Da Rajoy a Trump
la destra in armi

Stavamo già riflettendo con tristezza sul ruolo che Rajoy, illustre testimone della destra, aveva magicamente interpretato sulla scena mondiale. Quest’uomo ha fatto tutto ciò che un briciolo di prudenza avrebbe sconsigliato: dopo aver dimezzato l’autonomia della Catalogna – enorme errore – ha pensato bene di fare il superduro, ignorando a lungo che la pentola, grazie a lui, stava bollendo. Poi, avrebbe potuto spiegare: “Guardate, state smentendo uno dei punti nodali della Costituzione, non posso darvi ragione, fate questo referendum sapendo che non potrò mai accettarne le conclusioni, se voglio stare nella legge. Ma sia chiaro che mai e poi mai chiederò alle forze di polizia di alzare le mani su altri spagnoli convinti che questo referendum sia legittimo”.

Ha preferito mandare i manganelli a fracassare ossa davanti ai seggi, senza distinzione alcuna di età e genere. Così le teste sanguinanti di nonne, figli, nipotine gli saranno sembrate testimoni di magnanimo spirito egualitario. Infine, sommerso da oltre due milioni di voti, espressi nonostante un clima da coprifuoco, commenta e sibila con la dolcezza di una Grimilde cupa e capricciosa. Miracolosamente, è riuscito a trasformare il confine, che non esisteva, con la pacifica Catalogna in un fronte para-militare, per poi trasferirlo nel cuore d’Europa, accolto dalla infinita gratitudine di un continente che non sognava altro: una bella miccia per accendere mille nazionalismi fasulli qui e lì, così non ci si annoia. A Bruxelles, nei corridoi e negli uffici, soffrivano. Passati, infatti, i bei tempi di Berlusconi quando ridere era facile, ora si aggrapperanno a Rajoy che promette benissimo e che pare appena uscito dal Congresso di Vienna degli umoristi di strada.

Si stava giusto pensando alla magnifica strumentazione politico-istituzionale che alla destra concede il pensiero di destra, e a quella giovanilissima elasticità mostrata in Spagna dalla pioggia di manganelli. Quand’ecco, giunge la notizia, spaventosa, della strage americana. Una sessantina di morti ammazzati, centinaia e centinaia di feriti ad opera di un pensionato americano, così si dice, appassionato di country, che avrebbe deciso di sterminare il gran pubblico di un concerto della sua musica preferita. Chissà com’è andata davvero. Ma intanto, il nervoso pensionato ha scaricato addosso a quella povera gente interi caricatori di proiettili. Aveva armi accanto a sé, alla finestra dalla quale ha preso la mira e altre ne aveva a casa sua.

Insomma, se gli avessero concesso un altro po’ di tempo, avrebbe ottenuto risultati anche più stupefacenti. L’Isis rivendica, ma pare che fra un po’, tempo di scampoli, il marchio rivendicherà anche gli errori della malasanità. Se il killer non avesse avuto quel bendidio di armi, comunque, è certo che non avrebbe mai raggiunto un target tanto allucinato, bruciando i bilanci di tutti i precedenti. Dal fosco quadro, ecco tuttavia spuntare la virile, destrissima volitività di Trump: perché se gli americani annoiati/rancorosi possono salire sui tetti e colpire al volo non si sa chi – non si spara più con cognizione, il bersaglio è l’alveare – lo possono fare con questi fantastici risultati, proprio e solo perché c’è Trump. Togliere le armi agli americani secondo lui equivarrebbe, grosso modo, ad un colpo di stato. Le imprese di Trump si intrecciano così con quelle di Rajoy nel grande cielo della destra più destra e illuminano l’aere come neon colorati sui tetti di Las Vegas. La sinistra non brillerà, ma la destra è una falce ubriaca.