Giù le mani da Fabrizio Frizzi

 

Chiunque abbia partecipato a un funerale dicendo cose (io da tempo non vado ai funerali), generalmente coglie l’occasione per parlare di sé o per usare il defunto per piccole vendette che lui non ha ritenuto di consumare, per rivelazioni che lui non ha ritenuto di dire, per rileggere la sua vita non come aveva scelta di viverla ma come è risultata preferibile nella narrazione postuma.
E’ accaduto al povero Fabrizio Frizzi. Personaggio di primo piano della tv, uomo perbene, molto amato, simbolo di un’Italia all’incontrario, quella “buonista”. Nulla a che vedere con l’Italia in cui viviamo.
Se ci fate caso stanno accadendo tre cose che sono francamente allucinanti. La prima è che molti si affrettano a dire nel dettaglio i particolari di una malattia che lui aveva voluto celare continuando a lavorare. Lo fanno per mostrarne la forza d’animo ma anche per vendere copie in più.


Altri suoi colleghi di tv, noti o meno noti, hanno fatto dichiarazioni contro chi, nel gruppo dirigente Rai, lo aveva osteggiato. Due nomi sono venuti alla luce. Due “simpaticoni”. Del Noce e Celli. Frizzi non aveva mai pubblicamente polemizzato con loro. La discrezione si è rivelato la cifra del suo carattere. Né chi oggi ne prende le difese ha mai urlato contro coloro che stavano distruggendo, non riuscendovi, la carriera di Frizzi. Attraverso le sue disgrazie in realtà raccontano di sé.
Infine è partita, sul Web, la critica, diciamo così, a coloro, fra i nomi noti, che non hanno scritto una riga né si sono presentati ai funerali. In un paese in cui tutti hanno conosciuto il morto, in cui le biografie, si pensi ai politici, sono riscritte con episodi in cui i ruoli sono sopravvalutati, se uno o una non partecipa al lutto collettivo diventa un reprobo. Anche qui credo che a Frizzi, per come ce lo hanno raccontato le persone vere che sono state accanto a lui, non avrebbe apprezzato.
Il tema Frizzi, così come quello che si apre con la commemorazione di Mondonico, allenatore bravissimo e garbato, pone due questioni fondamentali. Da un lato l’intrusività ormai inarrestabile dei nuovi media che consumano bontà e cattiveria con la stessa voracità. Dall’altra fenomeni di conformismo di massa. Tutti a piangere, tutti a ridere oppure sei fuori.
Io sceglierei di stare fuori. Mi piacerebbe un’Italia in cui il termine “buonista” diventi una religione civile. Vorrei che fossero tanti Frizzi le persone che devono amministrare le nostre vite. Mi fanno invece paura quelli che usano i buoni per continuare a fare i cattivi.