I lavoratori della cultura
chiedono che
si riconosca il loro ruolo

Di cultura si vive. Di cultura vivono i lavoratori che la producono, quelli che preservano il nostro patrimonio e gli artisti che la incarnano. Di cultura vive sopratutto un paese saldamente agganciato al proprio presente, un paese capace di leggere i tempi, immaginare e costruire il proprio futuro. Oggi di cultura non vive l’Italia. Il nostro Paese dimentica, e quando ricorda, tratta male un esercito di lavoratori a cui chiede prestazioni gratis o offre “opportunità” di lavoro sottopagato.
Questo esercito si è dato appuntamento a Roma sabato 6 ottobre PER IL LAVORO E LA CULTURA, una manifestazione nazionale a cui hanno aderito circa 70 associazioni e comitati di lavoratori del settore. Il sindacato dei lavoratori dello spettacolo della Cgil (Slc) è tra i promotori di questa manifestazione perché siamo convinti che le condizioni di lavoro di artisti e tecnici siano sempre più insostenibili e sempre più parlino delle condizioni dell’intero paese.
In Italia, il 37% degli artisti che fa spettacolo dal vivo denuncia di lavorare spesso o sempre in nero, mentre il 94 per cento di attori, danzatori e musicisti sotto i 30 anni  guadagna meno di 10.000 euro lordi l’anno. Eppure siamo di fronte a persone che hanno investito anni di studio nella costruzione della loro professione. Infatti, più della metà di loro vanta un titolo universitario o superiore e circa i tre quarti di loro ha un titolo specialistico di formazione nell’ambito dello spettacolo. Ebbene, solo un terzo riesce a lavorare per più di 6 mesi l’anno mentre un quarto non più di 2 mesi.
Sono alcuni dei dati inequivocabili fotografati dalla ricerca Vita da Artisti, realizzata da Slc Cgil in collaborazione con la Fondazione Di Vittorio. Ad aprile è stato firmato, dopo anni di resistenze, il contratto nazionale degli scritturati (artisti di teatro). Un contratto importante perché finalmente include nella rete di tutele anche i lavoratori autonomi. Questo contratto ha anche il merito di aver messo a disposizione di teatri e compagnie strumenti innovativi, capaci di cogliere i cambiamenti intervenuti e contemporaneamente tutelare i lavoratori. Eppure, questo contratto rischia già di non essere applicato dalle imprese che troppo spesso scelgono di non dare cittadinanza agli artisti per offrire loro “occasioni” di lavoro gratis o sottopagato.
Slc – Cgil lancia anche al nuovo governo una vecchia sfida: riconoscere a tutti i lavoratori dello spettacolo, autonomi o subordinati che siano, la loro professionalità, una rete adeguata di tutele e finalmente investire nella cultura stanziando per il Fondo Unico dello Spettacolo (FUS) una cifra adeguata. Di cultura si vive, il lavoro va pagato, il futuro si costruisce.
 Segretaria SLC CGIL Produzione Culturale