Grazie a Togliatti per quegli articoli della Costituzione

Se la repubblica riuscirà ancora una volta a salvarsi, e a evitare il baratro che il governo gialloverde le prospetta ogni giorno di più, dovrà ringraziare di nuovo Togliatti. Proprio la bestia nera della cultura più retriva oggi al potere, il padre costituente dipinto da Travaglio come il criminale dalle “scarpe chiodate”, offre una estrema via di salvezza.

Mentre la cosiddetta società civile è inerte e in larghi strati complice o indifferente verso la banalità dell’inumano, la confusione che ha colpito le culture politiche genera persino la velleità mostruosa di accarezzare un salvinismo di sinistra per andare verso i ceti popolari, la penna di Togliatti ha tracciato la risorsa possibile per scongiurare gli abissi.

Come ha documentato il costituzionalista Gianni Ferrara, al Migliore si deve il concepimento, con Lelio Basso, del più socialista degli articoli della Carta, l’articolo 3 che formula il progetto di una eguaglianza sostanziale, e soprattutto l’estensione di proprio pugno dell’articolo 13 della costituzione, il più liberale e garantista del documento repubblicano.

Se quello che per la coscienza cattolica più avanzata è un peccato che indigna nel profondo, per i magistrati è un preciso reato perseguibile per legge, ciò è possibile sulla base dell’articolo 13. La formulazione che ne diede Togliatti recita: “non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge”.

A bordo della nave Diciotti si consumano arbitri, limitazioni, restrizioni ingiustificate contro il corpo dei profughi. Le pratiche liberticide del Viminale non indicano solo una questione politica, in uno Stato costituzionale di diritto che riconosce le libertà fondamentali, la condotta del leader lepenista è anche una questione criminale. La magistratura, in questo suo doveroso intervento, oggi non può contare sul sostegno dell’opinione pubblica. In Italia la società civile si è mobilitata nei primi anni ‘90 per i reati contro il finanziamento pubblico dei partiti ma adesso non sente come propria la causa della dignità violata di persone che hanno una pelle nera