Il Britannia punta verso Bruxelles

“Ci sono alcune idee piuttosto singolari, diciamo, sul versante belga.”. Lanciò un’occhiata allo strato più alto dei suoi fogli. “Un festival di un’intera settimana – dice qui – di musica elettronica e musique concrète, con prime mondiali di Stockhausen e – come diavolo si pronuncia questo qui – Xenakis?”. Sir Thomas guardò in giro per la sala, aggrottando la fronte incredulo. “Qualcuno li ha mai sentiti nominare, questi individui? E poi vorrei sapere che cos’è, in parole povere, questa ‘musica concreta’. Qualcuno può illuminarmi?”.

Ci fu un generale tentennio di teste intorno al tavolo, nel bel mezzo del quale Thomas si distrasse. Si rese conto di non aver seguito la discussione. Sembrava che alla Gran Bretagna venisse chiesto di dare il proprio contributo alla settimana di musica contemporanea, e l’idea generale era che una marcia militare sarebbe stata perfetta per il programma.

“La marcia delle Grenadier Guards forse?” suggerì qualcuno.

“Perfetto”, disse Sir John. “La Fiera mondiale di Bruxelles,” continuò, “apre fra tre mesi. I lavori di costruzione del padiglione britannico sono in ritardo di settimane sul programma. Non è un po’ tardi per proporre nuove idee? In particolare idee quali…” Diede un’occhiata alle sue carte. “Una storia delle latrine britanniche.”

“Oh,” fece Mr Gardner, “non le è piaciuta?”

“Sembra un tantino… be’, ‘stravagante’ sarebbe un modo educato di definire la cosa.”

“Non si senta in dovere di essere educato, Sir John, se non lo desidera. In fondo siamo tutti amici qui dentro.”

“Benissimo. Allora riformulerò quanto sopra, e dirò che questa proposta mi sembra decisamente stupida e offensiva.”

Molti degli uomini (non c’erano donne, a parte la segretaria di Sir John) seduti intorno al tavolo, alzarono gli occhi, e ascoltarono con acuto interesse.

“Mi permetto rispettosamente di non essere d’accordo, Sir John,” disse Gardner. “Il contributo della Gran Bretagna allo smaltimento dei rifiuti umani non è mai stato riconosciuto come merita. E questa non è solo la mia opinione, è un fatto storico.”

“Gardner, lei sta dicendo delle idiozie.”

“Be’,”, ci fu un colpo di tosse imbarazzato da parte di un giovane pallido e denutrito seduto alla sinistra di Mr Gardner, “non proprio, Sir John.”

Il commissario alzò un sopracciglio. “Non proprio?”

“Quello che voglio dire è che Jim – Mr Gardner intendo –  in realtà ha ragione. I gabinetti sono cruciali per la vita di tutti i giorni. Insomma, li usiamo tutti, no? Tutti quanti…” (deglutì rumorosamente), “lo facciamo, no?”

Lo facciamo, Mr Sykes? Facciamo cosa?”

“Non ha senso non ammetterlo, giusto?”

“Si può sapere di cosa sta parlando?”

“Be’, lo sa. Tutti quanto facciamo… il numero due.”

Numero due?”

“Precisamente!” Gardner scattò in piedi e si mise a camminare intorno al tavolo. “Sykes ha messo il dito nella piaga. Tutti quanti lo facciamo, persino lei, Sir John! Tutti quanti facciamo il numero due. Magari non ci piace parlarne, magari non ci piace nemmeno pensarci, ma anni fa qualcuno ha avuto la bontà di pensarci, ci ha pensato per un periodo lungo e duro – voglia perdonare l’espressione – e il risultato è che adesso possiamo fare il nostro numero due in modo pulito, senza imbarazzo, e l’intera nazione – il mondo intero! – di conseguenza è un luogo migliore. Quindi perché non dovremmo commemorare il fatto? Perché non dovremmo commemorare il fatto che, oltre a conquistare metà del globo, gli inglesi hanno anche combattuto una battaglia storica contro il loro numero due, e ne sono usciti vincitori?”

Sir John gli lanciò un’occhiata gelida attraverso il tavolo.

“Allora, ha finito, Mr Gardner?” Prendendo il suo silenzio come un assenso, soggiunse: “Posso ricordare che all’entrata di questo padiglione i visitatori troveranno un ritratto di Sua Maestà la regina?”

Gardner si sporse in avanti. “E io posso ricordarle, Sir John, che perfino Sua Maestà, perfino Sua Maestà…”

Quando fu chiaro che Mr Gardner non avrebbe aggiunto altro Sir John continuò.”MI aspetto che tutti voi dimentichiate questa ridicola idea, e vi concentriate per individuare una mostra che aiuti a riflettere non solo sulla gloria ma anche sulla dignità del popolo di queste isole. Siamo intesi? Abbiamo una questione molto più importante da esaminare… Ah, sì! Il pub. Il famoso pub.” I suoi lineamenti si rilassarono e girò uno sguardo inquisitore tra le facce riunite intorno al tavolo. “Allora, dovremmo avere una nuova recluta intorno al tavolo, se non sbaglio.”

Thomas Foley girò lo sguardo intorno al cerchio di volti eminenti puntati su di lui.

“Allora, il pub Britannia sarà il punto focale dell’esposizione britannica. L’idea originaria era di costruire una copia di – e qui cito – ‘una locanda inglese d’altri tempi’, per mostrare ai visitatori il meglio della tradizionale ospitalità britannica. Un paio di fattori, però, hanno apportato cambiamenti al progetto iniziale. Uno è che il belgi stessi stanno costruendo un villaggio sul sito della celebrazione che chiameranno La Belgique Joyeuse e questo includerà la riproduzione di edifici del diciottesimo secolo e anche precedenti, compresa un’autentica taverna. Un altro, ehm, fattore è la preoccupazione che il contributo britannico non fosse troppo – insomma, non avesse un aspetto troppo antiquato. Pertanto è stato deciso di ragguagliare i designer del Britannia perché adottino un approccio leggermente più moderno. Siamo all’avanguardia dell’innovazione per quanto riguarda le scienze e la tecnologia, ma il nostro punto di forza è la nostra capacità di andare avanti, senza mai rompere i legami con il passato. È questo il paradosso che i designer si sono sforzati di esprimere con gli interni del Britannia.”

A questo punto ci fu una leggera interruzione.

“Guardando queste fotografie,” disse uno dei membri più anziani della commissione, “non vedo quello che m’immagino quando penso a una locanda inglese. Tipo… ornamenti d’ottone per le finiture dei cavalli, travi di legno, la schiuma di un’ottima birra chiara inglese che trabocca da un boccale di peltro… giusto?”

“Ma è esattamente quello che volevamo evitare,” disse Thomas. “Volevamo dare l’impressione di un… uno yacht club. Ci saranno grandi finestre, e pareti bianche. L’interno è luminoso, spazioso, arioso perché è questo lo stile moderno, non  capisce? È il 1958! Dobbiamo andare avanti, dobbiamo cambiare.”

Sir John stava guardando Thomas con marcato interesse e approvazione.

“Lei ha perfettamente ragione. La Gran Bretagna deve trovare il suo posto nel mondo moderno e dobbiamo far vedere agli altri paesi come lo si possa fare senza ricorrere a stupidaggini alla moda quali… musica concreta, o come diavolo si chiama”.

(Jonathan Coe, “Expo 58”, 2013)