Il caso AstraZeneca e i vaccini:
cautela, fiducia e pazienza

Il vaccino AstraZeneca rallenta. Deve sottoporsi ad ulteriori verifiche proprio mentre sembrava pronto a tagliare il traguardo. Ci sono delle anomalie, in apparenza positive, che vanno meglio indagate. Somministrata mezza dose e poi una intera sembra aumentare la sua efficacia rispetto al protocollo previsto e, finora, studiato che prevede due dosi intere.
Il traguardo è, dunque, un po’ più lontano. Dove il traguardo significa ottenere l’autorizzazione all’uso clinico a opera delle competenti autorità. In Europa le competenti autorità sono quelle dell’EMA, l’agenzia europea appunto per il farmaco. Negli Stati Uniti assolve al compito di valutare e autorizzare la Food and Drug Administration (F&DA). Entrambe, l’EMA e la F&DA, sono agenzie pubbliche indipendenti che godono fama di essere rigorose e indipendenti.

Perché bisogna moderare gli entusiasmi

Aveva dunque ragione chi (come, nel suo piccolo, strisciarossa) ammoniva a moderare gli entusiasmi quando è giunta la notizia che l’americana Pfizer con la tedesca Biontech hanno annunciato di avere il vaccino pronto. E ancor più cautela serviva quando un’altra azienda, la Moderna, ha fatto altrettanto rendendo noto di aver anch’essa il suo vaccino pronto e le due aziende hanno inalberato i vessilli della vittoria nel segno dello zero virgola per cento.
Cautela, dunque.

Facile da dirsi, difficile da praticare. Per questo è scoppiata la polemica quando Andrea Crisanti, docente di medicina molecolare, ha affermato che lui no, non si sarebbe vaccinato in assenza di ulteriori dati e della valutazione dell’EMA e dell’F&DA. Un’affermazione ovvia. Ma molti (troppi) sull’onda dell’entusiasmo hanno preferito guardare al dito, colpevole di goffa comunicazione, e non alla Luna: la correttezza scientifica come prerequisito della sicurezza.

Tanto più che se le autorizzazioni ci saranno a favore di uno o più vaccini saranno in condizioni di emergenza. I vaccini resteranno comunque sub judice in attesa di verifiche più approfondite (per capire, per esempio, se ci saranno effetti indesiderabili nel medio-lungo periodo).

Il vaccino AstraZeneca è un vaccino a vettori virali derivati da adenovirus. In pratica si utilizza un virus che non fa danni per penetrare nell’organismo e produrre la proteina spyke usata anche dal coronavirus SARS-CoV-2 per agganciarsi all’organismo umano. Una volta prodotta in maniera innocua la proteina spyke, questa innesta la risposta immunitaria con la produzione degli anticorpi che reagiranno quando incontreranno il coronavirus del COVID. Si utilizza un virus, innocuo appunto, per prevenire l’infezione da un altro virus. Il virus utilizzato è l’adenovirus, quello che provoca il raffreddore, mentre i vettori del virus provengono da scimpanzé e sono limitati nella capacità di replicazione. Detta in altri termini: basta una singola dose al vettore adenovirus ricombinante (chiamato ChAdOx1) per generare la risposta immunitaria voluta e non può causare infezioni proprio perché non è in grado di replicarsi.

Allo stato attuale non ci sono controindicazioni di principio. Ma, come ogni vaccino, va testato. Ne va valutata la sicurezza e l’efficacia, sia in termini generali sia per classi di età o su persone con una o più morbilità.

 

Il ruolo dell’RNA messaggero

I vaccini di Pfizer/Biontech e di Moderna sono invece vaccini a RNA, anzi a mRNA o RNA messaggero. In pratica si inocula nell’organismo la parte di RNA che porta le informazioni giuste nella “fabbrica della vita”, i ribosomi, dove si producono le proteine. Nei nostri due casi le informazioni giuste sono quelle per la produzione della proteina spyke che, una volta in circolazione, allerta come abbiamo detto il sistema immunitario e lo induce a reagire con la produzione di anticorpi. In moco che, quando arriva il virus che vogliamo combattere, le difese siano già pronte a respingerlo.

Ripetiamo, non ci sono controindicazioni di principio. Ma sicurezza ed efficacia vanno testati sul campo. Pfizer/Biontech e Moderna hanno detto di averlo fatto, così come AstraZeneca. Ma c’è bisogno, prima di lasciarsi andare a un moderato entusiasmo, della comunità scientifica tramite gli esperti indipendenti di EMA e di FD&A (per i vaccini cinesi e il russo il discorso andrebbe approfondito).

È una procedura universale ed elementare. E non ammette deroghe.

Tanto più che le fasi sperimentali da sottoporre a verifica sono state realizzate “di corsa”. Mai nella storia un vaccino era giunto alla soglia dell’autorizzazione in così poco tempo. Ma in questa velocità esibita non c’è nulla di misterioso. Mai la ricerca di un vaccino era stata realizzata da così tanti scienziati e con così tanta dotazione di fondi.
Dunque, ribadiamo, cautela a chi sostiene di avere già il vaccino fra le mani. E fiducia a chi non si sente sicuro: abbiamo le competenze scientifiche indipendenti necessarie per una verifica rigorosa. E pazienza a tutti: la scienza ha i suoi tempi, che non possono essere accorciati a piacimento. Infine flessibilità: non perdiamo né la cautela né la fiducia né la pazienza quando, come nel caso di AstraZeneca, salta fuori l’imprevisto.