Il Bel Paese
in fondo al pozzo

Per visitare i pozzi di Miano bisogna discendere nella piccola valle detta del Rio Campanaro. Non vi aspettate, nulla di pittoresco, nulla d’ameno. Io non mi trovai sott’occhio che un borro arido, sterile, come scavato entro una montagna di cenere. Levata la cataratta ad uno di quei pozzi, mi sentii sull’istante pizzicare le nari dall’idrogeno, e ficcando gli occhi giù in fondo, vedevo infatti il gas sprigionarsi, lentamente gorgogliando, dall’acqua. Sull’acqua stessa galleggiava il petrolio puro, limpido, trasparente, d’un colore d’ambra.

“E quel petrolio”, chiese Giovannino, “come si estrae? I pozzi saranno profondi…”

“Profondi al certo, mentre discendono fino a 70 metri. Ogni sette, ogni quindici giorni, il raccoglitore scende al pozzo con la sua lunga fune, a cui raccomanda un secchio di rame o di ferro.”

Mi affrettai a discendere più basso dove si scavava un nuovo pozzo. Finché lo scavo discende poco lontano dalla superficie del suolo, in guisa che vi si possa respirare liberamente, i pozzari lavorano a cottimo, cioè un tanto il braccio. Ma quando si è più in basso, gli occhi e i polmoni dei pozzari accusano il nemico vicino; cominciano cioè le emanazioni gassose, e un lavoro regolare, continuato, riesce presto impossibile. Cessa allora il lavoro a cottimo, si lavora a giornata. Più il pozzo si sprofonda, e più i gas escono fitti e intollerabili. I pozzari, raccomandati alla corda, vi son calati l’uno dopo l’altro per turno.

Toccava ad un uomo nel fiore della virilità, alto nella persona, nerboruto. Discese con fare baldo e sprezzante. Un istante dopo, una serie di tonfi cupi, lenti e misurati annunziarono dal fondo del pozzo che il lavoro ferveva. L’indice segnava già i due minuti. I colpi cessano… silenzio… Immediatamente il vecchietto, curvo sulla bocca del pozzo, vi lascia cadere un “oh!” cupo e roco, che voleva dire: “Sei vivo?” e un “oh” più cupo e roco, echeggiando dal fondo, rispondeva: “Son vivo”.

I tre minuti erano tocchi appena. Quel colosso d’uomo comparve sulla bocca del pozzo, come uomo trasognato, che guarda senza vedere, ascolta senza intendere. Si sdraiò sul terreno, rimase alcuni momenti come pensoso, poi si stropicciò gli occhi, e fu in piedi sorridendo, quasi dicesse: “L’è da cane” ma pronto a tornarci quando tornasse la sua volta. Voi vedete, miei cari, che l’introdurre da noi metodi migliori, per le diverse industrie, non è soltanto economia: è anche umanità.

(Antonio Stoppani, “Il Bel Paese”, 1876)