Il fiume Noce minacciato
la via dei mulini
potrà salvarlo?

Quando ci si addentra nella fitta vegetazione del fiume Noce, in Basilicata, è possibile scorgere lungo le sue rive alcune costruzioni: sono gli antichi mulini, alcuni ormai ruderi, altri meglio conservati. Ve ne sono quasi in tutti i corsi d’acqua della regione, ma qui hanno lasciato il segno e riecheggiano nei nomi delle contrade, degli agriturismi, delle associazioni culturali. Il mulino, insomma, è tratto distintivo del luogo e ce ne racconta la storia. Tuttavia, da anni oramai, la figura del mugnaio è quasi del tutto scomparsa e, con lui, se ne sta andando quel rapporto simbiotico col mondo naturale, che costituiva per entrambi, l’uomo e la natura, la possibilità di preservarsi.

Le acque del fiume Noce continuano a scorrere imperterrite, ma molto più povere, perché le nuove attività volte solo al profitto le depredano e sporcano, senza alcun rispetto per l’intero ecosistema. Nella zona del lagonegrese, gli abitanti ancora ascoltano la sua voce, la quale dice che un fiume “non è solo acqua e una via di comunicazione; esso pullula di vita, è un compagno che canta e amalgama cultura”. Sono, queste ultime, le parole adoperate in un documento dal Comitato sorto proprio a difesa del fiume, costituito da tutti i sindaci della Valle del Noce, dal presidio di Libera del Lagonegrese e da varie associazioni. Il Comitato vuole restituire al territorio un biosistema che negli ultimi decenni ha registrato dei segnali inquietanti di pericolo. Sono ormai rare, infatti, le lontre e le anguille, sono scomparsi molti uccelli acquatici e i gamberi d’acqua dolce. Gli abitanti lo hanno quasi del tutto abbandonato e le nuove generazioni lo conoscono poco.

Le ragioni per cui questo ecosistema rischia di venire compromesso in maniera irreversibile sono molteplici: il depuratore di San Sago, che si vuole trasformare in un mega impianto di compostaggio per la produzione di terriccio, terreno fertile; cumuli di rifiuti e scarichi abusivi; la centrale Enel; l’inadeguata manutenzione o il cattivo funzionamento di alcuni depuratori comunali, sicuramente sottodimensionati nel periodo estivo con l’incremento della popolazione a seguito dell’arrivo dei turisti e in parte causa dell’inquinamento del Mar Tirreno in quell’area; la possibilità che la Regione Basilicata rilasci un numero elevato di concessioni per la costruzioni di centrali idroelettriche lungo il corso del fiume Noce e lungo i torrenti del bacino idrografico, un territorio peraltro notevolmente esposto ai rischi di frane, molto instabile dal punto di vista idrogeologico.

Eppure il Comitato ancora crede che ci siano spazi per invertire la rotta, per sterzare sulla via della giustizia giusta e della legalità, per evitare che l’inquinamento sia l’altra faccia dello sfilacciamento sociale. Istituzioni, associazioni, la scuola, i cittadini, ognuno dovrà capire “che questa cosa mi interessa”: la strada da percorrere potrebbe essere, chissà, proprio l’antica via dei mulini.