I terribili limiti della classe dirigente

Contro Di Maio, Salvini vince facile. Il leader del Movimento 5 stelle non ne infila una buona ed è anche costretto a fare i conti con alcuni suoi geniali colleghi, fra cui spicca Toninelli, che è la conferma vivente delle barzellette sui carabinieri.
Proviamo, invece, a immaginare Salvini una volta che avrà ridotto al lumicino Di Maio, lo avrà spinto all’opposizione, collocazione che gli costerà la guida dei 5 Stelle, e chiediamoci se il leader della Lega saprà mostrarsi più solido del suo amico-nemico.

Rispetto a Di Maio, Salvini ha una tradizione di partito assai lunga che gli ha insegnato a vivere in quel sottobosco della politica romana che tanto finge di disprezzare. Poi la Lega, quella che è rimasta Lega Nord, ha buoni amministratori e quindi il ministro dell’Interno ha un buon paracadute.
Tuttavia in queste settimane e mesi in cui è stato al governo, facendo di fatto il primo ministro, il ministro degli esteri, il ministro per i rapporti con l’Europa, non ha messo in mostra alcuna qualità. Se togliamo la campagna anti-immigrati e quella che sta facendo in questi giorni contro gli studenti, esibendo plotoni di poliziotti ad intimidire i ragazzi, Salvini non ha fatto proprio nulla.
Le sue cose più impegnative sono state sul mantenimento degli impegni sulla Tav e sul gasdotto nel Salento e la frase di ieri sulla necessità di inceneritori in ogni regione,  campagna o forse in ogni città italiana.

Troppo poco per fare il premier. Qui c’è il limite terribile di questa classe dirigente che sta preparando il futuro successo elettorale di una destra ancora più radicale che avvicinerà il tempo di un governo dei tecnici che ci farà piangere: non sanno nulla, fanno nulla, se gli affidi il comando sanno solo esercitarlo pensando che stia per ricominciare una campagna elettorale.
Non c’è nulla di simile nella storia del paese, neppure dei suoi governi più spostati a destra. Anche gli anni berlusconiani hanno visto un ribollire di trovate, di ponti da fare, di imprenditori da favorire eccetera eccetera. Salvini, se gli togli la gente di colore, si perde nel buio. La sua interpretazione del ruolo di ministro degli Interni è la più lontana dal compito affidatogli. Tutto ciò purtroppo non apre a speranze, fino a che qualcuno non metterà sotto pressione questi avanguardisti arrivati al potere. Un partito, un movimento, una leva di facce nuove.