I “libri banditi” di Novellara

Alla biblioteca di Novellara a Reggio Emilia, ci sono scaffali “transennati” con una grande X di adesivo colorato bianco e rosso. Strano, pensi, in una biblioteca frequentata da così tante persone, compresi tantissimi bambini e ragazzi, ci sono scaffali traballanti, pericolosi, forse prossimi al crollo. Poi ti avvicini e scopri che si tratta di tutt’altro. Scopri che si tratta di una bella iniziativa dal titolo “Libri banditi, per leggere senza stereotipi”. Gli scaffali sono solidi, ma i libri “transennati” sono quelli censurati nella storia, anche recente, a partire dai titoli inseriti nella lista che il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, sfidando il ridicolo, aveva a suo tempo fatto redigere. I lettori da “proteggere”, nel caso veneziano, a cui impedire la lettura (o la visione delle immagini) erano quelli dagli zero ai sei anni.

Nella lista erano inclusi capolavori della storia della letteratura infantile come “Piccolo blu e piccolo giallo” di Leo Lionni: protagoniste due macchie di colore che si vogliono così bene che finiscono per fondersi e diventare un po’ verdine. Che scandalo! E che dire di libri come “Dov’è il mio papà” di Ji-Yum Shin dove un piccolo pinguino deve assistere al matrimonio tra la sua mamma pinguina e un orso di cui si è innamorata. Un matrimonio contro natura da bandire! La lista sarebbe molto più lunga.

Colpisce, però, curiosando tra gli scaffali della biblioteca di Novellara, quanti titoli insospettabili abbiamo subito una qualche forma di censura. “Alice nel paese delle meraviglie” di Lewis Carroll, uno dei 20 libri più tradotti al mondo, fu censurato in Cina nel 1931 perché “attribuire intelligenza umana agli animali equivaleva a denigrare l’essere umano”.  “Le avventure di Tom Sawyer” di Mark Twain, tipico romanzo ottocentesco di “formazione”, nel 2011 negli Stati Uniti   venne pubblicato in forma rivisitata per evitare ogni commento poco lusinghiero sui nativi americani. Persino il titolo del volume “Harry Potter e la pietra filosofale” J.K. Rowling – serie più volte accusata di stregoneria – venne modificato negli Usa con l’idea che i bambini non potessero occuparsi o interessarsi alla filosofia. E sempre negli Usa, sul mitico “Capitan Mutanda”, serie di grandissimo successo di Dav Pilkey, si è abbattuta la scure censoria di alcune scuole. La ragione è semplice, il supereroe Mutanda a scuola ne combina di tutti i colori e il suo esempio, potrebbe incitare alla disobbedienza e alla maleducazione.

Se questa è solo una piccola parte di libri per l’infanzia che hanno subito una qualche censura, lunghissima è la lista dei libri per adulti messi all’indice; da “Furore” di John Steinbeck a “Madame Bovary” di Gustave Flaubert.

Nel bellissimo   docu-film “Santiago, Italia”, il regista Nanni Moretti ha inserito tra le scene più crude e rappresentative del golpe cileno l’immagine di militari che gettano in un falò decine e decine di libri quasi ad annientare, con quel gesto, ogni voce dissenziente.

E’ un’immagine filmica che ci ricorda come la cultura e la lettura da sempre facciano paura e che difenderle è una forma di resistenza civile a ogni latitudine. Anche oggi, da noi, in tempi di chiusura e di oscurantismo.