Giornata dedicata alle piccole scienziate

Anche quest’anno l’11 febbraio si celebra la Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza. E’ una ricorrenza relativamente nuova, decisa dalle Nazioni Unite nel 2015 per cercare di superare il gap che ancora tiene lontane le ragazze e le donne dalle professioni scientifiche e ancor di più dagli studi in ambito scientifico. E’ un gap che nonostante i progressi persiste. Anzi – in controtendenza – le Nazioni Unite quest’anno avvertono che, nel mondo, donne e ragazze stanno arretrando. Perché? A questa domanda cercheranno di rispondere le esperte e gli esperti che si riuniranno l’8 e il 9 febbraio, chiamati dall’Onu a discutere di “Eguaglianza e parità nella scienza per la pace e lo sviluppo”.

Scienza e ragazze: si tratta di un cammino che inizia da bambine e che incontra molti ostacoli. Una ricerca pubblicata da Science nel gennaio del 2017 avverte che gli stereotipi si formano molto presto, già a cinque, sei anni, influenzando attitudini e formando i primi modelli, proprio quelli che in età adolescenziale influenzeranno la scelta delle ragazze rispetto a percorsi di studio scientifici o tecnologici. Gli stereotipi nascono in famiglia, vengono rafforzati dalla scuola. Le bambine cominciano a credere meno nelle proprie possibilità e capacità. E’ la ruolizzazione di cui scrive la scrittrice Chimamanda Adichie in Quindici consigli per crescere una bambina femminista quando racconta come, sin da piccoli, in famiglia ai maschi si solleciti l’esplorazione dello spazio, alle femmine il contenimento.

La non fiducia, l’incertezza nelle proprie capacità “scientifiche” è, forse, anche la ragione che ha spinto l’università di Oxford ad allungare il tempo a disposizione degli studenti per completare l’esame di matematica. Secondo le autorità accademiche con più tempo le studentesse avrebbero risolto meglio i quesiti. Così è stato. Una scelta sessista, misogina, alcuni l’hanno definita. A me sembra solo la presa d’atto che l’incertezza sulle proprie capacità non le capacità in sé possono rallentare la soluzione di un quesito e allora, ben venga anche quella manciata di minuti in più che dà sicurezza. Di tutto questo e di molto altro si discute su un gruppo Facebook aperto a tutti. Si chiama SHEScience (https://www.facebook.com/groups/1927771404215534/). Nato l’anno scorso da un dibattito alla Fiera internazionale del libro per ragazzi di Bologna sul perché gli adulti tendono a non regalare libri di divulgazione alle bambine, il gruppo è animato da donne e uomini – insegnanti, bibliotecari, scrittori, editori, genitori, o semplici curiosi – e mette in comune esperienze, conoscenze, condivide libri, articoli, riflette sugli stereotipi di genere nella scienza e condivide buone pratiche. Tra le ultime informazioni fatte circolare vi è quella sul concorso “Donne e ricerca in fisica: stereotipi e pregiudizi” bandito nell’ambito del progetto europeo “Genera – Gender Equality Network in the European Research Area” dal CNR e dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare dedicato agli studenti e alle studentesse degli Istituti secondari di secondo grado. Per le insegnanti è anche un bel modo di parlare in classe dell’11 febbraio, Giornata Onu per far crescere delle piccole scienziate.