I ghiacci raccontano
il clima che cambia

Sta tornando con un prezioso bottino artico la spedizione scientifica nell’arcipelago delle Svalbard, in Norvegia. La terra, i ghiacci e le acque del grande Nord hanno custodito per milioni di anni la risposta a una grande domanda scientifica. Una risposta che avrà enormi conseguenze sulla nostra vita. Come sono cambiate esattamente nelle diverse ere le temperature? E cosa ha determinato il passaggio da un gradino all’altro di questa scala termica? Se riusciremo a capirlo sapremo molto di più sul riscaldamento globale. Le attività umane dall’era industriale ad oggi hanno innalzato la temperatura, ma ancora ignoriamo come, in proiezione, la cose potranno esattamente andare, anche nell’ipotesi di uno sforzo globale per fermare questo processo.

Per cinque anni il gruppo, studiosi ma anche marinai esperti, gente temprata a fare hard core science in luoghi ostili, è stato bloccato da tempeste epiche o grandi formazioni di ghiaccio senza riuscire a raggiungere il lago Ringgåsvanet e il ghiacciaio Ahlmannfonna. Di rinvio in rinvio, non si sono però persi d’animo e ora tornano a terra con campioni di fanghi e pietre che sono una vera libreria geologica Mario Acquarone, provetto skipper, presidente della Società Europea Cetacei, William D’Andrea, climatologo dell’osservatorio sulla terra, Lamon-Doherty dell’università del Massachusetts assieme al collega ricercatore artico Ray Bradley e il capo-spedizione Jostein Bakke, dell’università norvegese di Bergen, dove c’è un prestigioso centro di studi climatici.

“Torniamo con un vero bottino scientifico che darà risposte veloci e risposte che richiederanno anni di studi – spiega William D’Andrea –. L’unicità di questo lago antichissimo, circondato da stratificazioni di terra e ghiaccio, potrà veramente aiutarci a capire le variazioni delle temperature del passato e del futuro. I momenti più duri? Sicuramente quando il vento spingeva a sud i ghiacci. Più di una volta abbiamo pensato che nel giro di poche ore barca e apparecchiature scientifiche sarebbero rimaste intrappolate. Dopo anni di attesa, ci siamo riusciti”.

D’Andrea studierà le cuticole delle piante, uno strato interno composto da cere che proteggono dall’acqua. Le molecole grasse e le alghe morte potranno dire molto sull’andamento delle temperature e sulle precipitazioni del passato. Da qui a fare proiezioni sul futuro il passo è breve. E il capo-spedizione norvegese Jostein Bakke aggiunge: “Potremo vedere come nell’arco di tempo che ci interessa, gli ultimi 10.000 anni, i ghiacci si sono ispessiti o invece sono diminuiti, un andamento fondamentale per capire il futuro. “Tornati in laboratorio – spiega Rai Bradley – apriremo pian piano i tubi con il materiale fangoso raccolto e, con cautela, lo sverseremo su un piano, tagliandolo subito e adagiandone le parti a destra e a sinistra, come si farebbe con le pagine di un libro. La datazione dei diversi strati riserverà molte sorprese”.

Il libro di fango, pietre, piante e alghe morte sarà il diario della vita sulla terra e della sua temperatura. “Gli strati più ricchi di minerali ci diranno che in quel periodo i ghiacci sono aumentati, incorporando pietre”, aggiunge Bradley. I risultati andranno poi incrociati, per fare previsioni, con i disastri provocati dalle attività umane negli ultimi due secoli. E dopo che le previsioni usciranno preparatevi a vedere scintille nella polemica sul riscaldamento globale.

Il professor Bradley è infatti l’autore del famoso grafico a forma di mazza da hockey, presentato nel 2005 al panel sul clima del Congresso degli Stati Uniti. Dimostrava in modo visivamente impressionante come dalla Rivoluzione industriale in avanti non abbiamo fatto altro che modificare velocemente il clima, riscaldandolo e inquinandolo. I repubblicani si scagliarono contro Bradley, accusandolo di essere “ideologico”. Intervennero in sua difesa illustri colleghi, in prima fila gli studiosi del Nord Europa. Ora che sono in arrivo previsioni inoppugnabili c’è da attendersi altri duri attacchi. Ma Bradley replica con ironia: “Abbiamo navigato in acque artiche pericolose, speriamo di schivare anche le insidie di chi non vuole credere che la Terra è proprio in pericolo”.