I primi difficili passi di “Noi Donne”
patrimonio della nostra democrazia

Le origini di «Noi Donne», organo dei ‘Gruppi di difesa della donna e per l’assistenza ai combattenti della libertà’ e organo ufficiale dell’Unione donne italiane dal 1945 fino agli anni Novanta, risalgono al 1937 e sono espressione dell’associazionismo che raccoglieva le donne antifasciste emigrate in Francia.

Ricorda in proposito Estella (Teresa Noce): “Il partito francese e l’organizzazione femminile unitaria pubblicavano un settimanale che si chiamava «Femme Française». Molto ben fatto, questo popolarizzava tra le masse femminili meno politicizzate la lotta contro il fascismo e la guerra. Poiché […] gran parte delle donne italiane emigrate, non conoscendo il francese, non poteva leggere «Femme Française», bisognava fare qualcosa per loro, fosse anche un foglietto mensile di 4 pagine. Chi doveva farlo e lanciarlo? Ovviamente spettava a noi […] Cercai aiuti tecnici e finanziari un po’ dovunque. Fui aiutata dal Partito italiano, da quello francese e dalla redazione di «Femme». Ma mi aiutarono in modo particolare i tipografi dell’«Humanité» e soprattutto il compositore addetto al nostro giornale. Questi si chiamava Fernand ed era un bel ragazzo romano, ben ambientato a Parigi. Ma il suo francese tradiva l’origine romanesca. Litigavamo spesso per l’impaginazione, per i titoli e per lo spazio. Come uomo, come italiano e come romano Fernand era sempre convinto di saperne più di me e non gli andava a genio che io gli facessi buttare all’aria la composizione quando non aveva seguitole mie istruzioni. Ciononostante andavamo d’accordo e ci volevamo bene, perché io riconoscevo i suoi meriti nel lavoro per il giornale. Quando si trattò di fare il giornaletto femminile (che decidemmo di chiamare «Noi Donne») Fernand accettò di fare lavoro straordinario e molto spesso, quando non avevamo i soldi per pagarlo, di lavorare anche gratis. Ci fu prezioso in consigli e inventiva. Dato che non avevamo i mezzi per fare un giornale a colori come quello francese, egli mi suggerì di stampare ogni numero con un inchiostro di colore diverso. Così il nostro giornale riuscì molto attraente, ogni volta stampato in un colore nuovo. Ricordo che diverse lettere delle nostre lettrici vertevano appunto sul colore: chi ne preferiva uno e chi un altro. Fu ancora Fernand che propose di illustrare il nuovo giornaletto sfruttando i cliché vecchi e inutilizzati dell’«Humanité». Disegni e foto, opportunamente tagliati e con apposite didascalie, fecero un figurone sul nostro piccolo «Noi Donne» di tutti i colori. Lanciato il nuovo mensile, dopo due o tre numeri si pose il problema di organizzare una vera, se pur piccola, redazione. In quel periodo erano giunti dall’Italia Emilio Sereni, appena liberato dal carcere, e con lui la moglie Xenia e la figlioletta Lea. Sapendo che Xenia aveva aiutato il marito a redigere manifestini e a stampare «l’Unità», mi proposi subito di utilizzarla. Vincendo le sue resistenze, finii per convincerla a incaricarsi del giornaletto femminile. La misi in contatto con diverse compagne dell’emigrazione che avrebbero potuto aiutarla, cosa che del resto avrei continuato a fare anch’io. Xenia Sereni, sotto il nome di Marina, divenne così la direttrice di «Noi Donne» (Nasce Noi Donne, in Teresa Noce, Rivoluzionaria professionale, Editrice Aurora, Milano, 2003, pp. 176-177].

Nel 1944, nel pieno della Resistenza e della lotta contro il nazifascismo, le pubblicazioni riprendono in Italia per impulso di Palmiro Togliatti, che incarica Nadia Spano di organizzare le prime uscite.

A partire dal luglio 1944 «Noi Donne» esce dalla clandestinità e viene stampato a Napoli sotto la direzione di Laura Bracco, con l’apporto di Nadia Spano e la collaborazione di Rosetta Longo.

Già al terzo numero redazione e amministrazione vengono trasferite a Roma e a Laura Bracco si affianca Vittoria Giunti, insegnante che usciva dalla lotta antifascista clandestina.

“Gli intendimenti con cui il giornale usciva – scriveva Marisa Rodano, esponente del Partito comunista italiano, deputata, senatrice e parlamentare europea, nel 1977 – erano chiari: essere un giornale per tutte le donne, costituire un legame per tutte le energie femminili vogliose di battersi per sconfiggere il fascismo e partecipare direttamente alla costruzione di un’Italia diversa, far conoscere la lotta delle donne nell’Italia occupata, sollecitare nell’Italia liberata lo sviluppo di un movimento di donne”.

“La formula scelta – recita la sezione “Chi siamo” del sito ufficiale della rivista (ancora disponibile nella versione on line) – è quella di un foglio politico che però non rinuncia a parlare di temi che tradizionalmente le donne sono abituate a trovare nei periodici ad esse diretti: narrativa, moda, cucina”. Un foglio che facendo la cronaca dei grandi e piccoli avvenimenti locali (scioperi manifestazioni, proteste, episodi, accadimenti, fatti e circostanze) non dimentica di incitare gli uomini ad unirsi alla Resistenza o a chiedere il diritto di voto per tutti e tutte.

Grazie ad un certosino lavoro di ricerca, riordino e digitalizzazione di documenti contenuti nell’Archivio storico di «Noi Donne» (riconosciuto di notevole interesse storico dalla Soprintendenza archivistica per il Lazio nel 2000) ed in altri fondi archivistici, ora queste pubblicazioni sono consultabili online all’indirizzo http://www.noidonnearchivio.org.

Sono disponibili in file digitalizzato 30 edizioni clandestine del periodico uscite dal maggio 1944 all’aprile 1945, in buona parte provenienti dalla Fondazione Antonio Gramsci di Roma.

E’ anche a disposizione degli utenti un eBook curato dall’attuale direttrice del giornale – Tiziana Bartolini – e dalla responsabile dell’Archivio storico, Costanza Fanelli.

Accanto ai numeri clandestini, l’Archivio mette a disposizione anche i primi numeri ufficiali del giornale (22 edizioni), nello stesso periodo, nelle regioni già liberate.

Si legge a proposito nell’introduzione al volume: “Una specificità che «Noi Donne» porge, unicum editoriale, è la contemporaneità delle edizioni clandestine territoriali e di quelle ufficiali nelle annate 1944 e 1945. Si tratta di una particolarità che consente anche la possibilità di una lettura cronologica orizzontale e che va contestualizzata nelle realtà locali e negli eventi territoriali in relazione all’avanzata della Lotta di Liberazione così come negli episodi di violenze delle truppe nazifasciste”.

Si legge ancora sul sito e non possiamo non condividere in pieno l’affermazione: “L’Archivio storico di ‘Noi Donne’ è un patrimonio nazionale culturale e giornalistico. La possibilità di consultarlo è preziosa occasione – soprattutto per le giovani generazioni – di conoscere meglio la storia contemporanea e alcuni particolari aspetti, quali le lotte delle donne, che sono parte decisiva dell’evoluzione della nostra democrazia”.