Gli zar necessari
da Stalin a Putin

“L’ho dovuto pregare a lungo per convincerlo a raccontare. In modo del tutto inatteso al termine di una delle nostre conversazioni telefoniche mi sono sentita finalmente dire: “D’accordo, venga a trovarmi”. Ci siamo incontrati il giorno dopo a casa sua. Indossava un completo scuro e la cravatta, malgrado il caldo. L’uniforme del Cremlino.

“L’Urss sarebbe potuta durare ancora a lungo. Un colosso dai piedi d’argilla? Tutte fesserie! Eravamo una formidabile potenza e la nostra volontà era legge per molti paesi. La stessa America ci temeva. C’era penuria di collant e jeans? Per vincere una guerra nucleare non servono i collant ma missili e bombardieri moderni. E noi li avevamo – di prim’ordine. Avremmo vinto qualsiasi guerra, contro chiunque. Il soldato russo non ha paura di morire. In questo siamo asiatici… Stalin aveva creato uno stato che era impossibile minare dal basso, era impenetrabile. Ma in alto, come s’è visto, poteva rivelarsi vulnerabile, indifeso.

“Manomettere questa costruzione… staliniana, sovietica, la chiami come vuole, comportava rischi evidenti. Il nostro Stato ha sempre funzionato in regime di mobilitazione permanente, fin dai primi giorni. Non prevedeva un’esistenza pacifica. Davvero pensa che non saremmo stati capaci di sfornare scarpette alla moda o bei reggiseni per le nostre donne? O videolettori portatili? L’avremmo potuto fare, eccome. Ma i nostri obiettivi erano altri… Il popolo, dice? Il popolo ha bisogno di cose semplici. Pane e companatico, certo, e in abbondanza! E uno zar! Gorbačëv non ha voluto esserlo. Si è anzi rifiutato. Ma prendiamo El’cin… Quando nel 1993 ha sentito traballare la poltrona presidenziale sulla quale era seduto non si è perso d’animo e ha ordinato di cannoneggiare il Parlamento. Nel 1991 i comunisti non hanno osato farlo… Gorbačëv ha ceduto il potere senza spargimenti di sangue… El’cin invece ha fatto muovere i carri armati ed è stata una carneficina.

“Per mentalità e nel suo inconscio il popolo è zarista. Ce l’ha iscritto nei geni. Ivan IV (in Europa soprannominato ‘Terribile’) il quale ha sottomesso le città russe versando fiumi di sangue e ha perduto la nostra guerra contro la Livonia, viene ricordato con timore reverenziale e ammirazione. Come Pietro I, come Stalin. Invece Alessandro II, il Liberatore… lo zar che ha dato la libertà alla Russia… l’hanno ammazzato…

“Un Vaclav Havel può andar bene per i cechi ma noi di un Sacharov non abbiamo bisogno, è uno zar che vogliamo. Uno zar, un padre! Che si faccia chiamare segretario generale o presidente fa lo stesso, per noi è sempre uno zar”.

(Svetlana Aleksievic, “Tempo di seconda mano. La vita in Russia dopo il crollo del comunismo”, 2013)