Grasso e Boldrini
non faranno
le belle statuine

E’ arrivata nel cantiere di “Liberi (anzi Libere) e uguali” anche Laura Boldrini. La fisionomia di questa lista, che forse diventerà un partito, assume sempre più le caratteristiche di una formazione di centro-sinistra. Chi ha avuto timore (non io) che potesse nascere una Cosa Rossa si sarà tranquillizzato. Credo che anche Prodi può guardare con attenzione questo rassemblement che sembra riportare alla mente alcune delle cose che al professore piacevano. Soprattutto quella principale, cioè il radunarsi di diverse esperienze. Non le chiamo culture perché in questi anni è stato fatto un deserto e oggi, per mescolare culture, bisogna rifondarle.

Tuttavia in questa area c’è tanta gente che ha vissuto la stagione renziana non con il mugugno di chi ha visto affermarsi un giovane ma con la rabbia, via via crescente, di chi ha visto sul terreno sociale affermarsi linee di condotta estranee alla sinistra. Ha detto giustamente Maurizio Landini che questa legislatura passerà alla storia per il maggior numero di leggi contro il lavoro. Non era mai successo.

Boldrini e Grasso costituiscono, però, una leadership ingombrante. E’ bene che i dirigenti dei partiti fondatori se lo mettano in testa. E’ escluso che siano arrivati per fare le belle statuine. L’on. Boldrini è donna di grande carattere. Pietro Grasso rivendica di aver sempre comandato. Perché ricordo queste caratteristiche? Perché il primo deficit che lista e futuro partito devono affrontare, e superare, è quello della democrazia interna.

Ho letto ad esempio una dichiarazione del sen. Grasso assai favorevole all’ingresso in LeU della leader degli ambientalisti dandole subito la certezza di un seggio parlamentare e il compito di coordinare la campagna elettorale. Ok. Ma a un certo punto questa area dovrà cimentarsi con il voto, il contrasto, la gara. E’ un tema essenziale ed è stato un tema ossessivamente portato avanti dal mio recente amico Arturo Parisi che alla democrazia pensava quando pretendeva primarie larghe e per qualunque cosa.

Bisogna anche che i leader che hanno fondato la lista unitaria sappiano che i due neo-leader sono persone di grande visibilità pubblica e anche di una certa facondia. Ciò richiede una certa prudenza da parte loro, ma la stessa prudenza è richiesta a chi non condividerà alcune loro prese di posizione. Non sarà un pranzo di gala.

La svolta può venire solo da una identità riconosciuta. Escluso che questa identità possa richiamare la storia della sinistra in via esclusiva. Non perché ci sono Grasso e Boldrini, per carità. Ma perché il tema che si sta riproponendo è quell’ “heri dicebamus” che sembra far immaginare a tanti nostri militanti che, chiuso il capitolo Renzi, si ricomincia daccapo.

Qui occorre serietà di analisi. Renzi non è stato un golpista, anche se ha maltrattato Enrico Letta. Ha preso i voti in due primarie e li ha presi soprattutto la prima volta perché molti militanti, anche di sinistra, volevano voltare pagina. Il tema c’è ancora. Ma c’è in maniera del tutto diversa da come pretendeva che fosse Matteo Renzi. Renzi ha immaginato una cosa che oggi chiameremmo alla Macron, con una piattaforma sociale che sarebbe stata condivisa da Emma Bonino e dai radicali e con l’ostracismo verso sindacati e personalità di storia comunista (ovviamente Veltroni e Fassino, come hanno detto, non sono mai stai comunisti).

Questa carta è stata giocata ed è fallita. L’altro modo in cui si poteva voltare pagina era quello di resettare la sinistra, metterla tutta sulle proprie spalle ma portandola là dove non era mai stata. Questa sinistra rinnovata non può più rinunciare a una lettura di classe, non mi viene altra espressione. Non avrebbe dovuto pensare che una riforma istituzionale fosse più importante di una buona legge sul lavoro. Oggi gli elettori in fuga dal Pd questo chiedono. E chiedono moralità e fine di ogni personalizzazione della politica. Qui LeU è partita male. Lo dico e mi taccio.

Il tema che Boldrini e Grasso devono mettere al centro della loro esperienza di direzione è l’accettazione di un’area critica che se parla di diseguaglianze pensa che sia colpa di una certa struttura capitalistica non di cattivi imprenditori o di cattivi politici. Sono cose che ormai a Prodi, come si vede dal suo recente libretto, sono presenti.
L’altro segnale che va dato immediatamente è che la formazione della lista non deve essere un arrembaggio e sta in lista chi non è negli elenchi fiduciari di un capo o di un ex capo o peggio ancora un suo, o una sua, portavoce. Ogni nome deve avere una biografia piena di cose fatte, di titoli, di presenza nella società. Non chiedo molto a questa lista di LeU (da cui sono rigorosamente fuori). Non chiedo molto perché il cammino verso una nuova sinistra è appena iniziato. Non so se al prossimo step vi arriverà con LeU o se vi arriverà tutta intera. So che verrà il tempo in cui riparleremo di socialismo.