizzera, l’Olanda e l’Australia (la Francia nel frattempo è scesa al ventesimo posto). A dirlo è uno studio pubblicato dalla rivista medica The Lancet a giugno scorso.

Del resto, L’accesso universale alle cure è uno degli obiettivi dell’Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. E lo stesso Vella aveva spiegato perché in un’intervista rilasciata a Repubblica a luglio scorso: “In un mondo globale non è possibile pensare di risolvere i problemi di salute rimanendo chiusi nei confini del proprio Paese senza occuparsi della salute di tutti gli abitanti della Terra(…) In un modo così interconnesso, interessato da fenomeni migratori di potata epocale come non capire che occuparci della salute di tutte le persone del pianeta non sia anche proteggere la salute dei nostri figli?”.