I parchi non si gestiscono
a colpi di maggioranza

Attesa a settembre al Senato in seconda lettura, la riforma della legge 394 sui Parchi, partita come un “tagliando”, dato il tempo trascorso dalla sua emanazione (dicembre 1991), ha preso invece, nei passaggi parlamentari, la strada di una radicale modifica nei suoi punti più sensibili, tanto da scontentare buona parte delle associazioni ambientaliste le quali hanno chiesto a gran voce la rimessa in discussione dei passaggi più controversi. “Si è guardato a modifiche di forma (che interessano la politica) e non di sostanza (che interessano il funzionamento delle aree protette)”, obiettano le associazioni contrarie.

E allora…diamoci più tempo. Non ce lo ha ordinato il medico di fare una riforma delle legge 394 sui Parchi entro e non oltre questa fine legislatura. Perché il tempo, a volte, non è “solo denaro” ma è anche qualità di un’offerta politica. Vuol dire riprendere le fila delle contestazioni, smussare gli angoli della critica e coinvolgere nella stesura anche chi, tra le associazioni ambientaliste, contrasta alcune parti. D’altronde una riforma della legge sui parchi è frutto soprattutto delle proposte delle associazioni che posseggono le competenze, le motivazioni tecniche e, infine, il lavoro sul campo che certifica passi avanti o errori della vecchia legge.

La politica istituzionale, quella che legifera, deve soprattutto rimettere in piedi un’arte antica, ormai in soffitta: l’arte della mediazione per addivenire alla migliore proposta possibile. Questo deve fare la buona politica. Ascoltare soprattutto, e fare sintesi, non per escludere, ma per tenere insieme tutti e produrre la migliore delle leggi, o la migliore delle riforme. Se la politica deve smussare, le associazioni, però, devono liberarsi dalle antiche manie un po’ narcisistiche, che le porta a voler sempre competere anziché collaborare. Ognuno deve fare una parte attiva e positiva in commedia. Una lunga premessa per dire che ci sono degli articoli della riforma che sono fortemente contrastati da un gruppo nutrito di associazioni ambientaliste e non. Degli articoli che evidentemente hanno bisogno di una maggiore riflessione.

Non si faccia l’errore prodotto dalla mancata riforma costituzionale che si voleva portare a casa “a colpi di maggioranza” come si dice in gergo. Un errore pagato caro, con la scissione all’interno di quella che era stata, più che un partito politico, una famiglia e una casa per il variegato mondo della sinistra, e che ha visto, ad un certo punto, compagni e compagne separarsi brutalmente e con grandissima sofferenza. Sapevamo stare insieme, sapevamo come fare, sapevamo come litigare e sapevamo come ricomporre le divergenze. Ma oggi non è più così. Solo se riprendiamo quell’antica, preziosa cultura dell’ascolto, dell’inclusione, della generosità, che ci distingueva e distingueva la nostra offerta politica, solo così, potremo ritrovarci.