In Portogallo
vincono i socialisti
La destra si lecca le ferite

Il piccolo Portogallo ha dunque votato. E le previsioni della vigilia sono state confermate. Il centro sinistra ha vinto ampiamente grazie al successo del partito socialista che ha raggiunto il 37% dei voti e un numero di seggi di poco inferiori a quelli necessari per governare da solo. La destra – il PSD (Partito socialdemocratico) e i democristiani del CDS – è ora disarmata di fronte ai socialisti che possono quindi continuare a governare con l’appoggio delle altre forze progressiste: il Blocco di Sinistra (una coalizione di forze minoritarie della sinistra radicale) che ha raggiunto quasi il 10% e il CDU (la Coalizione Democratica Unitaria formata da comunisti e verdi) che invece è rimasta sotto il 7%.

Due strade possibili

antonio costaMentre la destra si lecca le ferite, il leader del PSP, Antonio Costa, può ora decidere di scegliere tra due strade: o riproporre un governo di minoranza socialista (formula della precedente legislatura) con l’appoggio esterno di entrambe o una delle forse minoritarie di sinistra, oppure fare il salto ad un vero e proprio governo di coalizione.

La prima è quella che ora Pedro Sanchez in Spagna tenta di realizzare (governo monocolore sostenuto dall’esterno dalla sinistra radicale ) che è poi la stessa che è stato sperimentato con successo proprio in Portogallo. La seconda è quella che per il momento si è imposta in Italia di fronte alla inquietante minaccia leghista al tradizionale assetto politico.

L’assenza del dramma migratorio

pedro sanchezCome si spiega il successo elettorale che ha riconfermato il socialista Costa alla guida del paese? La stessa risposta è stata data da osservatori di diverso orientamento: i portoghesi hanno votato a favore di un chiaro programma progressista (miglioramento dei salari e delle pensioni, 35 ore, sanità, scuola..) accompagnato dall’impegno, richiesto dalla Unione europea di ridurre l’alto debito pubblico (attualmente circa il 127%).

Ma c’è di più. Il Portogallo è, si può dire, un paese fortunato: l’assenza di un dramma migratorio analogo a quello degli altri paesi del Sud Europa. Non mancano gli immigrati ma provengono in gran parte dalle ex colonie portoghesi in Africa (in primo luogo Angola e Mozambico) con i quali Lisbona ha saputo mantenere un rapporto di cooperazione grazie alla lingua comune che ha consentito un maggiore controllo e una migliore gestione dei flussi di partenza e di arrivo.

I rischi della Brexit

lisbonaNaturalmente è bene non trascurare le possibili conseguenze di una eventuale nuova crisi internazionale con conseguente dinamica recessiva. Il Portogallo non vive solo di turisti ma è anche un paese esportatore, di prodotti ma anche di forza lavoro, specie versi i paesi europei. Negli ospedali inglesi, ad esempio, lavorano migliaia d’infermieri e centinaia di medici  provenienti dal Portogallo. Quale sarà il loro destino se la Brexit si concluderà con una rottura traumatica?

No alle sirene populiste

Più in generale il paese ha dimostrato una gran duttilità e una forte inclinazione a convivere con il mondo “globale”. Non si è fatto incantare dalle sirene del populismo nazionalista e razzista che invece si è sviluppato in altri parti del mondo e della stessa Europa trasformandosi in una sorta di cancro politico e ideologico che mina le basi democratiche. Sta proprio qui il lato più positivo della attuale vicenda portoghese.