Il capovolgimento
del M5S e quella lapide sul loro futuro

“Lo ammetto…”, dice Di Maio. E non aveva mai ammesso niente, prima che la sua linea venisse platealmente contestata dai fan dell’online. Aveva imbastito un referendum nel web che pareva dover consegnare la vittoria a lui, il capo, invece no. Gli hanno detto dalla base che i Cinque Stelle devono esser presenti al voto regionale di Emilia Romagna e Calabria; molto diversamente Di Maio aveva suggerito di astenersi dal comporre liste che secondo lui non erano pronte al punto giusto. Gli hanno risposto che sono pronti. Ha vinto il partito delle liste, quello che vuole esserci perché ci hanno investito molto e perché basta con questa storia che non si va al ballo se non si ha un vestito nuovo ed elegante. Sembra poco, ma mica tanto. Da un onesto punto di vista, pare quasi di assistere alla fine del potere della direzione politica, in casa Cinque Stelle, e all’avvio della riscossa dei rappresentanti aspiranti tali o nei fatti già eletti.

La solitudine di Di Maio

Un capovolgimento nelle relazioni di potere interne al partito di Grillo e Casaleggio che ha qualcosa di epico, vista soprattutto l’acquiescenza totale che in questi anni il pulviscolo elettorale legato ai territori ha mostrato nei confronti dei “cervelli” dell’operazione “Cinque Stelle”. Di Maio ha incassato, e si prepara a tirare innanzi, del resto, lo sa anche lui d’essere un vuoto a perdere, che finché sta sulla giostra il gioco alti-bassi continua con la sua inesauribile vitalità, e che se cade, nessuno lo aiuterà più, men che meno in casa propria. Perbacco, che solitudine! Ecco, la scena è davvero triste, per gelo conclamato, e sembra che tutti gli interpreti di questa coreografia ghiaccino appena ne vengono sfiorati. Di Maio, per esempio, non è che uno strappo di corteccia tra occhi e mento, mentre da settimane cerca di sottrarsi all’incomprensione grave di ciò che gli esplode attorno, e le risposte sue sono sempre inadeguate, in fuga, indurite, poco intelligenti.

Ghiacciati i capelli di Barbara Lezzi, a lungo “polena” del bastimento, che frana facilmente nei talk, negando per esempio legittimità alle domande che le vengono poste. Ghiacciati i volti dei parlamentari che dichiarano davanti alle telecamere con la stessa cimiteriale efficientissima statica, peraltro messa a punto dai comunicatori, che demolisce da anni l’immagine del politico per quattro secondi al microfono di un network. Battute stentoree, robetta imparata a memoria, loro, quelli dell’apriscatole e della democrazia diretta, della lotta alla casta. Potevano aspettarsi il voto di quasi centotrentamila affezionati e ne hanno raccolti centomila di meno: come una bocca con un paio di incisivi in meno. Dice Di Maio che ci son problemi interni da risolvere, altroché. Ma forse è tardi, e prenderne atto non ti iscrive al partito delle iene, basta guardare con disincanto ciò che accade, i fatti.

La “lapide” deposta da Grillo

Attorno a cosa solidarizza oggi il M5S? A quali pensieri? A quali atti, scelte di governo… al Reddito di cittadinanza? Né di destra né di sinistra? Mai alleanze? Vinceremo da soli con il 51%? Aboliamo la povertà? Non ci sono più scogli per i fedeli del partito del vaffa, solo mare aperto, nessun principio resiste più, nessun obiettivo resta nel tempo, nessuna coerente linea di comportamento sta a galla, tutto è cambiato, naufragato, affondato, ogni struttura ideologico-etica si è polverizzata. Grillo ha deposto una lapide su questo mare di sale con una delle sue battute più tristi e frastornate: “tutto cambia – ha gorgogliato nei giorni scorsi – e noi stiamo ancora qui a discutere di onestà…”, una frase che somiglia ad un asciugamani che uno tira alle sue spalle per sconforto e delusione irrecuperabile.

Stanno al governo con numeri parlamentari poderosi mentre sanno che il loro gradimento è scivolato a livelli modestissimi, ogni giorno perdono peso, i territori, quel che resta, i comitati elettorali, sono in rivolta e affermano “ora decidiamo noi”, nessun coperchio garantisce, così come è avvenuto fin qui, che non esploderanno anche i gruppi parlamentari, Grillo in ritirata, Casaleggio silenzioso. Con quale richiamo pensi di svegliare i cittadini per invitarli al lavoro e alla lotta, mentre sei totalmente privo di bussola? E sei al governo con la forza politica, il Pd, che la gran maggioranza della base disprezza così come tu le hai insegnato a fare… capitasse al Pd, ciò che sta maturando presso i Cinque Stelle, il M5S direbbe che il Pd è morto, defunto, uno scheletro senza vita.

L’evanescenza del M5S e la dirompenza delle sardine

Lo hanno già detto in tempi per loro più fortunati, ma non si sta qui a rivangare. Se non accadranno fatti nuovi e inimmaginabili, la partita del M5S sembra proprio chiusa, limitata alla gestione di ciò che la Costituzione ti garantisce: i numeri in Parlamento, nonostante la loro evanescenza. Poi, in questi giorni è emerso un soggetto politico nuovo che non viene dalle stelle ma dal mare, le sardine, e i volti che rappresentano questo mare smaccano per sincerità, convinzione gioiosa, energia, comprensione della complessità delle cose. Di fronte a questi volti, la rastrelliera dei Cinque Stelle appare vecchia, decrepita, sembrano morti viventi venuti da un passato buio pesto, denso di malanimo, di desiderio di vendetta, non di buona politica, un’altra civiltà. E non hanno laboratori di condizionamento di massa alle spalle, non sono creati in vitro, non hanno padroni da riverire sui palchi, non patiscono soggezione e paura dell’esclusione alla base dei rapporti interni, mentre dicono di no a Salvini e alla sua cultura, sì alla Costituzione e al suo antifascismo, sì all’incontro e alla pace.

Almeno si ha oggi certezza dell’esito in coda al sondaggio acceso, volontariamente oppure no, da Di Maio con il referendum: ciò che resta alla base del presunto Movimento detesta sinistra e Pd, mentre non si è mai sbracciato contro il rapporto “solo di letto” con la Lega di Salvini. E’ dura per il governo, molto dura, è dura accertare e accettare che un alleato fondante per peso è in realtà un sacchetto di carta soffiato a fiato, dentro non c’è più nulla, non c’è più nulla alle spalle dei gruppi parlamentari, tranne una finalmente possibile autonomia, un nuovo forse brevissimo potere: andranno in frantumi? Del resto, i Cinque Stelle – ben promossi dallo spettacolo pessimo interpretato troppo spesso da alcuni gangli istituzionali del Paese, decretando l’impraticabilità di quel quadro per chi non avesse una fede nel cuore e una pazienza infinita – molto di quel che dovevano fare lo hanno fatto: hanno portato Salvini al governo, hanno fiaccato la sinistra, hanno soprattutto dimostrato che con poca spesa e grazie al web si possono condizionare le menti di milioni di cittadini anche nei territori delicati della politica. E la novità sta tutta in questa economicità, che è il vero cuore della tragedia.