Il buco di Zuckerberg mostra che
ci stanno spiando

I turbamenti hanno invaso la rete: chi non riesce a postare le foto chiede aiuto e consigli; chi non riesce a scaricare i messaggi audio da WhatsApp si lamenta ad alta voce; altri infine sospirano perché, nel bollente pomeriggio del 3 luglio, non possono giocare con gli abituali filtri su Instagram. Il magico mondo di Mark Zuckerberg ha lasciato a piedi una gran parte di abitanti sia del vecchio sia del nuovo continente. Era già successo in marzo, quando per un intero pomeriggio moltissimi utenti non erano riusciti a vedere i loro post più freschi o avevano avuto difficoltà a loggarsi.

Facebook e le altre

facebook e i socialUn portavoce di Facebook ha prontamente rassicurato i popoli rimasti a secco, con la più classica delle formule in burocratese: ci scusiamo per le momentanee difficoltà ma stiamo lavorando per voi. Gli utenti si sono sfogati sui mondi di Facebook e dintorni. Molti l’hanno fatto utilizzando la concorrenza, cioè Twitter, che ha goduto, nel breve, delle piccole difficoltà della concorrenza.
Oltre ai turbamenti, superabili con un minimo di autocontrollo che ci permetta di staccare gli occhi, per qualche ora, da questi micidiali aggeggi, il grande gusto ha portato a galla qualche altra più seria magagna del “Supersocial”. Strane icone sono apparse sullo schermo dei supporti mobili di molti utenti, durante il buco informatico. Non erano inserimenti provenienti da alieni ma evidenziatori di pratiche poco nobili messe in atto dagli stesso social.

La miniera dei metadati

Gli esperti erano già a conoscenza di alcune di queste pratiche miranti a controllare le immagini inserite sui social. Attraverso l’intelligenza artificiale, e con il consueto aiuto degli algoritmi, le grandi piattaforme sono in grado di analizzare il contenuto di ogni foto inserita nei possedimenti digitali di Zucherberg. Quest’ultimo anello del “Grande Fratello” è stato sviluppato dal gruppo di Menlo Park che, lavorando su un progetto elaborato per permettere l’uso dei social a ipovedenti o non vedenti, ne ha poi tratto tutt’altro utile. Più che servire ai non vedenti, il marchingegno servirà a spiare ogni mossa dei milioni di frequentatori dei social.

twitter, facebook e social
Già da qualche tempo si è scoperto che i metadati sono diventati una preziosa miniera per politici o per pubblicitari senza tanti scrupoli. The Verge, un’importante rete di notizie e di studio dei media, gestita da Vox Media, solleva a questo proposito qualche interrogativo: non è che il sistema sarà usato per raggiungere gli utenti con la pubblicità mirata?

E quali strumenti hanno gli utenti per difendersi da queste insane incursioni nella loro privacy? Stando alla rivista,  non più di una anno fa, nel corso dell’incontro annuale degli sviluppatori il social rivelò di avere dato in pasto ai propri sistemi di intelligenza artificiale 3,5 miliardi di immagini caricate dagli utenti su Instagram.