I Cinque Stelle alla prova del governo

E adesso che succede? La possibilità di fare un governo con la Lega di Salvini pregiudica, e di molto, la scelta di campo che il M5S aveva prospettato, di provare ad aggredire i dossier più complicati, dalla questione Ilva (riconversione del sistema industriale) al dissesto idrogeologico, dallo stop alla cementificazione all’accelerazione dell’uscita dalle fonti fossili, indirizzando il nuovo governo targato 5 Stelle verso una transizione alla green economy e alle prospettive di un riuso del territorio in nome di un’economia circolare che diventa il progetto del futuro.

Con chi potranno i 5 Stelle affrontare questi temi? Con chi come Calderoli amava i lupi perché ne aveva uno in casa? Con chi sta provando a frammentare e disarticolare il sistema delle aree protette (leggi Stelvio) e che spera di poter mettere mano a quelle (poche) proposte di legge che difendono il territorio dalle aggressioni dei signori del cemento e del petrolio?

Difficile che i grillini possano  essere all’altezza dei grandi problemi di cui l’Italia è afflitta.  Adesso il populismo dei grillini che sarebbe potuto diventare “vicinanza al popolo” se in alleanza con il Pd ridiventa, nell’abbraccio leghista, demagogia popolare e ricerca spinta del consenso della pancia dei cittadini, e quello che poteva essere un progetto sostenibile in ogni senso, ridiventa un’aberrazione.

Perché non c’è speranza che possano essere i grillini ad ammorbidire il programma politico xenofobo, razzista e sovranista delle Lega che non è nuova sulla scena politica italiana, ma ha attraversato vent’anni di potere politico, territoriale, amministrativo.

Forse potrebbe essere, invece il contrario. Ovvero che si possano creare le condizioni per una scelta di campo governativa, da parte dei grillini, verso la parte più vicina alle pulsioni leghiste.