Gli indigeni dell’Ecuador in lotta
contro le trivelle cinesi

In Ecuador, in Sud America, nella foresta pluviale amazzonica vicina al confine con il Perù e non lontano dalla Colombia si trova una vasta zona di circa 10.000 metri quadrati di una straordinaria importanza dal punto di vista dell’ecosistema. Si ritiene che si tratti della zona con più diversità biologica della terra. E’ il Yasuni National Park tra il fiume Napo e il fiume Curaray. Una zona in cui vivono moltissime specie di anfibi, di uccelli, di mammiferi, di pipistrelli e moltissime varietà di piante.

L’UNESCO nel 1989 ha dichiarato la zona Riserva della Biosfera.  Nel sito di Wikipedia si legge sul parco: “Nonostante il parco copra meno dello 0,15% del bacino dell’Amazzonia, è la patria di circa un terzo delle specie di anfibi e rettili ed ospita anche 382 specie conosciute di pesci.  Sono poi presenti almeno 596 specie di uccelli, vale a dire un terzo del totale delle specie di uccelli native dell’Amazzonia. Il parco è anche ricco di diverse specie di pipistrelli e in un solo ettaro, lo Yasuni ha più di 100.000 specie diverse di insetti che è grosso modo la quantità di specie di insetti che si possono trovare in tutto il Nord America. Il parco è anche uno dei nove posti al mondo con oltre 4.000 specie di piante vascolari per km2.”

Insomma, un posto unico al mondo. Kelly Swing direttore del Tiputini Biodiversity Stationsu fiume Napo ha aggiunto che “le popolazioni indigene dell’Amazzonia hanno dimostrato di essere i migliori conservatori dei loro territori tradizionali”. Già, perché in questo parco vivono anche essere umani. Pochi. Sono quelli che rimangono di diverse popolazioni indigene che vivevano in quella zona quando arrivarono con le malattie e le armi gli spagnoli. Le popolazioni furono sterminate soprattutto dalle malattie. Tra gli altri ci vivono i 200 Zápara che vivono in Ecuador  e più o meno lo stesso numero che vive al di là del confine in Perù. Sopravvissuti della nazione di 20-30.000 persone che componevano 2900 tribù pacifiche che avevano in comune la lingua, la lingua Zápara che è stata dichiarata dall’UNESCO Patrimonio Culturale intangibile dell’Umanità.

Ora come mostrava il film della BBC Ecaudor’s Oil – The Curse of Abundance (Il petrolio dell’Ecuador – La maledizione dell’abbondanza)” andato in onda qualche giorno fa, il problema è che nella zona sacra di questi popoli, su una collina, sono state trovate ingenti quantità di petrolio. Non è una novità. Sono molti anni che in Ecuador compagnie straniere, soprattutto cinesi, estraggono petrolio nella zona Amazzonica dell’Ecuador. Ed è una compagnia cinese quella che vuole estrarre petrolio nella zona sacra. Nel film uno sciamano spiegava il grande valore che per loro hanno quelle terre. Anche se loro sono rimasti in pochi.

Anni fa venne fatto un accordo, quando fu scoperto che nella zona Amazzonica vi erano ingenti quantità di petrolio. L’accordo consisteva nel ricevere da parte dell’Ecuador una compensazione internazionale per non distruggere quei luoghi unici. L’accordo ha funzionato per un poco ma ora la compagnia Cinese ha ottenuto il permesso di trivellare nella zona sacra. E gli indigeni si sono ribellati, ci sono state manifestazioni e proteste. Il film della BBC ne è una testimonianza. Nessun rappresentante del governo dell’Ecuador ha voluto farsi intervistare. Ovviamente nemmeno la compagnia Cinese.

E’ solo uno dei tanti episodi in cui la lotta tra le popolazioni indigene, la loro cultura, il loro ecosistema, viene messo in  pericolo. Il discorso ovviamente è che un piccolo popolo non può fermare il progresso di una nazione. Con il petrolio si finanzia lo sviluppo e pazienza se si distrugge la foresta Amazzonica e qualche luogo sacro per pochi individui.

Lo scorso novembre alla FAO a Roma, l’organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa dei problemi legati alla fame nel mondo,  si è svolta una riunione di alcuni giorni in cui rappresentanti di popoli indigeni del mondo hanno discusso dei loro problemi, in particolare del recupero delle loro cultura agricole tradizionali e dei semi che non vengo più usati perché la globalizzazione e i monopoli delle risorse alimentari hanno drasticamente ridotto i tipi di semi utilizzati nel mondo. Un modo concreto per contribuire al miglioramento delle condizioni di vita in molte parti del mondo. Qualche cosa è successo, per esempio chi conosceva la Quinòa dalle Ande del Perù sino a qualche anno fa?  E’ stata una campagna della FAO a far conoscere la Quinoa nel mondo. Ora la usano tutti i grandi chef. Semi che germogliano dal livello del mare sino a 4000 metri di altezza. Resistenti, nutrienti, buoni. Dimenticati.

L’anno prossimo sarà l’anno mondiale delle lingue indigene. Chissà se si sentirà parlare nella lingua Zápara.

Noi italiani siamo un popolo indigeno? E i Romani lo erano? Popolo indigeno, definizione da un vocabolario: originario del luogo in cui vive. Nativo. Per estensione: popolazioni primitive, selvagge. Ma la questione non si pone. E come per gli extracomunitari. Gli Svizzeri e i Nord Americani lo sono, ma tutti pensano ai neri. E i neri nord americani sono indigeni? Ma quando si dice indigeni si pensa agli Indiani d’America, gli unici che sono arrivati in quei luoghi da migliaia di anni. Chi è indigeno e chi non è lo decide il potere. E si annunciano tempi duri anche per gli indigeni dell’Amazzonia Brasiliana.