I metalmeccanici
sono strategici
per il rilancio del Paese

Ricordo le manifestazioni dei metalmeccanici per il contratto: a Roma tre cortei da Termini e da Ostiense che si incrociavano su via Merulana, e che incontravano quello che veniva dalla Tiburtina per confluire insieme a piazza San Giovanni. Senza lasciare nessuno indietro. Ricordo i cortei della Fiom, tutti rossi negli anni degli accordi separati. Ricordo la “via maestra” per rimettere insieme una coalizione sociale contro le diseguaglianze. Ricordo l’impegno per rimettere insieme i metalmeccanici, per ritrovare quell’unità indispensabile per salvare il contratto nazionale e darci nuova forza.

Ieri, 5 novembre, c’è stato il primo sciopero dei metalmeccanici per il contratto nazionale nel pieno dell’emergenza pandemica. I lavoratori si sono fermati e le fabbriche si sono svuotate per ottenere il rinnovo di un contratto bloccato. Esattamente ad un anno dall’inizio di una trattativa con Federmecanica che finora non ha portato a nulla.

E’ stata davvero bella la risposta delle lavoratrici e dei lavoratori che hanno aderito in massa allo sciopero generale con una pluralità di iniziative. Abituati ai grandi cortei e alle piazze piene, questa volta si sono dovuti mettere in rete e in collegamento con una videoconferenza in cui si sono parlati da lontano delegate e delegati delle aziende a rischio, lavoratrici e lavoratori che da Nord a Sud hanno ribadito che vogliono un contratto nazionale, contro le disuguaglianze e per i diritti di tutte e di tutti.

Riconoscere gli aumenti salariali significa riconoscere un diritto imprescindibile. I metalmeccanici sono stati dichiarati essenziali e strategici dal governo per la tenuta dell’economia del Paese. Ma non hanno salari adeguati e questo esecutivo sembra stare a guardare.

E’ surreale che non si riconoscano il salario, la formazione, la redistribuzione dell’orario di lavoro, e una normativa che tuteli i lavoratori degli appalti.

La pandemia ha accelerato la crisi industriale del Paese che era già esistente considerato il numero di vertenze aperte al Ministero dello Sviluppo Economico. La siderurgia, l’automotive o l’elettrodomestico sono solo alcuni dei settori in cui la mancanza di investimenti delle imprese e del governo determinano incertezze sul futuro.

La nostra mobilitazione è per il salario, per l’occupazione, per redistribuire il lavoro e contro la precarietà, per la salute e la sicurezza dei metalmeccanici e di tutto il Paese. Abbiamo lanciato un SOS. Ci aspettiamo che Federmeccanica cambi posizione e riapra le trattative. Riprendiamoci il contratto dei metalmeccanici, nell’interesse di tutte e tutti.