Guerra a Francia e Tav
Ma intanto i 5 Stelle
hanno perso l’anima

Il dado è tratto, o forse no. Con l’avvicinarsi della data fatidica del voto europeo, i 5 Stelle cercano di uscire dall’angolo in cui sono stati messi dall’alleato Salvini, e rilanciano su tutto. Insultano le istituzioni nazionali, europee e mondiali, dalla Banca d’Italia alla Commissione Ue  fino al Fmi, rei di vedere un futuro a tinte fosche per la nostra economia. Attaccano sindacati, Caritas e volontariato, tutt’altro che entusiasti degli effetti limitati e contraddittori del reddito di cittadinanza, nonostante gli annunci e la propaganda governativa al limite, anzi oltre il ridicolo (“Abbiamo sconfitto la povertà”, “E’ nato il nuovo Welfare”). Intensificano l’offensiva anti-Macron, al punto di provocare una crisi diplomatica senza precedenti, con il richiamo dell’ambasciatore francese a Parigi, la prima volta dall’aggressione nazifascista, dopo l’incontro con una frangia ultraminoritaria e violenta dei gilet gialli, senza peraltro incassare alcun endorsement. Mantengono la politica estera di un intero Paese in isolamento mondiale rispetto alla gravissima crisi democratica e sociale del Venezuela. E infine vanno all’affondo conclusivo sulla Tav, con modi bizzarri e sconcertanti (una commissione tutt’altro che imparziale, una relazione secretata per settimane), e con proclami definitivi: “Finché il M5S è al governo, l’opera non si farà mai”.

Ora si tratta di capire se quel mai può arrivare fino al punto di mettere in conto una crisi di governo e magari elezioni anticipate.  Assai poco convenienti per Di Maio e soci, almeno a giudicare dai sondaggi attuali. Ma il fatto è che, col passare del tempo, le cose possono andare anche peggio: i dati dell’economia sono destinati ad aggravarsi, e al governo lo sanno benissimo nonostante i comici annunci del premier Conte (“Il 2019 sarà un anno bellissimo”). Lo stesso effetto propagandistico del Reddito di cittadinanza è destinato a scemare in fretta: le risorse sono assai limitate rispetto alle promesse e non ci vorrà tanto a scoprire che i famosi 780 euro saranno disponibili per una limitatissima platea di disoccupati single. Quindi, dalle parti della Casaleggio associati, devono aver fatto lo stesso ragionamento che fece Matteo Renzi a Palazzo Chigi dopo la sconfitta referendaria: meglio votare subito, prima che le fila degli avversari si ingrossino troppo. Solo che il presidente Mattarella impedì quello sbocco: sarebbe altrettanto risoluto oggi?

Il fatto è che comunque questi pochi mesi al potere sembrano aver compromesso irrimediabilmente la credibilità di un Movimento che proclamava un cambiamento radicale delle cose, dalla distribuzione della ricchezza, all’ambiente, alla solidarietà. Ma l’incontro con Salvini e con il peggiore estremismo leghista, ha svelato ben presto l’inganno. La vicenda della richiesta di autorizzazione a procedere per il ministro degli Interni nella vicenda della nave Diciotti è emblematica, al di là degli scambi e dei calcoli politici dei due alleati. Quando Di Maio, e Conte, e Toninelli rivendicano come “atto collettivo” la scelta di tenere sotto sequestro 170 migranti, compresi decine di bambini, nella nave della Guardia Costiera costretta a vagare per settimane nel Mediterraneo, dicono il vero. Peccato che la responsabilità penale sia individuale e che quindi quella auto-chiamata di correo non sminuisca affatto le responsabilità di Salvini. Ma politicamente, Di Maio e soci, sono chiaramente complici di quella e delle altre scelte disumane del Viminale, a cominciare dall’accanimento contro i soccorritori della Sea Watch nelle stesse ore in cui centinaia di migranti morivano affogati nel Mediterraneo. Se è sulla incompetenza, la faciloneria e l’arroganza di governo che i 5 Stelle hanno perso la credibilità politica, è sulla cinica complicità contro i migranti, dai porti chiusi alle deportazioni dai Cara, che hanno perso anche l’anima. E per riacquistarla non basterebbe certo qualche decimale di Pil.