Gramsci e Greta:
smettere di aver paura
della cattiveria sui social

Nei giorni scorsi ho scritto – proprio per Strisciarossa – un articolo sulla figura dell’intellettuale e sulla necessità che una classe dirigente si formi per aiutare le persone a maturare e promuovere ideali di giustizia, lealtà e condivisione in larga parte della popolazione, quella più vicina a una idea popolare e sociale in antitesi alla visione liberale e populista che, almeno nel recente passato, è sembrata imporsi a livello internazionale – e anche nella attuale visione del Governo italiano. 

Per farlo la settimana passata mi sono documentato, in particolare rileggendo un testo molto noto, ovvero “Gli intellettuali” di Antonio Gramsci, uscito per Editori Riuniti nel 1975; testo che mi sono sentito di fotografare e pubblicare sulla mia bacheca (privata) Facebook come una delle mille cose che faccio in pausa pranzo. Apriti cielo.

Epiteti, insulti, mail private, dileggio in altrui bacheche, sbeffeggio, richieste di conversione (non scherzo): certo tutto questo è poca cosa rispetto a quanto accaduto a Greta Thunberg, la ragazza svedese che lotta per il clima e che con il proprio entusiasmo ma anche con la propria fermezza ha convinto milioni di ragazzi nel mondo a scendere in piazza per rivendicare un diritto altrettanto banale e sacrosanto, quello delle lotte ambientali e climatiche che sono semplicemente fondamentali per la salvaguarda del nostro futuro. In fondo è questo che dice Gramsci: Greta Thunberg è riuscita da sola e col proprio pensiero a trovare il linguaggio adatto a tantissimi giovani sparsi per il mondo che ancora non vedono i fatturati aziendali come unica via di sopravvivenza a qualsiasi costo, ma credono diversamente che un corretto equilibrio con la natura sia doveroso innanzitutto per non recare danni irreparabili alla nostra specie e a chi verrà dopo di noi.

Il benessere di poche persone non può essere la sofferenza di tanti: questo è il fondamento del pensiero di Gramsci e questo davvero oggi sembra potere essere fonte di odio e ferocia netta, cinica e tribale. Alla Thunberg è stato davvero detto di tutto negli ultimi giorni da politici, anche italiani – come il leghista Umberto Bosco – da giornalisti, da opinionisti impegnati a sminuire la ragazzina (e in certi casi massacrare) per spegnere sul nascere ogni possibilità di idea non eterodiretta nelle nuove generazioni. 

C’è un esempio che mi capita spesso di fare: prende spunto da una poesia di Vittorio Sereni, e si trova nel suo libro più celebre e a me più caro “Gli strumenti umani. Sereni sta viaggiando con alcuni compagni in Olanda e si trova davanti alla celebre casa di Anna Frank: non senza livore una delle persone presenti appunta che non solamente Anna Frank è morta durante il secondo conflitto mondiale e non capisce perché un’attenzione così particolare sia riservata solo a lei, ed è Sereni a ricordare come l’anima di Anna Frank «s’irraggia ferma e limpida / su migliaia d’altri volti».

Ecco: forse dovremmo smettere di avere paura, paura della cattiveria che ci circonda, e andare avanti per continuare le nostre battaglie – fossero anche difficili da realizzare, o quasi impossibili. Eppure le lotte silenziose e “ferme” ci insegnano una modalità non violenta che dovremmo portare avanti e consegnare a chi ci seguirà come unica strada possibile. 

E se questo porterà a una “buona” classe dirigente non potremo che essere lieti e sceglierla in antitesi a chi professa odio e violenza: sta succedendo, comincia a comprendersi questa controtendenza, anche perché le soluzioni a cui puntano i populismi portano, una volta raggiunto il governo, a deflazione e crisi economica.

La redenzione a cui stiamo assistendo è quella che finalmente guarda agli ultimi, guarda alle condizioni dei lavoratori, guarda alla quotidianità delle persone, e vuole un mondo più accogliente dove vivere e fare vivere le persone a cui si tiene: un mondo civile dove l’interesse del singolo sia in secondo piano rispetto alla collettività. Questo diceva Gramsci, e questo sarebbe rivoluzionario ancora oggi dopo così tanti anni.