“I compagni mi gridavano ‘ecco la bomba’. Io, musulmana italiana temo i razzisti”

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Ho quasi 16 anni, vivo in un paese in provincia di Bologna e frequento il liceo scientifico in una scuola bolognese. Sono italiana e di origine straniera. Mi piace l’arte, seguo il basket e amo la montagna. Ho la cittadinanza italiana, ma penso che non cambierebbe nulla se non l’avessi, perché ho sempre partecipato alle varie attività organizzate dalla scuola, dalla mia città e dai miei amici. Tuttavia avere la cittadinanza è importante perché si è considerati italiani, pur parlando una lingua diversa e professando la religione islamica. Invece, quando non si ha la cittadinanza si può arrivare ad autoimporsi di non sentirsi italiani.

Il razzismo è diffuso nella società e addirittura giustificato. Hai mai subito atti razzisti?

Sì, purtroppo sì: in terza media, per via della mia religione e del mio essere straniera, nel periodo degli attacchi terroristici compiuti dall’Isis. Alcuni compagni di classe hanno cominciato a prendermi di mira dicendomi “ecco è arrivata: la bomba a mano. Allah akbar”, “perché non esplodi come fanno i tuoi fratelli islamici?”,  “Voi venite qui e volete comandare nel nostro paese”.
Ho sempre preso posizione in classe per difendere i miei compagni vittime di insulti ed ecco che prendermi in giro sulle mie diversità era un modo per zittirmi e per ferirmi. Prima di questi episodi mi sentivo italiana e musulmana: non lo avevo mai messo in dubbio, mentre da quelle battute capivo che la mia religione veniva collegata soltanto ai terroristi dell’Isis. Per questo ho cominciato a chiedermi se davvero fossi italiana, perché se lo fossi stata non mi avrebbero mai fatto quelle battute, ma altre, ad esempio riferite al peso eccessivo o al modo di vestire.

Che cosa ti ha ferito di più?

L’atteggiamento dei professori. Ad eccezione dei rimproveri verbali, non hanno mai preso un provvedimento concreto: mai una sospensione o una nota di classe. Questo perché il razzismo è sempre passato inosservato, come un fatto normale in una classe in cui mancava il rispetto anche per i professori. La scuola non era più per me un luogo di protezione. Solo una compagna di classe prendeva le mie difese, gli altri hanno cominciato a isolarmi, per timore di essere vittime a loro volta di insulti.

Com’è finita?

L’ultima settimana di scuola, ho chiesto conforto alla professoressa di matematica che mi ha suggerito di andare dalla psicologa di scuola. La psicologa mi ha consigliato di ignorare le battute dal momento che le sapevo false. Mi ha detto che siccome non ero una terrorista, le loro offese non dovevano ferirmi. Ho cominciato a ignorarli, sopratutto perché mancavano pochi giorni alla fine della scuola.

Lo hai raccontato ai tuoi genitori?

Ho accennato qualcosa, ma non ho espresso apertamente il mio malessere. A casa ero felice, lontana dalle battute razziste e cercavo di minimizzare. Questo perché a scuola ero spinta a credere che fosse un fatto normale e che forse ero io l’esagerata.

Pensi che il razzismo sia giustificabile?

Il razzismo non ha giustificazioni e non va mai minimizzato. Se avessi la possibilità di tornare indietro nel tempo andrei dalla preside, e se non fosse sufficiente troverei un altro modo per denunciare il razzismo e il bullismo che subivo.

Hai timore di nuovi episodi di razzismo?

Sì, per questo ho paura di socializzare con i ragazzi della mia età. Non voglio essere ferita come due anni fa. Priema di vivere episodi di bullismo e di razzismo ero socievole, sicura di me stessa e vivace. Vorrei tornare ad esserlo. Per questo mi impegnerò per superare questa paura. Ora so di avere nuovi compagni di classe di cui fidarmi.

Qual è il luogo in cui si può vincere il razzismo?

La scuola, anche se questo non succede. Il razzismo nasce dall’ignoranza, dall’impossibilità delle persone di andare oltre i classici stereotipi. La scuola può combatterlo attraverso il sapere.
Si possono introdurre programmi di integrazione in cui si raccontano le proprie diversità e le proprie appartenenze a cui tutti siano tenuti a partecipare: gli italiani, gli italiani come me e i ragazzi appena arrivati. Solo così si possono comprende le diversità ed evitare atti di razzismo.

Come resisti al razzismo?

Continuerò a esprimere la mia opinione e a prendere posizione contro le ingiustizie che vedo intorno a me. Penso che sia una delle ragioni per cui sono stata vittima di razzismo, ma resta la ragione per cui continuerò ad esprimermi contro il razzismo. Le diversità sono ricchezze e mai povertà.

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