Gramsci e le donne, storia di sensibilità
e geniali riflessioni sull’uguaglianza

Le donne di casa Gramsci, le compagne delle lotte torinesi e i primi amori, intrecciati con l’impegno politico. Il soggiorno moscovita e i rapporti con le rivoluzionarie russe ed europee, protagoniste della lotta per l’emancipazione del primo trentennio del Novecento. Infine le complesse relazioni con Eugenia, Giulia e Tatiana, le tre sorelle Schucht con le quali si comporrà il suo universo affettivo più intimo. La biografia gramsciana è costellata di figure femminili. Donne furono anche le destinatarie privilegiate di larghissima parte delle sue lettere. Ma, oltre agli epistolari, le testimonianze dirette e innumerevoli dei suoi scritti attestano la costanza dell’attenzione di Gramsci alle donne lungo tutto l’arco della vita.
Al di là della parità dei diritti civili e politici, oltre la sfera della coscienza, la necessità storica dello sviluppo di un’identità personale nuova e di una reale autonomia delle donne, la sensibilità verso la realtà più profonda dell’universo femminile, l’intima certezza della diversità nell’uguaglianza, la lucida consapevolezza della loro storica subalternità rendono Gramsci un caso unico per sensibilità e onestà di ricerca nel panorama dei politici del tempo, e non solo.

Una nuova identità femminile

Avvalendomi di una ricca varietà di testi – dagli articoli giovanili agli scritti carcerari, passando per i documenti e le testimonianze di familiari e amici, e soprattutto attraverso la corrispondenza –, mi sono proposta di ricostruire il rapporto originale che Antonio Gramsci ebbe in famiglia, in amore e in politica con le donne, con le quali ebbe sempre una consuetudine particolare, favorita forse dalla complessione fisica, compromessa fin dai primi anni di vita, che rendeva loro più sollecite nei suoi confronti, e lui più attento dal punto di vista umano e politico alla loro condizione.
Da questa angolazione proverò a ripercorrere la sua vita, a partire dalle origini sarde al «biennio rosso» torinese, passando attraverso la decisiva esperienza russa del 1922-1923 e di dirigente del Partito comunista clandestino durante il fascismo, per giungere infine ai lunghi anni di detenzione.
Fondata sulla certezza della naturale uguaglianza degli esseri umani, unita a un’originale sensibilità nei confronti della «quistione sessuale», l’attenzione del pensatore sardo alla posizione da sempre subalterna delle donne si consolida, attraverso la prassi politica e la riflessione carceraria, nell’idea della necessità dello sviluppo di una nuova identità femminile, intimamente libera da schiavitù arcaiche e da condizionamenti culturali.

Tatiana Schucht

Senza una donna nuova, non ci sarà mai l’«uomo nuovo» teorizzato dai rivoluzionari socialisti: la convinzione della diversità nell’uguaglianza, un paradosso per il principio di non contraddizione, condivisa da Gramsci con le compagne delle lotte torinesi e con le grandi le rivoluzionarie europee, lo rende unico nel suo tempo.

Condivisione del lavoro intellettuale

Colpisce nel Gramsci politico il deciso rifiuto della figura tradizionale di donna, rassegnata al ruolo di casalinga e madre, e allo stesso tempo la critica del modello femminile «soviettista», che sacrifica al lavoro in fabbrica e per il partito le proprie più segrete aspirazioni. Ma sorprende anche la precoce critica del modello, perseguito dal «fordismo» americano, della casalinga consumista, chiamata ad essere, analogamente a quanto accade nella teoria leninista, garante del risparmio di energie necessario per il lavoro meccanizzato del proprio «gorilla ammaestrato». Sempre disposta a servirgli, senza bisogno di inutili corteggiamenti, una «Venere facile e a portata di mano», come Gramsci sottolinea riportando un verso di Orazio.
Innamora nel Gramsci privato la continua sollecitazione allo sviluppo di un’autonoma identità e la pressante proposta di condivisione del lavoro intellettuale rivolta alle donne della sua vita. Sconcerta la sincerità a tratti spietata nell’esposizione della propria realtà fisica, dolorosamente segnata dalla prima infanzia, e la sfrontatezza della proposizione erotica in risposta alle frigide provocazioni di Eugenia Schucht. Commuovono la freschezza, la delicatezza e la fantasia giocosa di certe meravigliose lettere d’amore alla sorella di lei Giulia, e l’intensità multiforme della relazione con Tatiana, la più indipendente delle Schucht, preziosa partecipe delle sue ricerche culturali e mediatrice di difficili rapporti familiari e politici nei lunghi anni della privazione della libertà. Ci addolora, al suo minaccioso materializzarsi nella nebulosa solitudine viennese e, successivamente, attraverso indizi frammentari pervenuti in cella, la drammatica scoperta della fragilità e della inaffidabilità della moglie russa e madre dei suoi figli, lacerata tra affetti privati e oscure ragioni della politica. Disarmante è il modo in cui, pur nelle critiche e nei rifiuti, Gramsci sempre si scusa della propria maschile durezza, premurandosi di ribadire che gratitudine e affetto nei loro confronti restano immutati.
Il pensiero di Gramsci sulle donne va oltre la conquista della parità giuridica ed economica, rivendicata dalle femministe borghesi, ma anche oltre il mito della produttività e dell’efficienza condiviso da capitalismo occidentale e determinismo economico marxista-leninista. Non solo emancipazione femminile dunque, ma anche liberazione, irriducibile convinzione dell’assoluta eguaglianza nella diversità sessuale. Un’indicazione mai come oggi fondamentale.

  • Questo testo è la premessa del libro di Noemi Ghetti Gramsci e le donne. Gli affetti, gli amori, le idee, Editore Donzelli