Il bilancio italiano
dei migranti

I numeri, sostiene qualcuno, sono aridi. Ma hanno il pregio di parlare chiaro. E di scalfire molti luoghi comuni. Consideriamo quelli proposti, pochi mesi fa, dall’International Migration Outlook 2017 e scopriamo che per l’Italia esiste, sì, un problema migranti. Ma più in uscita che in entrata. Sono più (un po’ di più) gli italiani che se ne vanno in maniera permanente all’estero e, segnatamente, in un altro paese dell’OECD (l’Organizzazione Economica per la Cooperazione e lo Sviluppo cui fanno capo 40 tra i paesi con le economie più avanzate), che non gli stranieri che giungono in Italia per restarci in maniera permanente.

Secondo il rapporto gli italiani emigrati in un altro paese OECD nel biennio 2014/2015 sono stati 325.000. Molti sono giovani. Quasi sempre molto qualificati. Con questi numeri l’Italia, nel biennio considerato, si è classificata ottava nella classifica degli “esportatori di persone” nell’area OECD, dopo la Cina (1,1 milioni); la Romania (814.000); la Polonia (609.000); la Siria (560.000); l’India (553.000); le Filippine (341.000) e il Messico (335.000).

Nel 2015 i migranti permanenti giunti in Italia sono stati 160.900 (la metà donne, moltissime le badanti). Il che ci colloca ancora una volta all’ottavo posto tra i paesi OECD. Indietro – molto indietro – non solo agli Stati Uniti (1.051.000) e alla Germania (686.000), ma anche al Regno Unito, al Canada, alla Francia, all’Australia e alla Spagna. Paesi OECD molto più piccoli dell’Italia – come l’Olanda (146.800) e la Svizzera (131.200) – hanno accettato un numero di migranti permanenti molto prossimo al nostro.

Questi numeri, è vero, si riferiscono alla cosiddetta migrazione ordinata. Ma poi c’è la migrazione non ordinata, dei migranti che fuggono dalle guerre, dalle catastrofi naturali e dalla povertà e si spostano in altri paesi senza avere, come dire, i documenti a posto. In Italia, con un brutto termine, li chiamiamo migranti clandestini. A quelli che fuggono da guerre e persecuzioni politiche riconosciamo, in base alle leggi internazionali, lo status di rifugiati. Agli altri no. Ma in realtà (ammesso e non concesso che sia giusto) non è così semplice distinguere chi fugge da una guerra o da una persecuzione da chi fugge dalla povertà (i cosiddetti migranti economici) o da catastrofi naturali (i cosiddetti migranti ambientali). Spesso queste cause si sommano. Molti siriani, per esempio, fuggono sia dalla guerra sia dalla siccità.

In ogni caso, negli anni 2015 e 2016 in area OECD i “migranti clandestini” sono stati alcuni milioni. Nella sola Europa sono stati oltre 2,6 milioni (per la precisione: 1,4 milioni nel 2015 e 1,2 milioni nel 2016). Cui bisogna aggiungere i 2,9 milioni che hanno trovato rifugio in Turchia. In totale 5,1 milioni: un autentico record, per gli anni successivi alla Seconda guerra mondiale. Ma sono meno dell’8% dei migranti forzati a scala globale, che nel 2016 secondo il Global Trend Forced Displacement 2016 pubblicato dell’UNHCR, l’Agenzia per i Rifugiati delle Nazioni Unite, sono stati 65,6 milioni.

I paesi da cui sono fuggiti i migranti che hanno raggiunto l’Europa sono soprattutto la Siria (22% del totale nel 2015 e 21% nel 2016); l’Afghanistan (15% nel 2015 e 13% nel 2016); e l’Irak (11% nel 2015 e 9% nel 2016). I migranti dall’Africa sub-sahariana che  hanno chiesto asilo in Europa sono decisamente di meno: solo il 3% viene dalla Nigeria e solo il 2% dall’Eritrea.

Tra i paesi OECD dove questi migranti sono giunti l’Italia figura ai primi posti: con 205.340 nel biennio 2015/2016. Prima di noi la Germania (con ben 1.164.260 migranti) e, fuori dall’Europa, gli Stati Uniti, con  434.710 richiedenti. Seguono la Francia con poco più di 150.000 e la Grecia, con oltre 60.000. C’è una differenza nei flussi tra la Germania e l’Italia. In Germania i tre principali paesi di origine dei richiedenti sono Siria, Afghanistan e Irak. In Italia: Nigeria, Pakistan e Gambia. È chiaro che sulle nostre coste sbarcano, soprattutto, migranti per ragioni economiche e/o ambientali; mentre in Germania sono arrivati migranti per ragioni di guerra. Questi ultimi, tra l’altro, sono meglio protetti dalle leggi internazionali. Mentre i migranti economici e ambientali sono ancora, giuridicamente, in un limbo.

Ma ora tiriamo le somme. Ogni anno in media sono giunti in Italia poco più di centomila migranti clandestini e centosessantamila migranti regolari (totale 260.000). Mentre sono andati via dall’Italia, in maniera ordinata, 160.000 italiani. Il bilancio netto è di 100.000 persone, dunque: lo 0,17% della popolazione italiana. Non è una pressione così insopportabile. E neppure lo sembrerebbe, se il flusso tra chi entra e chi esce fosse gestito in maniera insieme razionale e solidale.