I negazionisti del 2 giugno, come le destre cambiano il calendario

Stiamo assistendo ormai molto tempo a delle sostituzioni dei campi di battaglia pur di proseguire e portare avanti la guerra. Un tipico esempio è la guerra economica, ma oggi, vediamo però che il fronte allargatosi alla sanità si è spostato anche su di un fronte che soltanto ad un primo impatto sembra approfittare di buone occasione mediatiche per far notare e gridare la propria presenza la quale nega tutto e tutti, tranne se stessa.

Il nuovo campo di battaglia è il tempo. Non il Tempo che scorre inconsapevole anche a se stesso nel vasto e immenso scorrere delle cose dei mondi. Ma il tempo quello umanizzato che si traduce in ore, calendari e che si fonda su cronaca e storia.
Da sempre ogni nuovo ordine politico e istituzionale ha cercato nel suo instaurarsi di modificare il tempo. Lo hanno fatto il calendario Giuliano della Roma Antica voluto da Giulio Cesare, il calendario gregoriano che rifondò un anno zero dalla nascita di Cristo entrato in vigore però nel 1582 per volontà di Papa Gregorio, il calendario islamico che si fondò sul Egira iniziato nel 622, il calendario riformulato dalla Rivoluzione Francese nel 1789 che stabilisce l’anno I dal 1792, e un calendario fascista che si esprime addirittura in ere e che fonda l’era fascista dal 29 ottobre 1922 entrato in vigore nel 1927 e finito ufficialmente nel 1943. E’ esistito anche un calendario della Rivoluzione Sovietica che visse dal 1929 al 1940 poi escluso perché poco agevole e redditizio.

La memoria riveduta e corretta

Forse dei calendari meno “d’occasione” e più validi ed estensibili al genere umano sarebbero auspicabili e Internet ci sta provando con un calendario tutto suo, ma di questo e di altro, per chi volesse approfondire, viene trattato in un libro che uscirà a giugno “Rumori di fondo” che ho scritto insieme a Giorgio Fabretti per Aracne Edizioni.
Ciò che, invece, preme mettere in evidenza è un negazionismo strisciante da parte delle Destre unite per eliminare e sovvertire il tempo delle feste qui in Italia e forse anche altrove.

Il memoriale dell’Olocausto a Berlino

Se vogliamo tutto inizia con una richiesta di equiparazione fra il Giorno della Memoria che ricorda le vittime del nazifascismo con il Giorno del Ricordo che esalta le vittime delle repressioni titine. Pur con il dovuto rispetto per tutti i morti italiani, i due giorni non sono né accostabili, ne paragonabili poiché una discriminazione razziale non è assolutamente comparabile con una ostilità etnica in tempo di guerra, se si vuole prendere come metro di misura e di valore che sono passati tutti per la morte. La morte rende tutti uguali nel post-mortem non nella vita che si è vissuta. Ma questa doppia ricorrenza fu un primo passo perché sempre più spesso le due date vadano in confusione. E sempre più spesso nei giorni recenti si è assistito a citazioni e commistioni del Giorno del Ricordo quando, invece, si doveva celebrare il Giorno della Memoria, con una sovrapposizione di campi e sostituzione di popoli. E non stiamo parlando del coro del Nabucco.

Pochi giorni fa si è tentato di far passare il 25 Aprile, giorno della Liberazione dal nazifascismo, come un giorno che ricordasse tutti i caduti delle guerre, compresi quelli del COVID-19, virus che andava assimilato ad nemico contro il quale si è in guerra, dimenticando, invece, di dire che il COVID-19 è un pezzo di DNA che se ne va in giro per la vita, non tanto perché abbia mire espansioniste o imperialiste sulla Terra ma soltanto perché esiste, e fa il suo lavoro di vivere senza voler troppo conquistare mondi di cui non saprebbe che farsene. Intanto, però, la data, la festa, il calendario che segnava il 25 aprile è stato parzialmente sostituito. O così si è tentato di fare.

La festa della Repubblica o delle repubbliche?

A breve ci sarà il 2 Giugno  la festa della Repubblica Italiana. Una festa che celebra la Repubblica Italiana. Una festa istituita nel 1946, che riprende come data il referendum che chiamò liberamente gli italiani a pronunciarsi sulla Monarchia o su la Repubblica. Si ricorda per inciso che la monarchia fu quella che appoggiò con tanto di leggi razziali l’avvento e instaurarsi del fascismo. Quindi, il 2 Giugno è una festa dell’Italia tutta da quando vive e da quando, come Repubblica, è riconosciuta fra gli Stati.

Gli “italiani” il 2 Giugno festeggiano e non indicono manifestazioni contro un governo. Perché un governo è qualcosa che passa e fa la storia della Repubblica, mentre la Repubblica è l’istituzione che si festeggia e che va festeggiata. Non festeggiare ma manifestare in piazza, con i vari divieti che esistono in merito di COVID-19, significa non essere italiani, significa appoggiare i vari sovranismi glocal che vorrebbero una Italia regionalistica e non coesa, significa non avere la data e festa della Repubblica nei propri valori, ma rapportarsi ancora una volta a dei valori che sono antecedenti al referendum del 2 Giugno e che sono stati sconfitti dalla storia e abrogati dal popolo italiano.

Il 2 Giugno è sacro. E’ una festa della Repubblica e non un giorno per manifestare contro uno dei tanti governi. La debolezza o la forza di questo governo si misurerà, non soltanto in ciò che intraprenderà nei prossimi giorni, ma nel ribadire e nel vietare assembramenti per ragioni di salute nazionale insieme a quelle di identità nazionale.