I presunti allarmi
sull’Ilva di Taranto
e 1.395 sono sospesi

Che città fantastica è Taranto. E i tarantini. Credono a tutto, anche che l’Ilva chiuderà il 6 settembre. Avevano anche creduto che i nuovi gestori dell’acciaieria, i franco-indiani di ArcelorMittal, avrebbero portato stabilità occupazionale, aumento della produzione d’acciaio (e di emissioni di veleni in atmosfera) e, finalmente, aria pulita. Per poi scoprire, ieri, che l’azienda sta aumentando sì la produzione, ma sta anche notificando a 1.395 operai, milletrecento novantacinque, la lettera in cui si annuncia la messa a riposo forzato, dal primo luglio, con la cassa integrazione guadagni, cioè a spese dell’Inps, per bilanciare le perdite. Le sue, naturalmente.

Chi gioisce e chi si strappa i capelli

Ma la notizia che allarma Taranto e i tarantini è che l’ex Ilva chiuderà il 6 settembre, al rientro dalle ferie estive e quando sarà legge la proposta in discussione al Senato che toglierebbe l’immunità penale a chi non rispetterà le norme sulla sicurezza e sull’ambiente. I tarantini ci credono. C’è persino chi gioisce («finalmente il mostro sarà sconfitto») e chi si strappa i capelli («finiremo tutti con le pezze al culo»).

Il tweet di Annarita Digiorgio

Poi qualcuno comincia ad aprire gli occhi dando il corretto peso alle carte. È il caso dell’arguta e appassionante commentatrice tarantina, Annarita Digiorgio, giachettiana jonica e storica pannelliana dei Due Mari, che sotto l’ombrellone scrive un tweet simpaticissimo che chiuderebbe la partita sulle paure di chi «il lavoro costi quel che costi» e sulle gioie di quelli che immaginano uno mega stabilimento di cozze nere al posto del siderurgico. «Comunque sti toni da arrivano le cavallette erano insopportabili ai tempi del referendum figuriamoci mo’. Il 4 dicembre abbiamo votano no e il numero dei parlamentari per fortuna è intatto e io continuo a stare a Lido Impero. Così anche senza immunità l’Ilva non chiude proprio niente perché Mittal è affittuario per il momento quindi, se non rispetta il contratto, se ne va e continua amministrazione straordinaria come per questi sei anni. E io continuo a stare a lido impero». Grandiosa Annarita.

Mittal gestore, non proprietario

Poi anche l’ex consigliere comunale grillino, Massimo Battista, legge bene le carte. E scrive su Facebook: «Film già visto: Mittal è gestore non proprietario. È stato fissato per il 4 luglio un incontro tra il ministro allo Sviluppo economico Luigi Di Maio e il management di ArcelorMittal».

Così tutto diventa più chiaro. Il 4 luglio a Roma ci sarà l’incontro tra l’Ad di ArcelorMittal Italia, Matthieu Jehl e il ministro dello sviluppo economico e vicepremier Luigi D Maio che nel frattempo ha già fatto sapere che «si troverà una soluzione». E comunque al 6 settembre mancheranno ancora due mesi. Intanto? Intanto 1.395 tute blu resteranno in cassa per tre mesi e una settimana con la rabbia repressa dei sindacati: vuoi discutere proprio ora quando il 6 settembre chiudiamo?

 

“Moriranno 300 persone in più”

Intanto le associazioni ambientaliste più integraliste e attente come Peacelink continueranno a diffondere dati sugli effetti dell’inquinamento che spaventano la ministra della salute, Giulia Grillo. «Da qui al 2023, quando è previsto il completamento dei lavori di messa a norma dello stabilimento, moriranno trecento persone in più rispetto all’atteso nei tre quartieri più vicini al polo industriale». Immunità penale o meno.