Se il Giorno
della Memoria diventa
una brutta premonizione

E’ un giorno triste, con segni di brutta premonizione, questo “Giorno della Memoria” che avviene a vent’anni dall’istituzione della legge. Ricordo che molti miei colleghi democratici ( mi riferisco alla moralità, non al partito ) si domandavano allora ( e a volte mi domandavano) se non fosse una esagerazione, una sorta di intervento fuori tempo, ora che il male, per quanto immenso, era così lontano. La spinta a quella legge era la persuasione evidente già allora, che il fascismo ritorna, e ha le sue pretese di dominio proprio dove provoca umiliazione e dolore.

L’assalto a Capitol Hill e un principe televisivo

Ora guardiamoci intorno. Un Paese che molti di noi ( certo parlo di me) hanno indicato come il modello della democrazia, del rispetto degli individui, dei diritti umani, ha avuto quattro anni di presidenza selvaggia, che ha compiuto o fatto compiere alcuni dei gesti e atti peggiori della storia americana, incluso il linciaggio. La sede ( sacra, famosa, come un set cinematografico, simbolo dei simboli ) del Parlamento americano è stata invasa da una folla armata e organizzata, protetta da una polizia complice, e con il beneficio dell’assenza di soldati americani ( la guardia nazionale ) tenuti lontano, che arriveranno solo ore dopo l’assalto tuttora misterioso. Intanto l’ex presidente degli Stati Uniti, come in un film che solo fino a poco tempo fa sarebbe sembrato esagerato, e impossibile, ha prima incitato poi applaudito i rivoltosi e fatto sapere che altre cose stanno per accadere.

Pensate alla desolante tristezza dell’ex principe ereditario italiano che “chiede perdono” agli ebrei italiani per le leggi razziali italiane firmate dal suo ignobile nonno. Desolante perché non sa che non c’è più nessuno all’indirizzo al quale gentilmente si rivolge. Ma anche perché questo piccolo uomo disorientato e privo di scuola e di amici che lo avvertano sullo stato delle cose, è l’unico italiano che discende dal nome e dal potere che abbia pensato di chiedere perdono (perdono, non scusa, come molti scrivono).

Leggi razziali Italia 1942.

Il gesto è infantile e impossibile. Ma anche uno schiaffo per coloro che avrebbero dovuto almeno tentarlo, tanto tempo prima, ma se ne sono guardati bene. Ed è toccato proprio a un principe televisivo diventato noto solo nel programma tv “Ballando sotto le stelle” di tentare un gesto di umanità, benché venga da un mondo che non è mai stata sfiorata da gesti di umanità.

Una politica lontana

Accanto a questo scenario, come in una brutta fiera, trovate l’immagine di un’Italia senza governo (con un immenso rischio per l’uso e la distribuzione delle grandi cifre del soccorso europeo che sono state assegnate al nostro Paese. Il Paese è travolto da violenta pandemia, ma anche preda di un furioso gioco folle e infantile (degenerato in rissa in cui ciascuno distrugge l’altro) sul come dividere il bottino.

Ecco come il Giorno della Memoria ci riporta al fascismo, titolare del marchio di fabbrica della Shoah. Non più solo con la evocazione di tremendi fatti veri che tanti, alla Camera e al Senato, ai tempi della discussione della legge ( anni 1996-2000 ) non avevano voglia di riascoltare o di rivedere. Ma perché sulle panchine dello stadio Italia ci sono fascisti bene organizzati che si riscaldano in attesa che, fra le rovine della democrazia autodistrutta, tocchi a loro governare ( che vuol dire inchiodare i confini, cacciare o annegare i profughi delle guerre e della fame e avere finalmente “sicurezza”.

Sicurezza è la parola che, nel loro gergo significa sempre razzismo. Nel frattempo una Europa priva di forza morale ma ansiosa di forza fisica, prepara il trionfo dei bianchi, dove ciascuno si chiude dentro, espelle l’altro e coltiva due sogni: ricevere ordini da Putin ( che sa come avvelenare la vita politica ) e aspettare il ritorno di Trump. Ecco, il Giorno della Memoria, pensato per non dimenticare l’orrore, diventa adesso premonizione di orrore, se partiti e politica ( quelli che una volta chiamavamo progressisti ) continuano a restare gelidamente lontani dal loro popolo.