I dannati dei Balcani
perseguitati
dal gelo e dalla ferocia

Sono i militari croati a organizzare le squadracce che picchiano, frustano, respingono i migranti che vengono dalla Bosnia Erzegovina. Botte, calci, a volte stupri con rami d’albero o marchi con ferro incandescente, morsi dei cani aizzati dai poliziotti. Inutili le smentite di Zagabria: ci sono le prove, fotografie e video (riportate da un’inchiesta dell’Avvenire), che mostrano cosa possono fare gli uomini quando diventano belve, anche se sono pagati dal loro stato e dall’Europa, guardie di confine o poliziotti. E poi, quando la spedizione punitiva è finita, le braccia spezzate e le teste rotte, via le scarpe, i cellulari, gli zainetti, il denaro. Via nella foresta, indietro, a piedi scalzi nella neve, da soli con i lupi.

The Game, senza regole

rotta balcanica
E’ The Game, la rotta balcanica. Il tentativo di chi cerca rifugio e asilo senza dover mettere in gioco la vita nel Mediterraneo. Ma anche qui, come in mare, i confini dell’Europa chiedono il loro tributo di sangue. La Croazia è Europa, la Bosnia no. A Velika Kladusa, a Bihać, a Miral si ammassano le persone in attesa di partire, o per curare le ferite dell’ultimo tentativo. Anche qui, lo stato non collabora, rende difficile ai volontari l’accesso alle strutture, povere strutture fatiscenti senza quasi servizi né riscaldamento. Ma la maggioranza dei migranti resta fuori, migliaia di persone in accampamenti di fortuna. In più, il generale inverno invia la neve: è possibile che si tenti di nuovo The Game, nella speranza che le squadracce pubbliche preferiscano non esporsi alle temperature sottozero.

Una catastrofe umanitaria

Ora l’Oim lancia l’allarme: “E’ una catastrrofe umanitaria”. Dopo l’incendio del campo di Lipa centinaia di persone dormono all’aperto, con temperature molto al sotto dello zero (qui il video di Francesca Mannocchi per l’Espresso). Intanto il confine italiano, Trieste, diventa lontanissimo e, anche lì, i respingimenti sono la norma. Eppure si tratta di persone che hanno diritto di fare domanda di asilo. Afghani, pakistani, iracheni, siriani, iraniani… a chi possono chiedere rifugio?
Giovani soli, ma anche famiglie. E, sì: a camminare nella neve ci sono anche donne e bambini: lo testimonia il documentario girato da Marco Caputo, “No borders. Flusso di coscienza” al confine italo sloveno. Nel filmato i quaderni di scuola, i libri, le bambole perdute, oltre ai tesserini di identità abbandonati per evitare il prossimo respingimento.
The Guardian, era il maggio scorso, aveva pubblicato un’inchiesta di Lorenzo Tondo che accusava la polizia croata di segnare i migranti islamici con una croce sulla terra. Si sa da tempo che la polizia bosniaca, come quella croata) sia responsabile di innumerevoli attacchi violenti ai migranti, e minacce (anche di morte) ai responsabili delle associazioni per i diritti umani che se ne occupano. Cosa fa l’Europa? Indovinate.

Inchiesta sulla violazione dei diritti dei migranti

Foto di Leroy Skalstad da Pixabay

Del resto cosa pretendere da chi si affida, ancora oggi, ai miliziani libici per controllare le frontiere del sud? Poi certo, l’Ufficio del difensore civico europeo ha aperto un’inchiesta sulle violazioni dei diritti dei migranti da parte delle autorità croate: qualcuno si è ricordato che le operazioni di vigilanza delle frontiere sono finanziate dall’Unione Europea: in particolare dal 2017 la Croazia ha avuto 108 milioni di euro dal Fondo Asilo, e più di 23 milioni per l’assistenza ai profughi.

Ma intanto i respingimenti (illegali) si moltiplicano. Dall’inizio del 2020 il Danish refugee council ha contato più di 15.600 respingimenti dalla Croazia alla Bosnia, molti accompagnati da violenze. All’Europa, a parole paladina dei diritti umani, va bene così. Almeno finora.
Il terremoto in Croazia non aiuterà, la distruzione di Petrinja ha lasciato migliaia di senza tetto. Non aiuterà il meteo, che annuncia ancora gelo e neve. Ma neanche l’ipocrisia di chi sembra scoprire solo ora l’emergenza umanitaria della rotta balcanica alle frontiere orientali dell’Europa, mentre le denunce di quel che avviene sono state lanciate da anni (qui un link del giugno 2019). Associazioni umanitarie, giornalisti testardi, operatori e fotografi coscenziosi non hanno lesinato denunce e racconti. Finora inascoltati.