Habemus Spid.
E, incredibile,
non è una spada laser

Habemus SPID . Alla fine ci sono riuscito, (leggi qui  la mia avventura) ma è stata una lotta impegnativa, con lunghe attese e improvvise accelerazioni, armato di carta e matita, computer e cellulare in una proficua sintesi tra analogico e digitale. Dopo aver abbandonato una banca sconosciuta e bugiarda, che voleva farmi certificare in tabaccherie prive del sistema necessario, mi affido alle Poste Italiane, che da 158 anni, tra alti e bassi, stanno cercando di unificare l’Italia con un faticoso servizio pubblico.

Allora si riparte. Entro nel link indicato nella email che mi è arrivato, clicco “accedi”, ma non succede niente. Riprovo più volte e non succede niente, ma i ripetuti tentativi mi hanno reso sospetto a qualche algoritmo e sono messo in punizione, per due volte sospeso dall’accesso per 30 minuti. Allora telefono al numero verde e comincia una lunga attesa. Prima di tutto devo arrampicarmi su un “albero vocale” che mi costringe a scegliere tra vari numeretti per non farmi parlare con un vero essere umano. Quando credo di arrivarci, resto in attesa con una musichetta di sottofondo, più inquietante che noiosa, e devo ascoltare per 30 o 40 volte una vocina che mi promette: “la preghiamo di attendere, risponderà al più presto il primo operatore disponibile”.

Alla fine arriva una voce umana che mi chiede, in modo sbrigativo, il codice fiscale per potermi riconoscere. Sì, sono proprio io. Comincio a spiegare il mio piccolo problema… e cade la linea. Ricomincio tutto da capo, con albero vocale, musichetta e vocine promettenti. Arriva la voce umana, inizio… e cade la linea. Ma lo sport rende ostinati e quindi rifaccio tutto da capo e conquisto una voce umana che non cade e mi risponde: “chebrowserutilizza?”. Chebrowser? chiedo, e subito dopo cade di nuovo la linea. Comunque, mi arrangio e cambio browser (è il programma che ci permette di navigare in internet, ma ce ne sono tanti e non sempre chi utilizza un Mac ha la vita facile) e procedo faticosamente.

Sul cellulare e sul computer mi arriva una tempesta di codici e richieste di password e conviene segnarli su un foglio di carta e cancellare via via quello che non serve più, ma sottolineando – per non dimenticare – la preziosa password. Poi, su consiglio di mio figlio, che è quasi un “nativo digitale”, vado ad attivare il mio codice di riconoscimento a un ufficio postale periferico, che mi risolve anche un piccolo intoppo con rapidità e buon senso. Alla fine, ma davvero alla fine, ottengo il mio SPID, anche se non me ne accorgo subito. In effetti, sviato da troppa letteratura fantasy, pensavo fosse una sorta di spada infuocata, invece è solo la mia email e la password conquistata dopo mille giravolte.
E adesso: che lo SPID sia con voi.