I neo-schiavi untori, vittime di mafie
e di Salvini & Co

Con la bassa marea sulla battigia i detriti vengono allo scoperto, conchigliette, filtri di sigaretta, tocchetti di plastica. Così accade col Covid 19, sorta di impietoso svelamento per magagne nascoste e rimosse. Sta capitando a ogni latitudine, con tutte le modulazioni nazionali possibili e l’Italia – come potrebbe essere altrimenti? – si distingue.

Prendi i migranti non comunitari, cacciati nel buio da Salvini e dai suoi amici. Ecco che riemergono a modo loro, come folk devils, capri espiatori, simbolo di devianza, portatori di infezione. E insieme a loro risalgono alla luce, chiarissime, le condizioni di florido, vigente neo-schiavismo con negazione totale dei diritti minimali tra i raccoglitori stagionali di frutta e verdura. Uomini non tracciati, cinicamente: non tracciabili in questa contingenza epidemica e l’app Immuni non c’entra. Tutto per merito di mafie doc, mafie sbiancate e mafie “legali” protette.

I bulgari di Mondragone

A Mondragone, nel Casertano, viene individuato un focolaio del coronavirus, si punta il dito contro i bulgari che vivono nei palazzi ex Cirio. Sconosciuti all’anagrafe, all’assistenza sociale, a qualsiasi presidio medico di base, pura forza lavoro sottopagata che porta nei nostri piatti i pregiati fagiolini della zona. Si attivano i teppistelli locali e istituzionali (Salvini, e chi se no?), ci son scaramucce, interviene l’esercito.

Il tutto venduto dai media come emergenza, quando invece la condizione terrificante di vita e lavoro dei raccoglitori è nota, conclamata, abituale. I bulgari (di etnia rom, ha precisato con tocco sublime, degno di un poliziotto dell’Alabama, una funzionaria dell’ambasciata di Sofia) vogliono andare comunque nei campi, devono pur mangiare; la gente ne chiede l’isolamento. L’esercito viene invocato anche a Saluzzo, sotto il Monviso, dove più che un cluster epidemico angosciano i tanti ragazzi neri che dormono sotto i portici.

In genere chi tiene la coscienza in stand by se la piglia con gli extracomunitari bighelloni, ma questi mica cincischiano, sono ombre venute da Gambia e Senegal per tirare giù dalle piante pesche, kiwi, mele e poi arriverà l’ora dei mirtilli, da cogliere uno per uno. Bon appetit.

Sorvoliamo sui positivi di Fiumicino, tra cui il dipendente di un ristorante, cittadino del Bangladesh e giù tamponi a centinaia per pararci le terga: per favore, emergete un attimino, poi inabissatevi di nuovo, mettervi in regola costa troppo. Passiamo nella civilissima Bologna, patria del Liber Paradisus che nel XIII sancì l’affrancamento dei servi della gleba e l’abolizione della schiavitù. Nella zona industriale Roveri fioccano i positivi tra i dipendenti della Brt, Bartolini logistica e trasporti, la miccia pare sia stata accesa in un magazzino affidato a una cooperativa non meglio specificata, che è stata allontanata per evidenti inadempienze delle norme di sicurezza. Quindi: lavoro sottopagato, in condizioni igieniche insicure, ammassato e se ti ammali, op!, fuori dalle balle, resti a spasso.

Uno Stato pallido pallido

La pandemia ci ha fatto attraversare un territorio incognito. Riusciremo a capire cos’è una possibile catastrofe, con territori di pallido Stato e forte crimine associato, con interi quartieri off limits e sconosciuti a ogni servizio sociale, ai sindaci, alla polizia comunale e simili? Con troppa parte del ceto politico, nei livelli medio-alti, inutilizzabile per una qualsiasi riscossa morale perché impegnato a fare della Politica un reddito? Con una burocrazia immota, marmorea e dinastica che neppure Kafka avrebbe saputo immaginare? Con picchi di evasione demenziali? Dobbiamo prendere atto che quelle società criminali, quei politici, quella burocrazia, quegli evasori seriali, quella impossibilità di essere uno Stato normale, non sono lussi che in fondo possiamo permetterci o macchie del nostro “carattere nazionale”. No, è questione (nei fatti) di vita, decenza, salute. Di possibile futuro.