I nuovi miti
e il posto fisso

Fra i tanti approfondimenti del rapporto Censis presentato al Cnel (quello che Renzi voleva abolire) ce n’è uno che riguarda i miti dell’immaginario collettivo, i fattori che gli italiani considerano centrali per definire (e definirsi) nella società.  Chi detesta smartphone e social network si tenga forte: nel giro di pochi anni i due demoni si sono impadroniti del secondo e del quarto posto nella classifica nazionale. I social valgono il 28,3%  e i cellulari/computer valgono il il 25,7%.  Ma questo è ancora niente. Il vero segno dei tempi sono i selfie:  ormai sesti nella graduatoria delle preferenze, li colloca fra le nuove passioni il 18,9% della popolazione. Attenti però, è una popolarità trasversale: se piacciono al 21,6% dei giovani che hanno fra 14 e 29 anni, piacciono pure al 21,9 % della fascia più anziana, quella tra i 30 e i 44 anni, e piacciono  poco poco meno (19,7%) al gruppo 45/64 anni. Solo i 65-80 anni arrancano, con l’11 per cento.

Nel gruppone dei miti – l’inchiesta del Censis prevede risposte multiple – salgono altre categorie della “modernità”, come il low cost (decimo in una classifica di tredici), la cura del corpo inclusi tatuaggi e chirurgia estetica (22,7%, quinto posto), mentre declinano antichi amori (l’Europa Unita è al 6,7 per cento, dodicesima; l’automobile nuova è nona col 10,2 %). E’ un’Italia, chiosa il Censis, in cui “l’immaginario collettivo ha perso forza propulsiva”, con i “vecchi miti consumati e stinti, soppiantati dalle nuove icone della contemporaneità”. In tanta contemporaneità, però, la speranza come al solito è l’ultima a morire.  In cima alla classifica – 38,5 % – c’è rimasto il posto fisso.

ps: per i curiosi: ultime in classifica sono le start up digitali: 2,9 per cento.