Basta retorica unionista:
le grandi alleanze
non servono al Paese

Che cosa c’entra la responsabilità di “tutti” in un momento di emergenza sanitaria con la proposta di smussare la distanza tra la maggioranza e l’opposizione? In teoria nulla. Di fronte a questa crisi socio-sanitaria che investe il nostro paese come tutti i paesi del mondo, è doveroso che le forze di opposizione si comportino con responsabilità – a dir il vero, questa dovrebbe essere sempre la regola. E, in effetti, l’opposizione fino a quando resta nell’alveo che gli elettori le hanno imposto è sempre responsabile. Che bisogno c’è di una supererogazione di responsabilità?

Le opposizioni sono importantissime nel governo democratico perché contengono le tentazioni della maggioranza di strafare e ci dicono (dovrebbero dirci) quel che chi sta al governo vorrebbe tenere per sé e non divulgare troppo. L’opposizione equivale a un parlare a voce alta invece che a sussurrare. E noi vorremmo sentire parlare in maniera stentorea e scandita quando si tratta di affari pubblici che ci riguardano, quale che sia la maggioranza al governo.

Ora, non tutte le opposizioni fanno questo con competenza. Molte, e soprattutto in questi tempi di roboanti populismi, fanno di tutto per increspare le onde del mare al fine di stare a galla nell’opinione pubblica. Non ci fanno un gran servizio. Ma quale che sia la competenza e il valore di una specifica opposizione, è un fatto che le larghe coalizioni, i governi di unità nazionale (i governi di guerra) e cose di questo genere devono destare più preoccupazione che ammirazione. Non abbiamo bisogno che si sospenda la forza critica dell’opposizione in tempi di emergenza, al contrario!

E invece, assistiamo in questi giorni alla grande tentazione, sollecitata anche da certe dichiarazioni che provengono dal centrosinistra, di ‘dormire tutti nel lettone di mamma e papà’. C’è chi lo fa per carpire delle convenienze. Chi ha un’azienda come il leader di Forza Italia, che sembra avere tutto l’interesse a restituire il favore avuto dal governo per salvare Mediaset dalla scalata di Vivendi. La norma salva-Mediaset è stata santificata da Berlusconi con l’appello alla nazione: Mediaset è italiana. Quindi, dice il leader azzurro, questo non è un favore a me – “non per Berlusconi” – ma un atto necessario per sostenere l’italianità di un’impresa! Matteo Salvini ha con irritazione messo a nudo questa mescolanza di cose pubbliche e private e promettendo di non volere “inciuci” ha parlato di “una certa ambiguità” in Forza Italia: “il Capo dello Stato ci chiede di collaborare” e invece “leggo di aziende”. “Mediaset – aveva affermato Salvini – non ha bisogno di aiutini, e non voglio pensare a scambi”. E tuttavia, questa collaborazione cercata da qualche settimana ha a che fare con Mediaset e molto probabilmente anche con la montagna di Euro che il Recovery Fund fa prevedere. Anche se, com’era prevedibile trattandosi di Berlusconi, il sostegno al governo sullo scostamento di bilancio per il quale il leader azzurro si è trascinato dietro Salvini e Meloni, nel giro di qualche giorno si è trasformato in un no allo stesso governo sulla riforma del Mes. Un’ulteriore prova che la nostra opposizione spesso preferisce i giochetti tattici alla vera politica.

Comunque sia i cittadini hanno tutte le ragioni a non vederci nulla di onorevole in questa politica delle grandi alleanze che da qualche tempo svolazza sui palazzi del governo e dell’opposizione. E ancora meno in una retorica unionista che viene giustificata con un argomento pessimo: come se opposizione significasse ipso facto polarizzazione, ovvero manicheismo populista. Ma dobbiamo denunciare questa retorica di populismo rovesciato. Opposizione – tu al governo, io ti critico – non è polarizzazione, è democrazia. Il conflitto politico fa bene. Ci assicura che non ci saranno compromessi non chiari e accordi che sarebbe meglio non mostrare alla luce del sole. La democrazia è alternanza. Fare opposizione non significa polarizzare.