Salvini dice stop
e chiede agli italiani
“pieni poteri”

Come era prevedibile, la crisi di governo è aperta. Salvini ha detto stop: dopo la spaccatura sulla Tav il vicepremier ha deciso di rompere gli indugi invocando le elezioni anticipate. E lo ha fatto usando toni duri, senza sfumature. Arrivando persino a chiedere agli italiani ampi poteri per poter governare. Il premier Conte tenta di resistere, attacca i leader leghista, chiede che la crisi sia portata in Parlamento con un dibattito nel quale ciascuno si assumerà le proprie responsabilità.

E così sarà,  con quali tempi non è ancora chiaro. Come sempre le crisi si sa come e quando si aprono, non si sa mai come e quando si concludono. Ora la partita è nelle mani del presidente Mattarella che proprio ieri ha firmato la legge sulla sicurezza voluto da Salvini ma inviando una lettera alle Camere nella quale esprime pesanti rilievi ricordando che salvare vite in mare è un “obbligo morale”.

Nemici di governo

La crisi tra Salvini e Di Maio era latente da tempo. Ma mercoledì 7 agosto è stato il giorno della vera spaccatura del governo gialloverde. Al di là delle insofferenze e delle battute sulle incapacità degli uni o degli altri, questa volta c’è stato un voto opposto su una questione che una buona volta doveva pur essere risolta. Sia la Tav o il Tav, ormai sembra chiaro che la Torino-Lione si dovrà fare. E che Salvini e i suoi hanno scelto di percorrerla mentre Di Maio e i pentastellati su quel treno non ci sono voluti salire rischiando di essere travolti dalla locomotiva.

Sei mozioni. Quattro a favore dell’opera e due contro che sono state inesorabilmente battute. Quella del Movimento è stata bocciata 181 a 110 con i voti dell’intero centrodestra, Lega di governo in testa, e il Pd. Partito che, come di consueto, ancora una volta si è trovato a misurarsi con le sue difficoltà interne. Si poteva votare la propria mozione Si-Tav e poi uscire dall’aula al momento della conta sulla mozione No-Tav, come alcuni avevano chiesto e come pare preferisse il segretario Zingaretti. È andata diversamente.

E’ stata infatti scelta la strada di votare insieme al centrodestra, Salvini compreso. Lo stesso, per intenderci per il quale pende una mozione di sfiducia da parte dei dem. Scelta autonoma dei senatori il cui punto di riferimento resta senza ombra di dubbio Matteo Renzi, e che sono quelli tra i quali serpeggia il timore di un ritorno alle urne senza alcuna garanzia di essere ricandidati.

Conte desaparecido

 

In questo scenario da guerra aperta, il premier ha brillato inizialmente per assenza pur avendo preso l’impegno di compiere un gesto dirompente se i due titolari dei partiti di governo non avessero finalmente smesso di esibirsi in una contrapposizione senza futuro. Sono passati due mesi da allora. Ma il tempo è ormai finito. E infatti, dopo essere salito al Colle, ieri Conte ha deciso finalmente di metterci la faccia in una conferenza stampa senza domande convocata in serata. La parola ora passa a Mattarella. E al dibattito parlamentare che darà conto delle posizioni dei partiti. Già è cominciato sotto traccia, come al solito, il parlottìo per evitare il ritorno alle urne. Si spera che non finisca in un pastrocchio.

Ora la questione è: chi sarà in grado di fermare o quanto meno di contenere l’onda nera che tutti i sondaggi danno per certa? Questione difficile che interroga in primo luogo il Pd e la sinistra sempre alle prese con gli scontri interni.