Ida Vitale e la “poesia popolare”:
dall’Uruguay una lezione anche per noi

“Io scrivo, scrivo, scrivo / e non arrivo a nulla, a nessuno; / le parole di me hanno paura / come colombe, crepitano sorde, / si radicano al loro grumo scuro, / prevalgono con scrupolo finissimo / sull’innegabile stupore: / ben più dell’imprecisa scritta ombra / m’importa più d’amarti”.

Niente di più falso, nello specifico, del timore della poetessa uruguayana Ida Vitale, Premio Cervantes 2018, tra i massimi poeti sudamericani del Novecento, appena pubblicata da Bompiani a cura di Pietro Taravacci con un libro dal titolo “Pellegrino in ascolto”. Il problema però esiste. A chi si rivolge la letteratura? A una piccola o a una grande comunità? Chi può apprezzarla? Solo chi ha avuto il tempo e la solidità economica per avvicinarsi ad alcuni studi o tutte le persone che vogliono tendere alla cultura?

 

Il successo della poesia sudamericana

La Vitale risponde a queste domande con una poesia “popolare” (nel senso esatto del termine, una visione che potremmo avvicinare anche alla locale politica, ad esempio a quella di José “Pepe” Mujica che proprio alcuni giorni fa ha annunciato, dopo mille importanti battaglie, il ritiro dalle scene). Risponde con una lingua sempre ricercata, mai banale ma nemmeno oscura o criptica. E’ questa una delle caratteristiche della poesia sudamericana e non è un caso che oggi in quel continente letture e festival radunino ancora molte centinaia di persone. Numeri che da noi sono destinati piuttosto ai cantanti, e nemmeno tutti, magari pop o rap.

Se vogliamo, i timori della Vitale trovano proprio in Italia il “luogo” ideale. Il rischio che la scrittura diventi cosa per pochi è sempre più evidente. La pandemia certamente non aiuta una spinta popolare, collettiva: eppure da questo secondo “lockdown” minacciato, o almeno da alcune restrizioni collettive che inevitabilmente fino a primavera ci interesseranno, qualcosa di buono può accadere.

Per esempio a partire dallo scorso 28 Settembre a Siena sono stati aperti al pubblico in videoconferenza quattro corsi sulle letterature antiche e moderne, curati dai professori Alessandro Fo, Natascia Tonelli, Pierluigi Pellini e Guido Mazzoni e parte dei corsi tenuti per la laurea triennale in Studi letterari e filosofici e per la laurea Specialistica in Lettere moderne della locale Università.

Per esempio si stanno moltiplicando le dirette video dei maggiori festival letterari italiani (un esempio tra tutti Pordenonelegge alcune settimane fa) che in questo modo risolvono la criticità della mancata disponibilità di spazi e la richiesta di doverose distanze, ma che ancora una volta permettono una fruizione collettiva a un pubblico potenzialmente vasto che non va sottovalutato.

 

Come favorire l’accesso ai saperi

L’accesso ai saperi è diventato materia sempre più stringente, soprattutto in una nuova area come quella dei saperi elevati. Non il nozionismo dei motori di ricerca ma al contrario l’avvicinamento a una qualità filtrata da chi ogni giorno con competenza tratta le materie.

E tutto questo dai propri luoghi, dai propri territori, cercando di maturare competenze che possono essere restituite alle proprie comunità. Un “open-source” culturale, anche attraverso lo streaming, permetterebbe di abbattere almeno in questa fase (speriamo breve e transitoria) distanze e solitudini, permetterebbe di costruire biblioteche facilmente accessibili non molto diverse da enciclopedie non dozzinali.

Nel dopoguerra l’enciclopedia pagata a rate era il fiore all’occhiello dei nostri parenti: erano convinti in questo modo di costruire il nostro futuro con il sapere e la conoscenza. Non sprecare quell’approccio, permettere alle nuove comunicazioni di diventare un’occasione culturale, per diffondere invece che rinserrarsi in una narcisistica spocchia potrebbe davvero creare equilibri diversi, consapevolezze diverse.

Forse è proprio questo che oggi in tempi di pandemia significa essere gramscianamente “intellettuali”.

Minimi punti – nevischio, / cristalli – bianchi scendono. / Questo mondo straccione / dona per un momento / soave decoro di cotoni / nella sua brutta favola. // Abbacina una squama di lichene / grigioverde sul bianco. / Abbacina un ramo senza foglie, / la foglia senza ramo. / Fare bello l’altrui / è gloria della neve. // La gioia del cane conosce / giochi che l’uomo scorda / e dunque usa la festa / nuova che gli si dà. / Tacciono alti i passeri / come l’uomo sospesi.

 

Ida Vitale

Pellegrino in ascolto

Bompiani 2020