I versi di Canzian e il mondo effimero
che può trasformarsi in un incubo

La sfera privata ha assunto oggi una dimensione dilagante, grazie ai nuovi media che consentono di condividere, senza vincoli spaziali, immagini e resoconti più o meno sofisticati della nostra quotidianità. Come si rapporta la poesia, di per sé continuamente in bilico tra dimensione individuale e impegno politico, di fronte a questa onnipresenza dell’effimero?
La raccolta di Canzian ci permette di entrare, attraverso il buco della serratura, nelle esistenze dei solitari abitatori del Condominio S.I.M.

Con l’entusiasmo del voyeur

Ogni sezione della raccolta ha un nome diverso: “Olga, Carlo, Anna, Giulia, Silvio…”. Ogni poesia illumina un attimo nella loro sfera più intima. Il realismo della quotidianità si fonde con un’atmosfera onirica, perché l’osservatore, lontano dall’essere freddo e neutrale, si lascia coinvolgere nell’entusiasmo del voyeur. Così un semplice nome, “Olga”, il suono liquido della “l” che si raggruma nella “g”, dà vita ad una serie di associazioni: “Non conosco la ragazza/ di nome Olga, ma la penso./ La pelle bianca come i capelli/ di mio padre, il seno grande/ – i tacchi ben calcati/ la sera alla mia porta –, poi/ ieri notte l’ho sentita urlare/ appesa alle mani di qualcuno”

Il bianco della pelle evoca il foglio di carta – o il file – su cui la voce lirica costruisce il sogno di Olga. L’associazione coloristica con i capelli bianchi del padre annulla la distanza tra eros e autorità, tra gioventù e saggezza. L’identificazione con il padre maturo apre le porte al giovane oggetto del desiderio, in un accordo perfetto. Ecco però che nei versi successivi qualcosa s’incrina: il bianco silenzio è interrotto da un urlo, le mani del padre non accarezzano, ma si stringono al collo.

Il sogno di un’esistenza completamente realizzata nella sfera privata, attraverso la simbiosi con l’altro, si scontra così con la realtà dell’incomunicabilità e della violenza. Tuttavia i personaggi non sembrano trovare il proprio equilibrio attraverso una partecipazione attiva alla vita pubblica. Lo spazio esterno, fuori dalle stanze del condomino S.I.M, è oggetto di un’appropriazione che resta unicamente visiva. Così non importa che Carlo sia stato a Londra o a Parigi, perché tutto si risolve nel consumo di attimi effimeri, immortalati dagli scatti fotografici: “Carlo ha fatto un viaggio./ A Londra, o a Parigi, ha/ fotografato salumi e donne/ abbracciate alle vetrine, perché/ gli uomini amano l’effimero,/ ciò che esiste e poi scompare./ Non siamo fatti per restare”.

L’illusione creata dal web

Nell’unione di consumo – “salumi e donne” – e scatto fotografico si rivela una contraddizione che è al cuore della società industrializzata, caratterizzata dalla diffusione di massa di tecnologie audio-visuali. Se l’attimo è effimero, i nuovi media consentono l’illusione perpetua di poter fissare, immortalare questo attimo. Pensiamo ad applicazioni come Snapchat, grazie a cui possono essere realizzate immagini, anche imbarazzanti, che si autodistruggono dopo pochi giorni, o alla facilità con cui, in un click, pensiamo di poter soddisfare ogni nostra curiosità.

Viviamo nell’illusione continua che la nostra vita possa strutturarsi attorno all’effimero. Il mondo però va avanti, non si ferma in un’immagine: l’inquinamento continua a distruggere il nostro ecosistema, la democrazia rappresentativa diventa disinteresse dei più, e mezzo con cui pochi cercano di affermare il proprio potere personale. Rischiamo così di finire come la rana di Chomsky, bollita a fuoco lento in un’acqua che inizialmente è solo tiepida… magari con gli occhi fissi ad uno smartphone o ad un computer. Con la differenza che noi avremmo i mezzi, l’intelligenza, per non finire bolliti.

Anche la poesia è, in un certo senso, effimera. Non si tratta però dell’effimero di una foto consumata e poi subito dimenticata, ma di un essere presenti qui e ora, insieme agli altri, al di là delle divisioni che il sistema sociale può imporre o suggerire a livello simbolico. Così la figura di “Aldo” è smontata dai versi, che descrivono il suo sguardo fiero, imperturbabile, come un esilio, l’assenza di casa: “Aldo vive in Condominio/ da appena qualche giorno ma/ lo vedo spesso. I/ capelli brizzolati da dottore/ o ingegnere, lo sguardo fiero,/ le scarpe pulite. Come/ chi è stato buttato fuori casa”.

Esseri viventi transitori, sta a noi decidere come vivere l’effimero. Mistero della solidarietà, dell’essere insieme qui e ora, o ossessione del consumo. Ma dentro una stanza, suggerisce Canzian, la simbiosi può trasformarsi in un incubo.

 

 

Alessandro Canzian

Il condomino S.I.M

Stampa, Azzate (VA), 2020.