Grillo a teatro
nel teatro di Grillo

Come si fa a mettere le mutande ad un teatro? Pare impossibile, ma nel mondo a cinque stelle accade, non senza spasso per chi assiste alla scena.
È una storia piccola piccola, ma succosa come una prugna matura. Il tutto accade a Roma, e il teatro è il “Flaiano”, che si annida nel centro del centro dell’Urbe, passato nobile, presente, come si vedrà, nebbioso. Con ordine: alcuni giornalisti chiedono notizie su quel sipario al vicesindaco, Luca Bergamo, che è anche assessore alla cultura nella giunta Raggi e lui risponde: “Ho appreso dalla stampa che lo ha preso Grillo per farci attività di teatro. Essendo un grandissimo attore, mi fa piacere e mi fa piacere che il teatro Flaiano ritorni a vivere essendo un luogo bello e importante della vita teatrale della città”.
A parte il particolare per cui senza la stampa l’assessore alla cultura di Roma non avrebbe saputo nulla delle condizioni d’uso di uno storico teatro del centro, tutto bene. Il braccio destro di Raggi è felice di quel che ha letto sui giornali, pare. E i giornali, on line, riprendono quella gioia senza spargimenti di sangue: se l’assessore non ha nulla da obiettare al fatto che Grillo avrebbe messo le mani sulla sala, vorrà ben dire che le cose stanno proprio così… quell’entusiasmo suona davvero come conferma di una voce insistente.
Invece no. Cioè, non si sa; ma è certo che qualche ora dopo l’importante amministratore della Capitale prende carta e penna e fa sapere, a proposito di ciò che è stato riportato delle sue parole: “Ho risposto basandomi sulle informazioni contenute nella domanda, non sulla conoscenza di altre notizie”, càspita!, e conclude a giaculatoria: “Non so di chi sia la proprietà del Flaiano, non conosco la programmazione del teatro, sono contento che riapra… mi piace il teatro di Beppe Grillo, e dunque sarò contento di poter assistere a un suo spettacolo se decidesse di farne a Roma”.
Cos’è successo? Cosa ha mosso questo tentativo di smentita? Cos’ha convinto l’assessore alla cultura che era il caso di rimetterci la faccia? Altri elementi, utili: l’anno scorso la sala ospitò i festeggiamenti per le vittorie comunali dei cinque stelle, con un mazzo di sindaci tra cui Raggi e Appendino. Poi, se si va sul sito specifico si può facilmente apprezzare come in cartellone ci siano fin qui solo due date, il 23 e il 24 novembre, tutte e due destinate a “Insomnia” di Beppe Grillo. Niente di più. Com’è? Primo: conviene avvisare il rispettoso vice-sindaco che la fortuna ha deciso di baciarlo in fronte, perché incredibilmente i suoi desideri stanno per avverarsi: Grillo – l’artista che lui ama – si esibirà esattamente in quella sala, di cui lui sa nulla, nemmeno dopo che, per smentire con precisione, avrebbe dovuto informarsi. Secondo: è certo che si è informato, ma che gli deve essere stato detto: dì una parola di più e sei fuori. Grillo è la prima compagnia teatrale al mondo in grado di far fuori un vicesindaco – e anche una sindaca – se e quando gli garba. Tramontato il tempo del Campidoglio, eccoci nel tempo del Flaiano, il potere abita lì.