Gori, il congresso
e gli iscritti che
non decidono

Il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, ha detto che il segretario del suo partito, Nicola Zingaretti, fa perdere identità al Pd e ha chiesto un nuovo congresso e un nuovo leader. Gli è stato risposto che Zingaretti è stato eletto segretario con le primarie e gode, quindi, d’una investitura di iscritti, elettori e simpatizzanti. Migliaia e migliaia di persone. Che le cose stiano così non v’è dubbio. Ma Gori chiede un nuovo congresso. Che io sappia, il Pd chiama Congresso le primarie. Qui, a mio avviso, risiede il problema.

Ovunque ci sia democrazia i congressi sono un’altra cosa. Infatti, in quei consessi votano gli iscritti al partito ed essi si svolgono su mozioni differenti, nei circoli e nelle sezioni, e poi sui piani regionale e nazionale. Se gli iscritti al partito non hanno la possibilità di eleggere il proprio segretario nelle sedi proprie, mi volete dire cosa contano gli iscritti? La verità è che tutte le innovazioni cervellotiche inventate da Veltroni con le primarie hanno di fatto cancellato il ruolo dei militanti, degli iscritti. Il Pd, con i suoi statuti e metodi, ha oggi un segretario e anche un vicesegretario, Andrea Orlando.

Se Gori vuole fare un congresso con mozioni alternative, votate dagli iscritti, lo dica chiaramente e faccia proposte concrete. Con i regolamenti vigenti, il Pd ha un segretario eletto regolarmente e largamente in sede di primarie. O si cambia il sistema o si tiene quello che c’è. Se, invece, Gori gioca a delegittimare il segretario con campagne giornalistiche è un’altra cosa.

Come è ampiamente noto, io non ho aderito al Pd veltroniano perché non mi convincevano il modo in cui era nato e anche le regole. A mio avviso, la democrazia di un partito è nel ruolo degli iscritti. Regola che non mi sembra esista pienamente nel Pd. Gli equivoci si pagano in credibilità dei gruppi dirigenti.
Chiaritevi e rimediate affinché tutti capiscano; anche i non iscritti.

(da Facebook)