“C’è un’organizzazione dietro l’attacco antisemita a Halle”

Gadi Luzzatto Voghera, storico, direttore della Fondazione Centro di documentazione ebraica contemporanea, CDEC, con sede a Milano, è uno dei maggiori studiosi dell’antisemitismo. Ha raccontato l’ebraismo a un vasto pubblico, parlando non solo ad altri accademici, ma in dialogo con giovani, comunità civili e di varie religioni, associazioni. Figlio di Amos Luzzatto, scrittore e saggista, che è stato presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, Gadi Luzzatto Voghera si batte contro ogni forma di razzismo promuovendo la conoscenza umana e culturale dell’altro.

Conversiamo con lui partendo dal fallito attacco alla sinagoga di Halle, in Germania, da parte di un giovane tedesco che ha comunque ucciso due persone, inveendo contro gli ebrei, i musulmani, le femministe. L’uomo ha accusato gli ebrei di “essere la causa di tutti i nostri problemi”.

Un altro crimine d’odio. Come si è arrivati a questo?

Temo che siano molte le istanze che hanno armato la mano del ragazzo. C’è sicuramente un’organizzazione alle spalle che ha fomentato il suo intento. Poi c’è una componente sociale molto forte: la Sassonia-Anhalt è devastata da vent’anni di crisi dirompente.

Dovuta a che cosa?

Alla difficoltà che ha la Germania di includerla in una prospettiva economica accettabile. La Sassonia-Anhalt, il Land dove si trova Halle, e la vicina Sassonia hanno perso il venti per cento di popolazione in vent’anni. Questo impoverimento del tessuto civile ha portato violenza, disorientamento politico e una crescita a dismisura dei partiti sovranisti locali, che locali ormai non sono più.

Un attacco che ha colto tutti di sorpresa?

No, non è un fatto sorprendente, è semmai un fatto ricorrente, in Europa, negli Stati Uniti, in Nuova Zelanda con la strage alla moschea. I responsabili sono giovani. Perché i giovani pensano che dalla violenza si possa tornare indietro. L’attentatore di Halle utilizzava le armi in modo professionale, pur non avendo ricevuto, per quanto si sa, un addestramento militare, a differenza di altri appartenenti a gruppi neonazisti che hanno combattuto in molti Paesi, dall’Ucraina alla Siria. L’uomo di Halle si muoveva come in un videogioco, con un distacco emotivo totale, una fluidità irreale mentre distribuiva morte.

C’è un’assuefazione alla violenza che viene dai videogiochi di guerra?

Direi che se questa e altre componenti (sentirsi considerati socialmente trascurabili dallo Stato) incrociano una lunga ideologia politica come l’antisemitismo si ottiene una miscela esplosiva. Che accada in Germania complica le cose. È un Paese dove i diritti, le libertà sono veramente presi seriamente e praticati. Ma non c’è, in Germania come nel resto d’Europa, la libertà di esercitare la religione ebraica. Non ricordo a memoria mia di essere mai stato in sinagoga senza vedere forze dell’ordine. A Halle non c’era alcuna difesa attiva. Solo quella passiva, degli ebrei terrorizzati all’interno del tempio con la sola speranza che le porte non cedessero.

In Europa non c’è libertà religiosa solo per gli ebrei?

Non c’è neppure per i musulmani, e non solo in Europa. Si può fare irruzione in una moschea, come è accaduto in Nuova Zelanda, e fare una strage. Non assicurare al cittadino il diritto di esercitare le proprie libertà è una debolezza dello Stato.

Noi consideriamo la Germania uno Stato forte.

Dovrebbe essere così. La Germania conduce un’educazione civica esemplare. Vi sono una decina di dipartimenti universitari che si occupano solo di storia e filosofia ebraica. Tuttavia, il malessere sociale sembra aumentare di anno in anno in certe aree e in certi ambienti. Non si dice che i movimenti di estrema destra tedeschi sono pieni di uomini dei servizi di sicurezza, e certo non per fare indagini. Del resto, che il direttore del nostro Copasir sia uomo di collegamento tra Lega e Casa Pound non mi rassicura.

Come reagisce la sinistra a questa situazione?

Per me, che sono di sinistra, è una domanda imbarazzante. Ho scritto un libro sull’antisemitismo a sinistra. Tante le cause storiche, da un terzomondismo che ha fin da subito condannato Israele e rappresentato sempre e solo come vittime dello Stato ebraico i palestinesi, senza vedere il cinico uso che i tanti soggetti in campo ne hanno fatto, fino alle persecuzioni degli ebrei con i pogrom prima e durante il comunismo sovietico. Affrontare il tema è da coraggiosi. La sinistra italiana preferisce fare lo struzzo. Faccio notare che Angela Merkel è subito andata alla sinagoga di Halle. E i nostri rappresentanti della sinistra? In quale maniera hanno fatto un gesto, una testimonianza? C’è una visione vecchia su questi temi. La chiesa cattolica è molto più efficace.

Cosa fa la Fondazione che lei dirige per prevenire l’odio contro gli ebrei e altre minoranze religiose?

Siamo una realtà piccola, quindi cerchiamo soprattutto di lavorare con i giovani e i loro insegnanti. I docenti funzionano da moltiplicatori, il messaggio che reca ogni nostro documento d’archivio diventa grande come una classe, poi una scuola e così via.

Questo clima renderà l’Europa ancora meno accogliente? Si prefigura un esodo dei curdi ormai alla mercé della vendetta di Erdoğan

Lì si gioca una partita sporchissima. La situazione dei curdi è vergognosa. Va riconosciuto il loro ruolo nella storia contemporanea. Hanno salvato l’Occidente battendosi contro l’Isis. Ma, come fu per Sarajevo, l’Europa farà tanti comunicati stampa. Temo non molto di più.