Suprematisti in guerra
ma la sinagoga di Halle
non era protetta

Ora la polizia c’è, davanti alla sinagoga nella Humboldtstrasse di Halle. Ma mercoledì non c’era neppure un agente né un’auto della polizia quando Stephan Balliet ha cercato di irrompere nel tempio per ammazzare quanti più ebrei possibile. Era il giorno del Yom Kippur, la festa dell’espiazione, una data sensibile, forse quella più sensibile di tutto il calendario, con le sinagoghe piene di fedeli, ogni attività sospesa e tutta l’attenzione della comunità concentrata sui riti. Un giorno in cui la vigilanza avrebbe dovuto essere particolarmente serrata. Anche perché è la ricorrenza della guerra che nel 1973 la coalizione araba guidata da Egitto e Siria scatenò contro Israele. Eppure, incredibilmente, è toccato agli uomini della sicurezza della sinagoga impedire che l’assassino entrasse e facesse una strage tra i 70-80 fedeli che si trovavano nel tempio. Aveva armi per 4 chili di esplosivo, fra pistole e fucili automatici e granate. Mercoledì siamo stati a un passo da uno dei più sanguinosi attentati terroristici mai avvenuti in Europa. sinagoga_halle

Incredibile leggerezza

L’incredibile leggerezza delle autorità che avrebbero dovuto vigilare sulla sicurezza della comunità ebraica di Halle viene criticata, ora, da tutti i media tedeschi e sarà oggetto, probabilmente, di provvedimenti amministrativi contro i responsabili. Ma non stupisce più di tanto se si considera la prassi delle misure di sicurezza anti-terrorismo in Germania. Rispetto ad altri paesi, per esempio la Francia ma anche l’Italia, nella Repubblica federale i controlli sono piuttosto blandi e spesso del tutto insufficienti. Se ne sono viste le conseguenze in vari casi, per esempio nella strage al mercatino di Natale a Berlino (12 morti e 56 feriti il 19 dicembre del 2016), ma se ne è potuta avere la drammatica percezione, per chi ha partecipato all’evento, in occasione di un concerto nel teatro all’aperto della Waldbühne di Berlino nell’estate successiva. Daniel Barenboim dirigeva l’orchestra israelo-palestinese e si trattava, perciò, di un evento fortemente a rischio di attentati terroristici. Nonostante questo, però, la presenza della polizia era scarsa e incredibilmente non coordinata. Gli spettatori erano costretti ad ammassarsi confusamente ai botteghini, dove solo i possessori delle borse più voluminose venivano dirottati su altre file altrettanto disordinate. Un eventuale attentatore sarebbe arrivato tranquillamente in mezzo alla folla senza che nessuno lo controllasse.

Non darla vinta ai terroristi

La debolezza delle misure di sicurezza è anche testimonianza di una cultura degli eventi pubblici che ha, paradossalmente, i suoi lati positivi. In Germania pare che sia stato preso più seriamente che altrove il paradigma secondo il quale non bisogna darla vinta ai terroristi accettando di blindare la vita pubblica, che è poi proprio il loro principale obiettivo. Però bisognerebbe non esagerare e quello che è successo a Halle è la testimonianza di una gravissima, imperdonabile incoscienza.

Un’incoscienza tanto più grave se si considera la seconda caratteristica dell’attentato di Halle. Dietro il quale c’è certamente l’humus criminale dell’antisemitismo e del suprematismo “ariano” diffusi nella regione, la Sassonia-Anhalt dove alle ultime elezioni l’estrema destra xenofoba di Alternative für Deutschland si è affermata come secondo al partito con oltre il 23% dei voti (e quasi il 2% ha preso il la NDP, partito dichiaratamente nazista), e in quasi tutto l’est tedesco che fu parte della RDT, ma che si inserisce in un quadro ben più ampio e articolato, ed estremamente più preoccupante.

Suprematisti bianchi

L’azione di Balliet ha ricalcato passo per passo quella di Brenton Tarrant, il suprematista biancoc he nel marzo scorso fece strage di 50 fedeli in una moschea di Christchurch, in Nuova Zelanda. E questi, a sua volta, si era ispirato, per il suo raid di sangue, al norvegese Anders Breivik, che uccise 77 persone nel luglio del 2011, e all’italiano Luca Traini, che impazzò sparando per le strade di Macerata e che, non a caso, figurava nel pantheon degli eroi di Tarrant. Non sono stati gli unici episodi di una spirale di sangue che ha caratteristiche ben precise e strutturate, a cominciare dall’uso spregiudicato e abbastanza sofisticato dei social-media per dare risalto alle azioni criminali. In questo i suprematisti bianchi agiscono con gli stessi strumenti e le stesse tecniche che furono di Al Qaida e dell’Isis. Balliet ha aggiunto al bagaglio del suo odio un obiettivo specificamente “tedesco”, gli ebrei, ma lo spirito è lo stesso: come è stato per i fanatici del fondamentalismo i suprematisti hanno legami fra loro, fanno proselitismo, hanno cominciato una guerra. Che si concretizzerà in tante altre “battaglie”: attentati e omicidi. Il nemico sono, come si legge e si sente nelle dichiarazioni del tedesco tutti i “non-bianchi”, tra cui sono annoverati anche gli ebrei, oltre ai turchi e agli arabi.

È una guerra quella che si sta preparando e si è cominciato già a combattere. Potrebbe non essere meno dura e costare non meno sangue di quella combattuta contro il fondamentalismo dei tagliatori di testa.