Il caldo arriverà a giugno
un mese di lotta
con i sindacati

Fidatevi. Per qualche giorno non alzate ancora gli occhi al cielo. E riponete i cappotti definitivamente in soffitta. Anche se le temperature di questa pazza stagione fanno presagire il contrario, fidatevi dei sindacati, ci aspetta un giugno caldissimo. Non sarà tanto la colonnina di mercurio a salire, nelle prossime settimane, piuttosto quella sociale. Le piazze aspettano il calore umano di lavoratori, pensionati e cittadini per riempirsi di rabbia e proposte.

Dal bagno di folla dello scorso 9 febbraio, Cgil, Cisl e Uil hanno non hanno smesso di camminare fianco a fianco. Macinando chilometri insieme, hanno tracciato una strada da cui è impossibile tornare indietro. E che li porterà dritti dritti, il prossimo 22 giugno, a Reggio Calabria in una grande manifestazione nazionale unitaria per rivendicare una seria politica industriale, maggiori investimenti e il rilancio del Mezzogiorno.
“Si è aperta un’importante stagione unitaria che non ha precedenti negli ultimi trent’anni e questa va consolidata a tutti i livelli”, sottolinea il segretario confederale della Cgil, Nino Baseotto preoccupato per “il clima di intimidazione e di autoritarismo che si respira nel Paese, tollerante verso i violenti e intollerante verso i deboli o anche verso chi rivendica solo il diritto di manifestare liberamente le proprie opinioni, si tratti di studenti, di lavoratori, di cittadini”. Testa alta e occhi aperti, vanno ripetendo i sindacati, perché il momento è delicato.

E quale occasione migliore se non scendere in piazza e farsi sentire. Il calendario è fitto di appuntamenti. Dopo la bella e partecipata manifestazione del settore agroalimentare, lo scorso 11 maggio, ad inaugurare il giugno di lotta saranno i pensionati che il primo giorno del mese hanno organizzato una manifestazione nazionale dal titolo emblematico “Dateci retta”. Slogan che il governo continua a non recepire visto che ne ha appena beffati 5,5 milioni di pensionati, riprendendosi i soldi che hanno avuto in più di rivalutazione nei mesi di gennaio, febbraio e marzo, per un totale di 100 milioni di euro.

Ma è il lavoro al centro delle rivendicazioni sindacali. Una settimana più tardi, (l’8 giugno) a scendere in piazza saranno i dipendenti pubblici per chiedere il rinnovo dei contratti, un piano straordinario di assunzioni e maggiori risorse per il welfare. Altro cerchio rosso da mettere sul calendario è per il 14 giugno, giornata di stop dei metalmeccanici che tornano ad incrociare le braccia unitariamente. Fim, Fiom e Uilm hanno organizzato tre manifestazioni nazionali (a Milano, Firenze e Napoli) all’insegna del “Futuro per l’industria” e per difendere e aumentare l’occupazione con investimenti pubblici e privati.

Prima però testa alle imminenti elezioni europee e al suo futuro comunitario. Un tema centrale in tutti gli interventi dei delegati al 14esimo congresso della Ces, la confederazione dei sindacati europei, in corso a Vienna. Anche Maurizio Landini ha ragionato su come cambiarlo questo vecchio continente perché, ha detto ieri durante il suo intervento in assise, “le disuguaglianze che l’attraversano sono troppo forti e noi, che siamo la patria dello Stato sociale, rischiamo oggi di passare alla storia come quelli che si sono inventati il fiscal compact e l’austerità”. Per cambiare l’Europa, secondo il segretario generale della Cgil, c’è bisogno di cambiare innanzitutto “noi stessi, come sindacato. Dobbiamo chiederci se, così come siamo organizzati, così come funzioniamo, siamo in grado di cambiare questo processo e di svolgere fino in fondo un ruolo che ridia peso e senso al lavoro dipendente come soggetto organizzato”.

La sfida è ufficialmente aperta.

 

 

Stefano Milani, Radio Articolo1

Per saperne di più: A giugno tutti in piazza (https://www.radioarticolo1.it/audio/2019/05/17/40558/a-giugno-tutti-in-piazza)