Il buio dopo Berlinguer, e adesso?

Domanda: ha una data di nascita l’ attuale crisi della sinistra italiana ? Io credo di si ma bisogna andare indietro nel tempo. Fermarsi al 2007, cioè al Pd , a mio avviso, non basta. Bisogna risalire agli anni successivi alla improvvisa, drammatica e immatura scomparsa di Enrico Berlinguer. La sinistra e i comunisti a quei tempi erano ancora una cosa seria, anzi serissima, anche se i problemi non mancavano di certo, problemi soprattutto di prospettiva, a volte anche di democrazia. Il Pci, che in quei giorni vestiva giustamente il lutto, fu attraversato da una serie di confronti molto duri sui quali ancora non è stata fatta completa luce. La scelta del successore di Enrico Berlinguer fu talmente difficile ed aspra che alla fine si scelse… di non scegliere e di chiedere ad Alessandro Natta, che peraltro aveva già annunciato il suo volontario pensionamento, di transitare il Partito verso… l’ignoto. Ma non verso il suo scioglimento. Il grave malore, che colpì successivamente Natta, spianò la strada ad Achille Occhetto.

In pratica alla scomparsa di Enrico ( 1984 ) fece seguito lo scioglimento del Pci avallato da un congresso ( 1991 ) che si chiuse ribadendo “ la validità della via italiana al socialismo “ e affermando che il Pds rappresentava “ la sola garanzia perchè non andasse disperso il meglio del patrimonio politico e morale del Pci “. Parole, parole, parole.

In realtà quella garanzia è saltata e quel patrimonio è andato via via scemando. Al punto che oggi resta ben poco. Le vecchie Sezioni, che funzionavano da antenne ( ce n’era almeno una per paese, quasi come le parrocchie ), sono state sostituite dal nulla o quasi. E’ vero, il crollo del Muro di Berlino e i fatti di piazza Tienanmen ( entrambi del 1989 ) hanno avuto un peso dirompente nelle coscienze e nelle certezze degli iscritti al Pci,ma è altrettanto vero che la dirigenza politica prima del Pds poi del Ds ( del Pd meglio non parlare ) non ha fatto molto per salvare quel patrimonio. E la colpa non è da attribuire solo ad Achille Occhetto, accanto a lui bisogna mettere D’Alema, Veltroni, Napolitano, Fassino e Bersani. Matteo Renzi in questo senso è innocente. Lui comunista non è mai stato, semmai è un “ anti “.

Ribadiamo: il vecchio Pci , quello di Togliatti, Longo e Berlinguer, andava indubbiamente cambiato, ricostruito ma mai sciolto, quasi fosse un rudere, una anticaglia. Il suo “corpaccione” fatto di passione, di dedizione, di competenza andava salvato per poterlo consegnare, il più possibile integro, alla nuova sinistra che si sarebbe costituita in Europa e in Italia. Qual’è la realtà odierna? Guardiamoci attorno. Lo spettacolo è desolante.

Chiediamoci : dov’è il comunista nel Pd ? Ad un certo punto ci fu persino una paradossale gara nell’affermare: sì, io nel Pci c’ero ma in realtà non mi sono mai sentito comunista. Quasi fosse una colpa, una ingiuria e non un merito. Oggi di quel patrimonio di idee e di forza non resta quasi più niente. Le Sezioni sono state chiuse, la nostra grande l’Unità non è che un ricordo ( andare a rileggerla è diventato una impresa, perché anche l’archivio, prezioso per la storia di questo Paese, hanno nascosto o distrutto ), l’onestà e l’esempio non sono più un vanto. La Tangentopoli di ieri, cioè quella del 1992, e quella di oggi lo dimostrano. I guai giudiziari piovuti addosso al Pds, e poi al Ds e poi ancora al Pd, non sono solo schizzi di fango ma la prova che la questione morale di berlingueriana memoria, non sta più al centro del progetto politico. Forse a parole, di tanto in tanto, ma certamente non nei comportamenti di tutti i giorni.

E allora ? Bisogna ricominciare da capo. Ma chi lo deve fare ?