Caso Sanofi e sanità. Che non deve restare in mano ai ricchi

Anche se Paul Hudson, l’amministratore delegato della Sanofi, pare abbia ritrattato la dichiarazione rilasciata giovedì 14 all’agenzia Bloomberg, dovremmo ringraziarlo lo stesso. Perché ha indicato con rude chiarezza il punto: anche Covid-19 potrebbe rivelarsi una malattia ben poco democratica e minare il diritto alla salute di tutti. Perché ci ha fatto toccare con mano cosa succederebbe se Donald Trump e i suoi corifei riuscissero ad affondare l’Organizzazione mondiale di sanità o un qualsiasi altro presidio internazionale della salute di noi tutti.

La salute è un diritto di classe, dice Sanofi

covid-19 salutePartiamo dall’inizio. L’inglese Paul Hudson ha dichiarato, giovedì scorso per l’appunto, che se la Sanofi riuscisse a ottenere il vaccino contro il SARS-CoV-2 conferirebbe le prime scorte agli Stati Uniti sulla base di una semplice regola: loro hanno pagato di più e dunque hanno diritto (?) a ottenere per primi i vantaggi. Come dire, la salute è un diritto di classe: prima i ricchi, poi e avanza qualcosa, anche i poveri.
Paul Hudson ha ragionato in un’ottica puramente di mercato.
Ma la salute non può seguire le logiche di mercato, neanche nel modello capitalistico di economia. Come ha detto il presidente francese Emmanuel Macron, che non è esattamente un socialista. La salute è un diritto e l’eventuale vaccino deve essere considerato un bene comune.
Come dicevamo, Paul Hudson è stato travolto dalle critiche e ha ritrattato le sue affermazioni. E tuttavia pone un problema che è emerso più volte nella storia sanitaria recente del pianeta: la produzione dei farmaci – anche di quelli più essenziali – avviene a opera di un gruppo piuttosto ristretto di aziende multinazionali private che è spesso chiamato Big Pharma. L’idea che è alla base del loro operato è semplice: una persona malata non è un paziente che ha diritto alla salute ma un cliente che avanza una particolare domanda. Se il cliente ha i soldi per acquistare i prodotti che offriamo, bene: altrimenti non è un problema nostro.

L’Aids e il diritto alla salute

covid-19Gli esempi di questo approccio da parte delle aziende multinazionali del farmaco sono tanti. Ne ricordiamo un per tutti: quando negli anni ’90 fu messo a punto il “cocktail” di farmaci che contrastavano i sintomi dell’AIDS, trasformandola in una malattia cronica che assicurava una vita più lunga, le grandi aziende produttrici hanno voluto venderlo a prezzi di mercato.

Anche nell’Africa sub-sahariana, dove si concentrava la gran parte dei malati, la stragrande maggioranza dei quali poveri e assolutamente non in grado di acquistare il farmaco. Per di più in quell’area mancava un sistema di servizi sanitari nazionali in grado di socializzare la spesa.
Il Sud Africa si ribellò e decise di infrangere i limiti brevettuali, facendo produrre il cocktail a basso costo. Alcune (ben 39) aziende multinazionali cercarono di trascinare il governo di Pretoria in tribunale. Ma, proprio come ha fatto Paul Hudson, dovettero ritornare sui propri passi, a causa dell’indignazione planetaria e della conseguente perdita d’immagine.
Di casi simili ce ne sono diversi e tutti pongono il medesimo problema: le aziende private sostengono che i costi di ricerca e di produzione dei farmaci è spesso altissimo e, dunque, solo la vendita a prezzo di mercato del prodotto può ripagare l’investimento. Marcia Angel e Mariana Mazzucato hanno dimostrato che non è esattamente così. Che la parte della ricerca fondamentale avviene quasi sempre a opera di scienziati che lavorano in laboratori pubblici o finanziati dal pubblico. Ma chiudiamo questa parentesi (che pure è fondamentale). E chiediamoci come se ne esce? Come è possibile assicurare il diritto universale alla salute se coloro che hanno in farmaci perché li producono li considerano beni di mercato?

Usa, il vaccino in esclusiva

covid-19 salutePrima di rispondere, dobbiamo prendere atto di un altro fatto. Gli Stati Uniti di Donald Trump perseguono una politica che si sposa con quella annunciata e poi ritrattata da Sanofi: per esempio ha cercato di assicurarsi l’esclusiva dell’eventuale vaccino presso l’industria tedesca, la Curevac. Suscitando indignazione in Germania e non solo.

Anche in questo caso non è la prima volta. Quando nel 2001 si scatenò la paura di una epidemia da antrace, gli Stati Uniti tentarono di comprare il monopolio del vaccino prodotto da alcune aziende in Europa.
Dunque, anche gli stati (non solo gli Stati Uniti) sono tentati dalla logica “prima io perché me lo posso permettere”. È successo nel 2009 con il vaccino contro l’influenza aviaria, quando i paesi ricchi ne comprarono a caro prezzo milioni di dose (10 milioni solo l’Italia) che poi vennero “regalate” ai paesi poveri che non erano stati in grado di acquistarle quando la paura della possibile pandemia passò.
Questo sistema, fondato sull’egoismo delle aziende e degli stati, non va. È evidente la necessità di un’organizzazione sovranazionale in grado di assicurare il diritto alla salute non sulla base del ceto ma della necessità.

Davanti alle pandemie l’Oms va rafforzata

I meccanismi di questa socializzazione dei problemi di salute globale devono essere messi a punto per bene. Ma l’organismo esiste già: è l’OMS (Organizzazione Mondiale di Sanità). Quella stessa organizzazione che ha elevato la salute a diritto universale dell’uomo.
No, non è proprio un caso che l’OMS sia sotto un pesante attacco da parte di Donald Trump che continua a ripetere “prima gli americani”. È più bizzarro che molte critiche distruttive vengano da posizioni che si considerano progressiste.
Certo oggi l’OMS ha molti limiti. Alcuni dei quali gravi. Ma se l’obiettivo è evitare che la salute sia totalmente in mano ai privati o interpretata in chiave nazionalistica, occorre non abbattere bensì potenziare l’OMS. Occorre che gli stati le conferiscano più soldi e le diano la possibilità concreta di dirigere (democraticamente) la politica contro le grandi emergenze di salute.
L’alternativa a una OMS più forte è, il caso di dirlo, il caos governato dalla legge dell’homo hominis lupus. Sopravvive chi è più ricco e potente.